Mogherini, per marò pronta internazionalizzazione

Ministro in Parlamento. Venerdì 12 decisione su rientro Latorre

"Ho firmato l'istanza per una verifica delle condizioni mediche di Massimiliano Latorre perche' voglio che sia chiaro che io sono una delle vittime di questa vicenda, che ho perso un peschereccio che era tutto quello che avevo e che sono di fatto rovinato": e' quanto ha dichiarato  all'ANSA Freddy Bosco, in merito ad una 'application' da lui presentata in Corte Suprema che mette in dubbio la serieta' della malattia del Fuciliere tendendone ad impedire il suo rientro in Italia.

Il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha annunciato in un'audizione in Parlamento che sul caso dei marò l'Italia "è tecnicamente pronta" all'internazionalizzazione del caso.  

Si apre uno spiraglio per il rientro in Italia per Massimiliano Latorre dopo
che la difesa del fuciliere ne ha chiesto il rimpatrio per tre o quattro mesi per motivi di salute dopo l'attacco ischemico subito.

Il ministro degli Esteri indiano, Sushma Swaraj, ha assicurato che non ci sarà opposizione a una eventuale decisione in tal senso della Corte.

Il tribunale stamani ha esaminato l'istanza ed ha chiesto al governo un parere aggiornando l'udienza al 12 settembre. Nel caso di una concessione del permesso, la Corte porrebbe delle condizioni a garanzia che, si è appreso, l'Italia è pronta ad accettare.

La Corte suprema indiana ha esentato Massimiliano Latorre su richiesta della difesa dall'obbligo di firma presso il commissariato di polizia per due settimane per le sue condizioni di salute. 

Secondo il quotidiano indiano Hindustan Times, i fucilieri di Marina coinvolti nell'incidente che il 15 febbraio 2012 provocò la morte di due pescatori indiani al largo del Kerala "presumibilmente cercarono di coprire il loro operato spingendo il capitano della petroliera Enrica Lexie a inviare un rapporto per le organizzazioni internazionali di sicurezza marittima in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che questo fu alla base della decisione di sparare".  Una fonte del ministero dell'Interno indiano che ha richiesto l'anonimato ha detto al giornale che "il capitano della Enrica Lexie generò un rapporto via e-mail in cui si sosteneva che sei dei pescatori a bordo del peschereccio St. Antony erano armati". "Ma gli investigatori indiani - dice ancora la fonte anonima - verificarono che tutti gli undici pescatori a bordo erano disarmati. Non c'erano armi sul peschereccio". Il giornale indica che secondo dati a sua disposizione la e-mail fu mandata ad una organizzazione per la sicurezza marittima che la avrebbe poi inoltrata all'International Maritime Organisation, agenzia dell'Onu per il rafforzamento della sicurezza marittima. "Ma quando durante le sue indagini l'Agenzia nazionale per la sicurezza (Nia) indiana ha interrogato il capitano (Umberto Vitelli, ndr.) della Enrica Lexie - ha detto infine la fonte degli Interni - questi ha negato di essere stato testimone dell'incidente e della sparatoria, dichiarando di aver redatto la e-mail sotto la pressione dei fucilieri di Marina accusati. L'obiettivo era quello di presentare i pescatori come pirati". Fonti della polizia anti-terrorismo Nia, scrive infine il quotidiano, non hanno voluto commentare queste dichiarazioni, limitandosi a rispondere che "presenteremo il rapporto con i capi di accusa al tribunale che deve processare i due militari (Massimiliano Latorre e Salvatore Girone) una volta che tutte le questioni sollevate saranno state risolte dalla Corte Suprema".

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