Libia: i tecnici Calcagno e Pollicardo dai pm, 'Ci siamo liberati da soli'

La moglie di Failla: 'Liberati con il sangue di mio marito'

"Ho lavorato molto su quella porta. Ho capito che con un chiodo si possono fare tante cose. Ho lavorato sulla serratura, o meglio sulla parte dove la serratura si va ad incastrare nella porta. Era un legno duro pero' pian pianino, con la caparbietà, ho indebolito la parte. Poi ho chiamato Gino, perché mi facevano male le dita da giorni e gli ho detto: 'dai Gino vieni, se dai due colpi siamo fuori". Lo racconta Filippo Calcagno. "Il giorno prima avevamo provato e gli avevo detto 'Gino, mi dispiace, noi riusciamo a farlo'...invece poi. - ha continuato - Quando si e' aperta la porta l'altro dubbio era di trovare chiusa dall'esterno la porta che dava fuori, invece era aperta e fuori non c'era più nessuno".

C'è intanto attesa per il rientro dei corpi di Piano e Failla. "I corpi sono sempre a Surman", nei pressi di Sabrata ma "è molto probabile che il rimpatrio avvenga oggi". Lo riferisce all'ANSA il sindaco di Sabrata, Hussein Al-Zawadi, rispondendo a domande sul rientro in Italia delle salme dei tecnici uccisi in Libia, Salvatore Failla e Fausto Piano. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha assicurato che la Farnesina sta "lavorando incessantemente per fare rientrare il piu' presto possibile le salme dei due italiani. Se possibile rientreranno entro e non oltre la giornata di domani".

Hanno subito violenze psicologiche e fisiche Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani tenuti ostaggio in Libia per quasi otto mesi. Lo hanno raccontato oggi agli inquirenti. In questi 8 mesi di prigionia, secondo quanto si apprende della loro tastimonianza, sarebbero stati picchiati con calci e pugni e in alcuni casi colpiti con il manico del fucile. Le violenze sarebbero state anche di natura psicologica con i carcerieri a volte non davano loro cibo per giorni. I due sarebbero riusciti a liberarsi da soli venerdì scorso. Agli inquirenti hanno raccontato che mercoledì i carcerieri hanno prelevato Salvatore Failla e Fausto Piano forse per effettuare un trasferimento in una nuova prigione. Da allora Pollicardo e Calcagno non hanno più incontrato i loro carcerieri e non hanno ricevuto né acqua né cibo e hanno deciso di sfondare la porta del luogo dove erano segregati e sono riusciti a fuggire.

Sono stati tenuti prigionieri da un gruppo islamista non direttamente riconducibile all'Isis, quasi certamente una banda di criminali comuni. E' quanto emerge dall'audizione di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani tenuti ostaggio in Libia. Secondo quanto ricostruito dai due con gli inquirenti, nel corso dell'audizione di oggi, i quattro italiani sono stati tenuti prigionieri sempre nella zona di Sabrata e sempre dalle stesse persone. Due i carcerieri che si alternavano. Del gruppo faceva parte anche una donna.

Pollicardo e Calcagno hanno saputo della morte dei due colleghi solo una volta giunti a Roma. In base a quanto si apprende i due non conoscevano la sorte tragica di Salvatore Failla e Fausto Piano con cui hanno condiviso la detenzione fino a mercoledì scorso cambiando, in questi mesi, due prigioni sempre nella zona di Sabrata.

Il pm della procura di Roma cercherà anche di ottenere risposte su come sia avvenuta la loro liberazione e, se possibile, anche elementi utili sulle dinamiche che hanno portato alla morte degli altri due ostaggi, Salvatore Failla e Fausto Piano. 

