Iran respinge accuse Usa su raffinerie

Ministero degli Esteri, 'senza senso, solo pretesto per attacco'

Alla vigilia di un possibile, storico incontro sul nucleare tra Donald Trump e il presidente iraniano Hassan Rohani durante l'assemblea generale dell'Onu, gli Usa puntano il dito contro Teheran per gli attacchi con droni contro due importanti industrie petroliferi saudite, tra cui il più grande impianto al mondo per la lavorazione del greggio, innescando enormi incendi. Raid ufficialmente rivendicati dagli Houthi, i ribelli yemeniti alleati dello Repubblica islamica. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che "non c'è alcuna prova che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen" e ha accusato direttamente l'Iran. Quasi contemporaneamente Trump telefonava al principe ereditario saudita Mohammad bin Salman "per offrire il suo sostegno all'autodifesa dell'Arabia Saudita" e "condannare fortemente l'attacco di oggi a importanti infrastrutture energetiche", come ha fatto sapere la Casa Bianca.

Le accuse americane contro l'Iran per l'attacco alle raffinerie saudite "non hanno senso" e sono solo un pretesto per giustificare una rappresaglia contro Teheran. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Abbas Mussavi. "Queste accuse ed affermazioni inutili e cieche sono incomprensibili e prive di senso", ha affermato, aggiungendo in una nota che esse servono solo a "giustificare future azioni" contro l'Iran.

Monito Ue contro il rischio di escalation delle tensioni in Medio Oriente dopo gli attacchi a due maxi raffinerie saudite. "Gli attacchi con droni di ieri a due impianti Aramco in Arabia Saudita pongono una minaccia reale alla sicurezza regionale", ha dichiarato una portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini. "In un periodo in cui le tensioni nella regione sono alte, questo attacco mina il lavoro in corso per la de-escalation e il dialogo", prosegue la portavoce. 

L'ad di Aramco, Amin Nasser, ha dichiarato che "sono in corso lavori" per ripristinare la produzione petrolifera interrotta dagli attacchi con droni di ieri. Ma secondo gli esperti occorreranno settimane, non giorni, per riattivare la piena capacità di produzione. In tal caso, Aramco potrebbe invocare la causa di forza maggiore per alcune forniture internazionali. L'Arabia saudita, primo esportatore di petrolio al mondo, copre il 10% delle forniture del pianeta.

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