Iraq: Renzi, 'qui come Srebenica'. Armi ai curdi, ok delle Camere

Ministro degli Esteri: "Dovere morale proteggere i civili"

La "nuova" Europa, che Matteo Renzi vorrebbe, comincia dall'impegno in Iraq contro il terrorismo e un "genocidio che ricorda Srebrenica".

Il premier vola a Baghdad, poi nell'enclave curda di Erbil, e assicura, da presidente di turno dell'Ue, che "l'Europa non volterà le spalle" davanti ai massacri in corso. Anzi, avverte, se qualcuno in Ue pensa "solo allo spread ha sbagliato semestre". L'Italia, nel giorno in cui il Parlamento autorizza l'invio di armi ai curdi, farà la sua parte insieme all'Europa: "vinceremo, vincerete questa battaglia" contro il terrorismo.

I maligni sospettano che la missione-lampo del premier sia stata una mossa per tirare la volata a Federica Mogherini per il ruolo di Alto Rappresentante, che sarà deciso nel consiglio europeo del 30 agosto. Renzi, invece, mette da parte logiche di cortile e ambizioni dei singoli paesi e in Iraq punta a portare una voce sola dell'Europa che nel consiglio degli Affari Esteri della scorsa settimana si è schierata contro l'Isis e la violenza che sta scatenando in Iraq.

A Baghdad il presidente del consiglio incontra, nella zona verde, sia il premier uscente Nuri Al Maliki sia il premier incaricato Haider Al Abadi per capire da tutti gli attori sul campo la gravità della situazione. E dimostrare che l'Europa "sta nei posti come l'Iraq dove la democrazia è in pericolo" anche perchè quei posti non sono confini remoti ma sono i confini dell'Europa e "questa battaglia è nel cuore dell'Europa".

Nell'incontro con Al Maliki, il premier rassicura, come fa sapere l'ufficio del presidente iracheno uscente, sull'impegno italiano a rispettare "la sovranità irachena" e a far sì che "il governo centrale sovrintenda agli aiuti, particolarmente le forniture di armi", comprese quelle per i curdi. Ma il sostegno ai curdi da parte dell'Italia e dell'Europa, per Renzi, è diretto al punto che il presidente del consiglio va ad Erbil e, oltre al governatore della regione curda Massoud Barzani, fa visita ad un campo profughi.

Barzani ha espresso grande preoccupazione per la tragedia umanitaria in corso e per i rischi di chi fugge dalle proprie case: l'altro giorno, per esempio, sono state individuate 272 mine in soli 4 chilometri. Drammi che l'Italia e l'Europa, si è impegnato Renzi, cercherà di alleviare: oggi in Iraq è arrivato il sesto aereo di aiuti umanitari. Ma per estirpare la violenza non basta, purtroppo, la solidarietà internazionale.

"L'Europa può permettersi tutto tranne il silenzio e ora deve stare qui", sostiene il premier italiano che ricorda quando, ancora ragazzo, "la comunità internazionale rimase zitta e ferma davanti al genocidio di Srebrenica". Nel frattempo il mondo è cambiato ma "ciò che succede in alcune zone dell'Iraq e della Siria è uguale ad un genocidio: donne divise dagli uomini, bambini fucilati, giornalisti decapitati".

Massacri che l'Europa non può più tollerare e per far sì che la sua visita, in rappresentanza dell'Ue, non resti un episodio isolato Renzi ha garantito che il ripristino della democrazia e la lotta al terrorismo saranno uno dei tempi anche al centro del consiglio europeo di fine mese.


Le commissioni Esteri e Difesa del Senato hanno approvato
la risoluzione dei rispettivi presidenti che sostiene il governo nell'invio di aiuti militari ai curdi nell'ambito della crisi in Iraq. Il via libera è giunto con 27 voti favorevoli e 4 contrari, nessuno astenuto.

Ok anche dalle commissioni Esteri e Difesa della Camera hanno dato il via libera alla risoluzione che sostiene l'invio di armi. Il sì delle Commissioni giunge con 56 voti favorevoli e 12 contrari. Lo si apprende da un tweet del deputato Pd Khalid Chaouki, presente al voto. 

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