Parlamento sospeso, resa dei conti alla Corte per Boris

Premier attende verdetto supremo e su Brexit cerca sponda Merkel

Sotto tiro in Parlamento, sotto tiro sull'arena diplomatica europea e sotto tiro anche di fronte ai giudici del Regno. Boris Johnson attende da oggi un altro verdetto chiave nella sua partita 'o la va o la spacca' sulla Brexit: quello della Corte Suprema britannica, in seduta sino a fine settimana per decidere sulla contestata legittimità dell'atto con cui il primo ministro ha chiesto e automaticamente ottenuto dalla regina una sospensione prolungata dei lavori di Westminster fino al 14 ottobre nel pieno della volata decisiva sul se, sul come e sul quando dell'addio di Londra a Bruxelles. Un caso che si gioca in punta di diritto, ma sotto l'evidente pressione dell'opinione pubblica e degli schieramenti politici contrapposti. Con tanto di trasmissione in diretta streaming delle audizioni, a beneficio della trasparenza collettiva. La data della sentenza - che sarà inappellabile - non è stata per ora annunciata, ma il calendario prevede udienze per almeno 3 giorni, fino a giovedì compreso. Aspettando di sapere come vada a finire, Johnson intanto continua ad aggrapparsi a un unico refrain, la promessa di portare a compimento la Brexit il 31 ottobre senza altri rinvii a dispetto della legge anti-no deal. Ma insiste anche a dire di volere una nuova intesa di divorzio con Bruxelles, "senza backstop" sul confine irlandese. Obiettivo difficile a giudicare dall'esito del suo deludente incontro di ieri a Lussemburgo con Jean-Claude Juncker. E che tuttavia Boris sembra sperare ancora di poter avvicinare di sponda con Angela Merkel, leader di una Germania dove il mondo del business teme lo spettro della hard Brexit quasi quanto buona parte di quello britannico. Merkel con cui ha concordato per telefono se non altro l'impegno ad "accelerare lo sforzo" negoziale dell'ultimo minuto.

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