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Ue, poltrona 'per tre' all'Economia. Moscovici 'commissariato' dai falchi

Al duo Dombrovskis-Katainen potere di veto. Timmermans primo 'vice'

Il socialista francese Pierre Moscovici, ex ministro dell'economia di Hollande, conquista il portafoglio Affari economici nella nuova Commissione Juncker ma sarà un commissario 'commissariato': sopra la sua testa ci sono ben due capi a cui dovrà rendere conto e con potere di veto sulle sue decisioni, il finlandese Jyrki Katainen e il lettone Valdis Dombrovskis. Due 'falchi' poco amici di quell'idea di flessibilità delle regole che Moscovici si era ripromesso di diffondere a Bruxelles.

La nuova architettura voluta dal lussemburghese Jean Claude Juncker per il suo primo esecutivo europeo limita, come mai fino ad oggi, i poteri dei commissari. Sotto di lui Juncker ha voluto prima di tutto un braccio destro, l'olandese Frans Timmermans, nominato 'primo vicepresidente', che potrà fare le pulci a tutti, in tutti i dossier, e volendo anche bloccarli visto che sarà il responsabile dell'ordine del giorno della Commissione. Poi altri sei vicepresidenti, compresa la Mogherini.

Sotto di loro, tutti gli altri commissari, tra cui Moscovici che nonostante il portafoglio di peso non ha né la libertà né il potere dei vicepresidenti. I sette 'vice' di Juncker sono divisi per 'progetti', o aree tematiche, e ognuno controlla il lavoro di più commissari. Ovvero di quelli che gli servono per gestire il progetto di cui è responsabile. L'idea, spiegano fonti di Bruxelles, è quella di dividere i 'team leader' dai semplici 'team player', o giocatori.

I 'team leader' fanno da filtro e così, all'ordine del giorno, finiranno solo le iniziative davvero importanti. A differenza di prima, quando ogni commissario era libero di portare in collegio qualunque iniziativa, spesso - notano le fonti - di scarso valore. Un commissario può quindi anche essere controllato da diversi vice, proprio come nel caso di Moscovici. Uno dei suoi capi sarà il lettone Dombrovskis, ex premier, vicepresidente responsabile per 'l'Euro e il dialogo sociale'. E' lui che supervisionerà il 'Semestre europeo', cioè le scadenze sui conti pubblici, le raccomandazioni ai Paesi e l'applicazione delle regole della governance economica. Quindi anche dell'eventuale interpretazione più 'flessibile' della disciplina di bilancio. E non c'è da aspettarsi molto su questo fronte: Dombrovskis è il premier che ha gestito il piano di salvataggio della Lettonia, condizionato a riforme durissime e austerità senza precedenti che però hanno risanato il Paese portandolo nell'euro (entrerà a gennaio 2015).

Il secondo capo di Moscovici è Katainen, noto 'falco' finlandese sempre d'accordo con la Merkel, oggi nominato vicepresidente al 'Lavoro, crescita e investimenti'. E' nelle mani di Katainen l'obiettivo più arduo che si è dato Juncker nel suo discorso al Parlamento europeo: disegnare e applicare il piano di investimenti da 300 miliardi che darà una spinta alla crescita stagnante. Il finlandese controllerà anche i commissari al lavoro (la belga Marianne Thyssen), ai servizi finanziari (il britannico Jonathan Hill), all'industria (la polacca Elzbieta Bienkowska), all'economia digitale (il tedesco Gunther Oettinger), al clima (lo spagnolo Miguel Canete) e ai trasporti (lo slovacco Maros Sefcovic).

I vicepresidenti non solo coordinano e animano il lavoro dei commissari, ma hanno anche potere di veto sulle loro proposte. E ogni settimana decidono quale dossier iscrivere sull'agenda della Commissione. L'idea, spiegano le fonti, è che lavorino fianco a fianco con i commissari. In pratica, avendo molto più potere e appoggiandosi allo stesso staff (cioè alle stesse Direzioni Generali o DG), sarà difficile che riescano a mettersi sul loro stesso piano.

 

LA CANCELLIERA AL BUNDESTAG
Angela Merkel ha intanto messo in guardia, oggi nel Bundestag, sulla necessità di continuare sulla strada delle riforme e del rigore, sottolineando che la Commissione europea fa bene a fare pressione per questo obiettivo e ha il sostegno della Germania. "Per raggiungere i nostri obiettivi è necessaria una stretta disciplina della spesa. Questo vale per la Germania e anche per l'Europa".

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