Mosul, l'inferno degli sfollati che chiedono aiuto

Ong italiana, bambini allo sbando tra gli incendi dei pozzi

 

(di Lorenzo Trombetta)
(ANSA) - BEIRUT, 24 NOV - Morto all'età di cinque mesi per una
crisi respiratoria curata con gli psicofarmaci. Colpita da un
ictus e ormai ceca, persa tra i corridoi di una scuola adibita a
rifugio per gli sfollati. Sono solo due frammenti di storie
raccolte in questi giorni da operatori dell'organizzazione non
governativa (ong) italiana Intersos, impegnata nell'emergenza
umanitaria nell'area di Mosul, roccaforte jihadista nel nord
dell'Iraq e da oltre un mese teatro dell'offensiva anti-Isis.
Giovanni Visone, responsabile della comunicazione di
Intersos, parla dal distretto di Qayyara, 80 km a sud di Mosul,
nel campo di sfollati noto come "Jeddah", e descrive una scena
dai contorni apocalittici: "Mi trovo in una zona fortemente
segnata dalla guerra", racconta raggiunto telefonicamente
dall'ANSA. "Il livello di distruzione è enorme. Tutto è
ricoperto di polvere. Polvere che si mescola al fumo degli
incendi dei pozzi di petrolio".
Nel campo Jeddah ci sono circa 10mila persone. "E ogni giorno
arrivano centinaia di nuovi sfollati". Per Visone "è una crisi
che durerà a lungo". Così come sembra durare a lungo la
battaglia per la conquista di Mosul. "E' una battaglia che
espone enormemente i civili".
Le forze governative irachene - sostenute da milizie curde,
sciite filo-iraniane e dalla Coalizione anti-Isis a guida Usa -
dal 17 ottobre hanno sferrato un'offensiva militare su vari
fronti per accerchiare e conquistare quella che dal 2014 è la
'capitale' irachena dell'Organizzazione dello Stato islamico.
Visone racconta di "una nuova ferita che si apre in questo
Paese". Intersos ha la memoria lunga in Iraq: l'organizzazione è
in Mesopotamia dal 2003, anno dell'invasione anglo-americana,
della conseguente deposizione del presidente Saddam Hussein e
dell'inizio della guerra civile ancora in corso.
Alda Cappelletti, coordinatrice per Intersos dell'emergenza
umanitaria a Mosul, ricorda - sempre parlando con l'ANSA - che
l'organizzazione si occupa della crisi dei rifugiati siriani in
Iraq dal 2013. E che da due anni segue da vicino la crisi degli
sfollati interni (Idp) in fuga dall'avanzata dell'Isis. Secondo
l'Onu, in cinque settimane di offensiva militare su Mosul sono
già 68mila gli sfollati.
Visone ha visitato vari campi di Idp nella zona di Qayyara.
"Ieri sono stato in una scuola ora stipata di sfollati. Ho
appreso la notizia di un bimbo di cinque mesi morto pochi giorni
fa dopo che la crisi respiratoria era stata curata col Valium.
C'è bisogno di tutto, a partire dalle medicine e dall'assistenza
medica primaria. Poi - prosegue Visone - ormai è arrivato
l'inverno. Mentre molti sfollati sono fuggiti ancora con gli
abiti estivi".
L'intervento di Intersos, come racconta Cappelletti, si
articola in tre diverse componenti. La protezione dei casi più
vulnerabili, in particolare di donne e minori, prevede il
sostegno psico-sociale a chi è vittima di traumi, e l'assistenza
legale per chi non ha più i documenti, o per chi addirittura non
li ha mai avuti. "In molti casi, i bambini nati negli ultimi due
anni non sono stati registrati", afferma Visone.
Poi si interviene nel campo dell'educazione di emergenza,
allestendo centri temporanei mobili di educazione e ricreazione.
"Ci sono bambini che da almeno due anni non vanno a scuola",
afferma Cappelletti. Infine c'è l'intervento nel settore della
salute, con team mobili composti da medici, ginecologhe e
infermieri, che visitano le località da cui l'Isis si è ritirato
e dove da molto tempo mancano cure mediche di base. "Anche dopo
la battaglia di Mosul, sarà tutt'altro che semplice", afferma
Visone. 

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