Altolà su Grecia della Bce, ma Londra e Usa lanciano allarme

Oggi Varoufakis a Roma, nodo Merkel e prestiti Francoforte

La simpatia e la solidarietà anti-austerity delle cancellerie 'amiche', a partire da Parigi, non sbloccano lo stallo sulla Grecia: il ministro delle Finanze Yannis Varoufakis, ieri a Londra, avrebbe delineato agli investitori un piano per ristrutturare i "prestiti collegati all'Ue" lanciando intatti quelli con Fmi e Bce. Ma mentre Londra si presta a far da sponda ad Atene assieme a Washington ("lo stallo fra la Grecia e l'Eurozona sta diventando il più grande rischio per l'economia globale", dice il ministro del Tesoro George Osborne dopo aver incontrato oggi il collega greco), i partner dell'Eurozona chiudono al taglio del debito e all'addio alla troika reclamati dal governo a guida-Syriza. Sullo sfondo l'urgenza numero uno è a Francoforte.

La Bce tiene a galla le principali banche elleniche con prestiti d'emergenza. Oggi si riunisce il direttorio, mercoledì è la volta del consiglio esecutivo dove saranno sul tavolo anche i prestiti 'Ela' concessi discrezionalmente di volta alle banche con problemi di liquidità purché solvibili. La Bce non ha interesse a togliere l'ossigeno alle banche scatenando il caos sui mercati. Ma si avvicina drammaticamente il 28 febbraio, data in cui scade la revisione del salvataggio greco da parte della troika. In assenza di un'estensione, o di un nuovo programma, la Bce in base allo statuto non potrebbe più applicare la deroga con cui, attualmente, rifinanzia le banche elleniche accettando titoli di Stato greci a garanzia nonostante questi abbiano rating speculativo. "Non bisogna sorprendersi se quella deroga viene cancellata", ha avvertito sabato il vice di Draghi, Vitor Constancio. Oggi il membro del direttorio Benoit Coeuré ha versato acqua sul fuoco: "Non è il momento che la Bce intervenga nel dibattito sulla Grecia". L'escamotage, in caso di uno stallo prolungato nei negoziati, potrebbe essere la foglia di fico di un'estensione del 'review period'. Ma è chiaro che la richiesta di Tsipras di porre fine ai negoziati con i tecnici della troika, e avviare un colloquio per tagliare il valore capitale del debito, è ancora lontana dalle concessioni europee. Ieri il ministro francese Michel Sapin, fra le numerose aperture a meno austerity, ha detto dopo aver incontrato Varoufakis che gli impegni di Atene vanno onorati. Da Berlino fanno sapere che una riforma della troika "non è in programma".

La posizione di Roma, alfiere anti-austerity ma con in ballo crediti miliardari verso Atene, potrebbe conoscersi oggi, quando Tsipras e Varoufakis saranno a Roma dal premier italiano Matteo Renzi e dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan rispettivamente. Sul tour europeo del governo a guida-Syriza, tuttavia, incombe un convitato di pietra nella figura di Berlino. La Merkel - scrive Bloomberg - starebbe cercando di evitare un confronto diretto con il greco nell'immediato. La sua portavoce fa sapere che Tsipras "sarebbe benvenuto" ma non è stato richiesto alcun incontro. Si pensa, ma non vi sono conferme, a un bilaterale a margine del vertice Ue del 12 febbraio.

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