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Schaeuble: "Pensai,'il portavoce è ubriaco'"

Il ministro delle finanze in un'intervista all'Ansa ricorda la caduta del Muro di Berlino

Il racconto della notizia piovuta in cancelleria all'improvviso, 25 anni dopo, è molto gustoso. Wolfgang Schaeuble, con la consueta schiettezza, reagì al portavoce del cancelliere Kohl, che gli annunciava la caduta del Muro di Berlino, dicendogli: "Sei ubriaco!". Il ministro delle Finanze di Angela Merkel, oggi contestato da mezza Europa come 'falco' che tiene tutti a dieta, il 9 novembre del 1989 era in carica anche nel gabinetto del cancelliere della Riunificazione. Kohl lo avrebbe voluto come suo successore. Ed è fra i politici che hanno vissuto la rivoluzione tedesca, a ovest della cortina, come un cambiamento inatteso.

In un'intervista esclusiva all'ANSA, trae un bilancio positivo della parificazione fra est e ovest; e del ruolo italiano dice chiaramente che Roma non fu d'aiuto: Andreotti temeva la Germania unita. Una paura oggi ancora di moda, che però Schaeuble proprio non comprende: "Ci viene rimproverato di essere troppo forti economicamente rispetto al continente e di dominarlo politicamente. Entrambe le affermazioni sono assurde. La forza economica della Germania è di aiuto ai partner europei". "Noi abbiamo un dibattito aperto sulla responsabilità della Germania riunificata nel mondo. Altri ci esortano impazienti ad assumerne di più".

Inizia il racconto di quel 9 novembre. "Come ministro dell' Interno, ero in un colloquio nella cancelleria di Bonn. Lì comparve all'improvviso Eduard Ackermann, che guidava la comunicazione della cancelleria, e che non era partito con il cancelliere per Varsavia. Ci sarebbero state notizie di agenzia, che sostenevano che la DDR apriva il Muro. All'inizio scherzai, dicendo che Ackermann doveva essere ubriaco, per quanto suonava incredibile quel che riportava. Poi fu stabilito di interrompere una seduta ancora in corso del Bundestag. Alcuni deputati si sono alzati i piedi e hanno intonato spontaneamente l'inno nazionale. Quindi, quasi tutto il plenum ha cantato insieme". "La seduta non fu portata avanti - è l'ultimo fotogramma -. Tutti andarono all'assalto del televisore più vicino".

Davanti al piccolo schermo, Schaeuble era fra quelli che non credevano ai loro occhi. "Eravamo tutti sorpresi. Chi era preparato a questo? Solo gli Usa hanno pensato in anticipo a questi cambiamenti. Non scorderò mai come Vernon Walters, nella primavera dell'89, nuovo ambasciatore americano in Germania, mi abbia profetizzato che la riunificazione sarebbe arrivata in 3 anni. Lo ritenni più che audace". Il ministro, all'epoca fidatissimo del cancelliere, prende garbatamente le distanze dai commenti di Kohl emersi dai protocolli di Eribert Schwann: dove si ridimensionano la rivoluzione pacifica e l'azione di Gorbaciov, sostenendo che la DDR cadde perché in bancarotta. "Nella storia non c'è mai una sola causa. E anche allora ne servì più d'una: quindi non da ultimo la decadenza economica del comunismo sovietico, un uomo di Stato che da questo trasse l'unica conclusione giusta, e molti cittadini nel blocco orientale, che volevano la libertà. Il coraggio dei cittadini della DDR, che all'epoca nell'autunno '89 hanno dimostrato contro il regime della Sed, appartiene a questo".

Quando gli si rammenta che Andreotti andava in giro dicendo di 'amare tanto la Germania da volerne due', Schaeuble puntualizza: "Citava lo scrittore francese Francois Mauriac". Politicamente, "Andreotti era scettico rispetto alla riunificazione tedesca. Temeva come molti altri la nuova forza di una Germania unificata. Gli americani furono allora quasi gli unici, nell'Ovest, assieme allo spagnolo Felipe Gonzalez, a sostenere senza riserve, dall'inizio, lo sviluppo che condusse alla Riunificazione". Per il ministro delle Finanze, si tratta di un percorso "complessivamente ben riuscito. I nuovi Laender dell'epoca, considerato quel che è successo, stanno bene: la qualità della vita è significativamente migliorata. Ci sono strade ben costruite, reti energetiche efficienti, e un'eccellente infrastruttura scientifica pubblica. La disoccupazione è a un livello minimo dalla Riunificazione".

"Un confronto fra il Mezzogiorno e i nuovi Laender tedeschi non è possibile - risponde fra l'altro -: la situazione iniziale è molto diversa". Nella Berlino illuminata da 7000 ballons sul solco del Muro, si rievoca il celebre discorso in Parlamento, con cui liquidò Bonn-capitale: "Argomentai che Berlino dovesse essere sede del governo come segno che nel futuro anche Varsavia, Praga e Budapest potessero prendere di nuovo il loro posto importante come centri dell'Europa riunificata". Ma Berlino non è 'la capitale' dell'Ue: "A tutte si lega qualcosa a cui l'Europa spirituale non può rinunciare. L'Europa è, come nessuna altra regione nel mondo, una pluralità culturale in uno spazio molto ristretto". C'è infine un riconoscimento all'ANSA, e al corrispondente dell'epoca: "Riccardo Ehrman ha certamente il grande merito di essere stato il primo, durante quella conferenza stampa, a fare riferimento al decreto sul viaggio. Willy Brandt trovò una bella formula, per valorizzare il suo ruolo: 'Domanda breve, grande effetto'". Nella querelle tedesca su chi fece la celebre domanda, la tempestività del giornalista italiano non è in discussione.

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