Diario da Israele, Tel Aviv aeroporto fantasma

A Eshkol a un passo da Gaza tra razzi e allarmi

23 LUGLIO - Aerei a terra, a Tel Aviv aeroporto fantasma (di Massimo Lomonaco) - Il Ben Gurion è un aeroporto sospeso che funziona a un decimo delle sue possibilità. I razzi lanciati da Hamas dalla Striscia, caduti a pochi chilometri dallo scalo, hanno spinto da ieri le compagnie aeree internazionali, Alitalia compresa a sospendere per ora i propri operativi sullo scalo, nonostante Israele abbia più volte detto che l'aeroporto, grazie ai suoi sistemi di controllo, sia sicuro. Un effetto anche dell'aereo della Malaysia centrato da un missile sui cieli ucraini. E stasera l'Agenzia federale americana dell'aviazione (Faa) ha deciso di allungare per altre 24 ore lo stop dei voli per il Ben Gurion, mentre l'europea Easa ha fortemente sconsigliato lo scalo fino a nuove indicazioni. Per capire la nuova realtà di questo aeroporto - l'unico internazionale di Israele - basta vedere l'inusuale lunga fila di taxi in attesa agli arrivi. O le poche persone rispetto alla norma - quasi tutte in partenza o in arrivo con i voli El Al - che si aggirano nella grande, e modernissima, struttura di cemento e vetro. Sui tabelloni luminosi a prevalere è il colore rosso che indica i voli sospesi: un dopo l'altro. Qualcuno meno informato degli altri, come un ragazzo in partenza per Bruxelles, occhi in alto, individua il 'suo' colore rosso e poi si rassegna. "Resterò un po' di più con i miei amici", dice sedendosi sulla valigia. All'uscita degli arrivi un aereo da Baku in Romania porta un po' di movimento in una sala in genere stracolma e vociante, dove di solito aleggiano i palloncini con cui gli israeliani accolgono amici e parenti. Oggi i palloncini non ci sono. Accanto caffè e negozi sono quasi vuoti, ravvivati da pochi avventori, in genere gente dell'aeroporto in forzata inoperosità, o da alcuni manager stranieri in attesa di sapere se potranno partire o no. All'ingresso delle partenze le transenne che di norma sono affollate di persone in attesa dei ferrei controlli della sicurezza israeliana sono vuote. E gli impiegati quasi rassegnati a una situazione inattesa. Stamattina il ministro dei Trasporti Israel Katz - quasi sommerso dai giornalisti durante una conferenza stampa nella grande sala partenze - ha ribadito che l'aeroporto è sicuro e che resterà aperto, visto che non tutte le compagnie straniere hanno sospeso i voli. Poi ha annunciato l'apertura immediata dell'aeroporto Uvda nel Neghev per quelle compagnie che vogliano scegliere quello scalo. Ma finora, secondo i media, nessuna compagnia ha scelto questa opzione. La sospensione ha spinto l'El Al - che insieme ad Arkia e Israir continua regolarmente il proprio operativo - ad aumentare il proprio lavoro, anche per aiutare gli israeliani che all'estero sono rimasti a terra a causa della decisione delle compagnie Usa ed europee. Ma anche gli stranieri, impossibilitati a prendere i voli dal Ben Gurion. Il ministero del Turismo israeliano ha aperto una 'special situation room' per offrire soluzioni ai viaggiatori fermi in Israele. A rappresentare meglio la situazione al Ben Gurion basti citare il cartello con sopra scritto 'rifugio' che indica dove andare a ripararsi in caso scattasse l'allarme per possibili razzi. Quelli che, ha detto in serata un portavoce di Hamas, sono "una grande vittoria" perché hanno costretto alla 'chiusura' lo spazio aereo israeliano.

18 LUGLIO - A Eshkol, a un passo da Gaza tra razzi e allarmi (di Virginia Di Marco) - Basta spingere lo sguardo un po' più in là per vedere una colonna di fumo nero che sale da Khan Yunis, città nel sud di Gaza. L'aria è scossa dai colpi di artiglieria pesante che l'esercito israeliano sta sparando dentro la Striscia. La sede del Consiglio regionale di Eshkol, nel sud d'Israele, e' a quattro chilometri da Gaza. Dall'inizio del conflitto, in quest'area di circa 30mila ettari sono caduti quasi 500 ordigni: vale a dire, due terzi dei missili sparati finora contro il territorio israeliano. "Tra Israele e Gaza - spiega Chain Jelin, sindaco del Consiglio regionale - c'è un confine di 60 chilometri, 40 dei quali rientrano nella nostra giurisdizione". Di conseguenza, i 14mila abitanti di quest'area, in larga maggioranza agricoltori di patate e spinaci, si trovano, loro malgrado, in prima linea. Su 32 centri abitati, quasi la metà dista meno di sette chilometri da Gaza. "Per noi la guerra è iniziata già il 27 giugno", afferma il sindaco: grafico alla mano, dimostra che, tra il 27 giugno e l'inizio dell'operazione 'Margine Protettivo' (8 luglio), dalla striscia palestinese sono stati sparati su quest'area in media dieci missili al giorno. "Ma il primissimo razzo risale al marzo 2001: da allora siamo sotto tiro". In tempo di escalation, come l'attuale, le autorità locali gestiscono le emergenze da una 'war room', la stanza della guerra. I collegamenti con esercito, polizia, ospedali e scuole sono costanti. Ciascun residente può essere contattato via Sms; sul campo, dislocate in vari punti della regione, ci sono speciali unità pronte a intervenire ovunque serva. "Dal 2006 - aggiunge il sindaco - lo Stato ha investito 1.1 miliardi di dollari per fortificare questa regione". Tra le spese di protezione spiccano quelle per fornire un rifugio anti-bomba a ogni famiglia. Boaz Kretschmer, impiegato del Consiglio regionale, ammette tra le righe che qui, così vicini alla Striscia, l'Iron Dome (il sistema anti-missile che protegge il Paese) è meno efficace che nel resto d'Israele. La casa sventrata ieri da un razzo a Ein HaShlusha, uno dei villaggi dell'area, parla da sola. "La proprietaria ha 84 anni", racconta Dani Cohan, capo della locale squadra di emergenza. "I suoi figli l'avevano appena trasferita in un luogo più sicuro, fortunatamente". Come lei, molti altri anziani, disabili e bambini sono stati costretti a lasciare la zona negli ultimi giorni. Le strade sono semideserte. Ma qualcuno ha lasciato un messaggio: su un cartello si legge 'Forti all'interno, vincitori in prima linea'.

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