Il sindaco di Sabrata, Hussein al-Zawadi, in un sms ha confermato che "la questione dei corpi e dell'autopsia è nelle mani della Procura e del Procuratore generale, al fine di determinare le cause della morte". Il messaggio è stato inviato all'agenzia ANSA del Cairo in risposta a domande sulle salme di Salvatore Failla e Fausto Piano, i tecnici della Bonatti rimasti uccisi in Libia

Intanto rompe il lungo silenzio della famiglia Stefano Piano, figlio di Fausto, il tecnico di Capoterra (Cagliari)  ucciso in Libia con il collega Salvatore Failla. "Ora aspettiamo solo il ritorno a casa del corpo di nostro padre. Lo Stato ci deve dire la verità sulla sua morte".  "Non abbiamo nominato nessun legale - afferma il figlio di Fausto Piano in una dichiarazione pubblicata oggi dal quotidiano L'Unione Sarda. - quello che chiediamo in questo momento sono solo le risposte alle nostre domande. Ci devono spiegare cosa è accaduto veramente e perché mio padre ed il suo collega sono morti. Non abbiamo potuto riabbracciarlo da vivo - conclude Stefano Piano - l'unico nostro pensiero adesso è poterlo riavere presto a casa per dirgli addio dignitosamente".

Il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Aly Abuzaakouk, ha detto che il suo governo non accetterà mai alcun intervento militare in Libia ammantato sotto qualsiasi 'scusa'. Lo riferisce l'agenzia Mena sintetizzando una "dichiarazione televisiva" fatta ieri dal ministro. Su eventuali operazioni internazionali contro "coloro che si riconoscono nell'Isis", Abuzaakouk ha detto che "siamo in grado di combattere questi gruppi e respingere qualsiasi intervento militare nel paese", riferisce l'agenzia egiziana. La Mena aggiunge che il ministro ha smentito di aver detto ai media italiani di aver bisogno di un ruolo dell'Italia nella guida delle operazioni internazionali.

IL RIENTRO A CIAMPINO

Un abbraccio caloroso. Non hanno contenuto la gioia i familiari di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno questa mattina all'aeroporto militare di Ciampino. I due tecnici italiani sono giunti allo scalo romano alle ore 5, dopo essere partiti verso le 3:30 dall'aeroporto di Mitiga a Tripoli, a bordo di un'aereo speciale. Ad accoglierli sulla pista il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che si è intrattenuto alcuni istanti con loro e li ha abbracciati, ed il generale Giuseppe Governale comandante dei Ros. Poi l'intenso abbraccio con i familiari: la moglie di Pollicardo, Ema Orellana, e i figli Gino junior e Jasmine; emozionatissimi anche Maria Concetta Arena, moglie di Calcagno, giunta a Ciampino insieme a i figli Cristina e Gianluca. Sbarbati, stanchi e visibilmente provati, i due tecnici hanno a stento trattenuto le lacrime. Secondo la prassi, Pollicardo e Calcagno dovrebbero incontrare nelle prossime ore il pm Sergio Colaiocco. Molti ancora i punti oscuri di tutta la vicenda - che ha subito una drammatica accelerazione negli ultimi giorni dopo mesi di silenzio -, a partire dall'identità dei rapitori, dalle modalità della liberazione, fino alla morte dei loro colleghi rimasti uccisi Salvatore Failla e Fausto Piano. Non è ancora chiaro quando le loro salme rientreranno in Italia, al momento ancora in Libia, presumibilmente a Sabrata.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio ai familiari di Salvatore Failla e Fausto Piano per far pervenire loro il suo profondo cordoglio per la tragica morte dei loro congiunti in Libia. Il Presidente Mattarella ha inoltre espresso grande sollievo per il rientro in patria degli altri due ostaggi, Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, finalmente ricongiunti alle proprie famiglie. 

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E monta la rabbia dei familiari di chi non ce l'ha fatta. Come Rosalba Failla, moglie di Salvatore, che ha detto senza mezzi termini: "lo Stato italiano ha fallito, la liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di mio marito". Mentre il presidente della Bonatti Paolo Ghirelli ha ammesso che "l'obiettivo è stato raggiunto soltanto a metà". Una volta rientrati, Pollicardo e Calcagno saranno ascoltati dalla procura di Roma per fare luce sui numerosi punti oscuri della vicenda. Al momento, infatti, non c'è certezza sulla dinamica che ha portato al loro rilascio e alla morte dei colleghi: blitz o fuga, esecuzione o fuoco 'amico'. E soprattutto, chi li ha tenuti prigionieri per così tanto tempo: criminali comuni, milizie locali o gruppi jihadisti. Dettagli importanti potranno venire fuori anche

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