Egitto "risentito" per reazioni condanna a morte di Morsi

Ex premier condannato nel processo per l'evasione di massa dal carcere di Wadi el Natroun nel gennaio 2011

Il deposto presidente egiziano Mohamed Morsi è stato condannato a morte per l'evasione di massa dal carcere di Wadi el Natroun nel gennaio 2011. Lo ha deciso tribunale del Cairo. La sentenza è stata inviata al Gran Muftì per un parere segreto e non vincolante. Lo ha annunciato un giudice in diretta tv. Morsi è scampato invece alla pena capitale nel processo per spionaggio a favore di Hamas in cui altre 15 persone sono state condannate a morte. La Farnesina ha espresso "seria preoccupazione per la condanna" e un allarme è arrivato anche dagli Stati Uniti. Reazioni alle quali il governo del Cairo ha replicato esprimendo il proprio "risentimento".

Nel processo per "evasione" e "invasione di altre prigioni" sono imputate 130 persone di cui solo 27 alla sbarra, fra l'altro per l'uccisione di un poliziotto (gli altri sono stati condannati in contumacia). Il giudice ha annunciato la condanna a morte, con deferimento al Gran Muftì, per 106 imputati fra cui Morsi e la Guida suprema dei fratelli musulmani, Mohamed Badie. Nel parallelo processo cosiddetto "per spionaggio" (l'accusa parla di "collaborazione" con organizzazioni straniere a fini di terrorismo) c'è stato il deferimento al Gran Muftì di 16 dei 35 imputati, tra cui il numero due della Fratellanza musulmana, Khairat el Shater e di una donna, ma non del deposto presidente né di Badie. Il verdetto dei due processi, appellabile, sarà reso il 2 giugno dopo il pronunciamento segreto e non vincolante del Gran Muftì, ha annunciato il giudice. In quell'occasione verrà annunciata quale sarà la condanna per Morsi nel processo per collaborazione con Hamas. Il deposto presidente il mese scorso era già stato condannato in primo grado a 20 anni di reclusione nel processo per la repressione di una manifestazione al suo palazzo presidenziale nel dicembre 2012. 

La Farnesina ha espresso "seria preoccupazione" per la condanna a morte. L'Italia "ripudia la pena di morte ed opera per una moratoria universale", ricorda la Farnesina confidando che "le sentenze siano riviste". E si attende "che il sistema giudiziario egiziano operi in modo imparziale, esclusivamente in base alla legge. 

Usa profondamente preoccupati -  Gli Usa sono "profondamente preoccupati" per la condanna a morte dell'ex presidente egiziano Mohamed Morsi. Lo afferma un responsabile del Dipartimento di stato citato dal Guardian. "Siamo preoccupati - afferma - dal fatto che si tratti di un'altra sentenza di massa, che riguarda oltre 100 imputati. E' una violazione degli obblighi internazionali dell'Egitto".

Cairo risentito per reazioni a condanna Morsi - Il ministero degli Esteri egiziano ha espresso risentimento", per "le reazioni di alcuni paesi e organizzazioni internazionali" alle sentenze di condanna a morte preliminare del deposto presidente egiziano Mohamed Morsi e di oltre 120 altri Fratelli musulmani. Lo riferisce l'agenzia egiziana Mena. "Commentare sentenze emesse da corti egiziane è inappropriato e, dato che costituisce un'interferenza negli affari interni, è qualcosa che viene completamente respinto", aggiunge il ministero secondo la versione inglese della Mena. "Qualsiasi riferimento negativo alla magistratura egiziana è completamente inaccettabile sia a livello ufficiale che di popolo", dato che tale istituzione "gode del rispetto di tutti i settori del popolo egiziano", sostiene inoltre il dicastero esprimendo "stupore per alcuni paesi che difendono persone accusate di atti terroristici" le quali vengono processate davanti a "tribunali civili". "Quei paesi, al contempo", aggiunge la nota senza precisare nomi, "ignorano o tardano di proposito nell'emettere dichiarazioni per denunciare il preoccupante attacco terroristico" portato ieri nel Sinai settentrionale in cui sono rimasti uccisi tre magistrati. "Invece di difendere in maniera presunta i diritti umani e respingere le sentenze, quelle parti dovrebbero curarsi dei fatti propri" senza "ingerenze negli affari di altri paesi, soprattutto dato che alcuni di loro patiscono per sfacciate violazioni delle più semplici regole della democrazia e dei diritti umani, incluse limitazioni imposte a giornalisti, giudici e social media, nonchè per razzismo e xenofobia", conclude la Mena sempre citando il ministero.

 

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