Terremoto in Indonesia, coppia di italiani di rientro: "Noi vivi per miracolo"

Continua il lavoro dei soccorritori. Estratto un sopravvissuto tra le macerie di una moschea

"Siamo vivi per miracolo". Queste le parole di Mario e Carlotta, una coppia di italiani di rientro in Italia dalle vacanze in Indonesia, interrotte dal tragico sisma di due giorni fa. "Ci è crollato tutto addosso - raccontano durante lo scalo a Doha in attesa di prendere l'ultimo aereo che li porterà a Milano -. Stavamo scendendo le scale del resort nelle isole Gili quando è venuto giù tutto. Così siamo corsi al mare per cercare un punto sicuro". Mario e Carlotta portano addosso ancora le ferite del violento sisma, per fortuna solo qualche escoriazione sulla testa e sugli arti. "E' stata un'esperienza drammatica, surreale - spiegano -. Ci avevano detto che sarebbero stati predisposti tre voli speciali ma in tutta la giornata di ieri non ne è partito neanche uno. Abbiamo passato la notte in collina per la paura di tsunami dopo il terremoto, eravamo con  Aldo Montano. Sul posto non abbiamo ricevuto alcuna assistenza, se non le prime cure mediche da parte del personale del resort".

 

Intanto, i soldati impegnati nei soccorsi dopo il terremoto di Lombok hanno estratto un uomo ancora vivo sotto le macerie di una grande moschea crollata a nord dell'isola. "Grazie Dio", dicono i soccorritori in un video girato da un militare durante le operazioni di salvataggio. L'uomo sopravvissuto era sotto il tetto crollato della moschea di Jabal Nur. "E' al sicuro, signore", dice uno dei soccorritori tradendo una certa emozione. Al momento i morti accertati del sisma di magnitudo 7.0 è di 98 vittime, mentre i soccorritori sono ancora al lavoro nelle aree
devastate dai crolli.

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A quanto si è appreso, l'Unità di crisi della Farnesina e la rete diplomatica in Indonesia sono mobilitate e stanno fornendo indicazioni e ogni possibile assistenza agli italiani in vacanza a Bali, Lombok e Gili.

L'epicentro del sisma si è verificato a circa due chilometri da Loloan, nella provincia Nusa Tengara Occidentale dell'isola di Lombok, a una profondità di 10,5 chilometri e arriva dopo un altro terremoto che ha colpito l'isola dell'arcipelago indonesiano il 29 luglio, provocando la morte di 16 persone. L'Indonesia è ad alta intensità di terremoti perché si trova sull' 'Anello di Fuoco', la linea che corre tutt'intorno all'Oceano Pacifico dove si calcola che avvengano il 90 per cento dei terremoti: oltre la metà dei vulcani attivi nel mondo sul livello del mare fanno parte dell'Anello.

Il terremoto ha spinto migliaia di turisti a fare le valigie con l'intenzione di andarsene al più presto dall'isola, tanto che alcune compagnie aree - tra cui la Garuda e Air Asia - hanno annunciato voli extra per consentire a più persone di lasciare l'isola. Secondo Sutopo Purwo Nugroho, il portavoce dell'Agenzia nazionale per la gestione dei disastri, migliaia di turisti stranieri sono inoltre stati evacuati con barche dalle tre isole dell'arcipelago di Gili, al largo della costa nord-occidentale di Lombok.

Oltre al terremoto, la siccità in corso da tempo. Sull'isola di Lombok in Indonesia, colpita da un terremoto di magnitudo 7 che ha provocato finora 91 morti, manca soprattutto l'acqua potabile e perciò Oxfam sta distribuendo acqua potabile e tende a 5 mila sopravvissuti al sisma. Lo riferisce la confederazione di ong in una nota. Dopo il primo sisma di magnitudo 6.5 della scorsa settimana, Oxfam ha mandato sull'isola un impianto mobile per la distribuzione dell'acqua, 1.500 tende, vestiti e ha predisposto un centro informazioni per sostenere il lavoro di soccorso delle organizzazioni che sono sul campo. 

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