Diario da Gaza - 20 LUGLIO - A Gaza i funerali dei "martiri" sotto le bombe

Le testimonianze di sopravvissuti e soccorritori

20 LUGLIO - A Gaza i funerali dei "martiri" sotto le bombe - Un fiume di cadaveri è giunto nella mattinata all'ospedale Shifa di Gaza. Nelle celle frigorifere dell'obitorio non c'era posto per tutti, anche perché nella sola battaglia di Sajaya, a est di Gaza, si sono avuti circa 60 morti e centinaia di feriti. In mancanza di altre scelte, i corpi sono stati deposti su un pavimento. Dalla tarda mattinata le strade di Gaza - mentre procedevano i bombardamenti israeliani, sia dell'artiglieria sia dell'aviazione - sono state attraversate da una serie di cortei funebri. Sfilavano seguiti dagli sguardi degli sfollati che, non essendoci più posti liberi per loro nelle strutture dell'Unrwa (l'ente delle Nazioni Unite per i profughi), ormai bivaccano nei giardinetti pubblici e si lasciano andare sui marciapiedi. Ai congiunti è stato consentito di dare un'ultima occhiata ai loro cari, prima che fossero avvolti in sudari bianchi. I corpi dall'ospedale sono stati portati in una vicina moschea, dove solo gli uomini hanno avuto accesso. Là sono state recitate per loro le preghiere dei morti, mentre dai minareti venivano letti versetti solenni del Corano. Le anime dei caduti - così si rincuorava la folla a lutto - sono destinate al Paradiso. In base alla tradizione, ci si era astenuti dal lavare i corpi. Trattandosi di 'martiri', questa la spiegazione, erano arrivati ad un livello di purezza tale che nessuno avrebbe osato toccarli. Per i familiari il problema più grave era trovare oggi un angolo di terra per le inumazioni. Cimiteri importanti di Gaza si trovano ai margini della Striscia, in zone divenute negli ultimi giorni aree di combattimento fra Hamas e l'esercito israeliano. In quelle zone non era certo possibile avventurarsi. E' stato allora gioco forza tornare nel cimitero del rione Sheikh Radwan, che era chiuso da dieci anni perché sovraffollato, riaprirne un cancello e ad approntare in breve tempo un appezzamento di terra sabbiosa capace di ospitare in maniera decorosa i morti della giornata. Poco lontano è stato riattivato anche un altro piccolo cimitero di Gaza City. Nel frattempo nella moschea vicina all'ospedale Shifa le preghiere si erano concluse. Era a lutto oggi anche un dirigente di Hamas, Halil al-Haya, che in un bombardamento israeliano aveva perso alcuni suoi congiunti. "Il loro sangue - ha detto da una località segreta di Gaza - non è stato versato invano. Vedrete, Hamas riporterà la vittoria". Eguale fermezza è giunta, all'ospedale Shifa, da un portavoce di Hamas, Fawzi Barhum: "Stiamo difendendo la nostra terra - ha detto - e siamo pronti a combattere fino all'ultima goccia di sangue". Quindi si sono composti i cortei funebri che hanno speditamente raggiunto il cimitero. Ormai la terra scottava sotto ai piedi. In lontananza si sentivano gli echi di battaglie in corso. Gli interramenti sono avvenuti rapidamente. Poi giusto il tempo di lasciare un cartello di identificazione su ogni tumulo, e la folla si è dispersa. Finita la guerra, si troverà il tempo per un addio più intimo e profondo agli estinti, e per una tumulazione definitiva.

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