Andreas Lubitz , l'opinione degli psichiatri

Claudio Mencacci: "Motivi possono essere semplici e la vita degli altri non conta". La sindrome da burnout

Andreas Lubitz, il copilota che avrebbe fatto precipitare il volo Germanwings sulle Alpi francesi, aveva sospeso il suo addestramento come pilota per ''una sindrome da burnout, una depressione''. E' quanto scrive il sito del quotidiano tedesco Faz citando la madre di un'amica d'infanzia, con cui cui il 28enne si sarebbe confidato in passato

Psichiatra, difficile riconoscere depresso - "Intanto la diagnosi di depressione fatta da amici è molto rischiosa, non mi sento di asserire che questo signore fosse un depresso, o un bipolare sulla base di questi dati". Lo dice alla Stampa Giovanni Battista Cassano, psichiatra, professore emerito all'Università di Pisa, esperto di depressione e di disturbo bipolare. "Partiamo dal fatto che il cervello può ammalarsi in qualsiasi momento e coinvolgere funzioni che portano ad alterazione del giudizio, della critica, del controllo degli impulsi, della coscienza della realtà e alla produzione anche improvvisa di deliri megalomaniaci senza per forza appartenere a un disturbo bipolare o a una depressione", spiega. "La malattia può non essere riconosciuta neppure dal malato. Anzi molto spesso il malato non sa di essere depresso e comunque lo nega". "Molto spesso il disagio è colto dai familiari e anche dai medici senza essere ricondotto a una precisa diagnosi clinica. Per i piloti è già in atto un filtro molto severo, ma di fronte agli aspetti multiformi della malattia è difficile a volte coglierne la gravità". "Si può riflettere su quel che sappiamo - aggiunge -. E da alcuni elementi, come il fatto che il pilota abbia chiuso la porta, potrebbe sembrare un'azione premeditata. Questo indicherebbe allora, più che una depressione, un pensiero paranoide". "Per lo psichiatra non esiste la normalità, esiste un continuum tra stato di salute e stato di malattia"

Psichiatra: 'E' suicidio premeditato'  - Una lunga premeditazione, un pensiero preciso e coltivato forse a lungo. Poi agito con la spinta dell'impulso, cancellando tutti gli altri pensieri, compreso quello della responsabilita' per la vita delle 150 persone sull'aereo che stava guidando. L'ex presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), Claudio Mencacci, si dice non sorpreso per l'ipotesi che sembra trovare sempre piu' conferme sul gesto estremo del copilota, alla luce delle notizie diffuse nelle ultime ore sulla ricostruzione dell'incidente del volo della GermanWings.

''Si entra in una sorta di tunnel dove la morte e' l'unico pensiero di fuga. Tutto il resto, compreso il senso di responsabilità per la vita degli altri, si annulla. Il suicidio dei piloti e' già avvenuto, almeno in tre casi. A mettere in crisi gli uomini e' stato, in quei casi, il disagio di un problema economico, cosi' come una relazione affettiva finita'' ricorda lo psichiatra. E neanche in una popolazione cosi' selezionata e' possibile escludere il rischio. La questione che si pone e' come funziona il sistema di sicurezza per evitare che una persona non possa essere fermata cosi' come quello della attenta valutazione psicofisica dei piloti.

''I tassi sui suicidi variano da nazione a nazione. In Italia se ne contano 6,3 ogni 100 mila abitanti - ha aggiunto sottolineando che anche la nazionalita' rappresenta un elemento di valutazione di rischio - tassi che si innalzano fino ad arrivare 12 ogni 100 mila in paesi come la Francia e l'Austria, con una crescita nei paesi dell'est Europa e del sud est asiatico''. E lo psichiatra non si dichiara neppure sorpreso per la circostanza tale che ha portato, per la scelta dell'uomo di suicidarsi in volo con l'aereo carico, ad una vera e propria strage. ''Basti pensare a quando accade nelle persone che decidono di morire lasciando aperto il rubinetto del gas: sanno bene - conclude - che una esplosione potra' uccidere molte altre persone ma questo pensiero e' annullato dalla determinazione di morire per uscire dal tunnel nel quale si sentono''.


   

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