Hong Kong: lacrimogeni sulla folla

Nuove manifestazioni nell'ex colonia britannica

La polizia di Hong Kong ha cominciato a sparare lacrimogeni contro i manifestanti che sono per il secondo giorno consecutivo sono scesi per le strade dell'ex colonia britannica. Lo riportano i media internazionali.

In settimana ci sono state decine di arresti di oppositori che, in caso di condanna, rischiano anche dieci anni di carcere. Una settimana fa era arrivato un inconsueto avvertimento affidato ai portavoce dell'Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao, che parlava di "gravi danni allo stato di diritto". "Riteniamo che la priorità assoluta di Hong Kong sia quella di punire gli atti violenti e illegali in base alla legge e ripristinare l'ordine sociale prima possibile", aveva affermato Xu Luying nel corso di una conferenza stampa. "Richiamiamo l'opinione pubblica di Hong Kong a essere consapevole della grave natura dell'attuale situazione", aveva aggiunto Yang Guang, condannando gli "atti malvagi e criminali commessi da elementi radicali" di Hong Kong. Ma il movimento, almeno per ora, resiste. E promette di dare battaglia. "Più il governo ci reprimerà e più scenderemo in piazza fino a quando non risponderà alle nostre rivendicazioni", ha detto uno dei manifestanti. Lo sciopero generale programmato per lunedì è sostenuto da diverse organizzazioni e dai sindacati e i concentramenti sono previsti in sette differenti aree di una città che si preannuncia blindata. E rischia di essere un momento di non ritorno nella crisi politica più grave attraversata da quando, nel 1997, l'ex colonia britannica è tornata alla Cina nel quadro dell'accordo "un Paese due sistemi", che dovrebbe garantire lo status quo fino al 2047 ma che è già entrato in crisi nel corso di un velato quanto sistematico tentativo di 'assimilazione' agli standard di Pechino.
   

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