'Inferno per chi ha voluto la Brexit', bufera su Tusk

Ira di Londra. L'Ue avverte May: 'Il backstop non si rinegozia'

 Mutilati da un demone che riapre le loro ferite non appena esse si chiudono, per sottolineare con lo strazio le perenni divisioni provocate nell'umanità, come Dante Alighieri rappresentò i seminatori di discordia nella sua Divina Commedia; o imprigionati in fiammelle e condannati a vagare per l'eternità, come il sommo poeta volle punire i consiglieri fraudolenti. Difficile per il presidente polacco del Consiglio europeo Donald Tusk immaginare la bolgia in cui precipitare i brexeteer, ma un fatto è certo: il leader europeo ha trovato un posto "all'inferno per quanti hanno promosso la Brexit senza nemmeno avere un piano per portarla a termine in sicurezza".

La provocazione del presidente del Consiglio europeo, alla vigilia della sesta visita della premier britannica Theresa May a Bruxelles, ha scatenato una bufera di polemiche oltremanica, con Downing street che ha risposto glaciale: "Sta a Donald Tusk valutare se usare questo tipo di linguaggio sia d'aiuto". L'eurodeputato Nigel Farage, ex leader degli euroscettici britannici dell'Ukip e alfiere anti-Ue nel referendum del 2016, ha invece reagito affermando che la Brexit "è un paradiso" e libererà la Gran Bretagna "da bulli arroganti e non eletti come Donald Tusk". Mentre il deputato del Dup Sammy Wilson ha definito il leader europeo un "Euro-maniaco diabolico". Per il parlamentare Peter Bone, veterano del Partito conservatore ai Comuni e storico sostenitore della Brexit, quello di Tusk è stato "un insulto assolutamente oltraggioso", "inaccettabile" per la ministra dei Rapporti con il Parlamento Andrea Leadsom. Del resto il premier irlandese Leo Varadkar, proprio di fianco a Tusk mentre questi parlava, lo aveva avvertito: "Avrai un bel problema sulla stampa britannica...".

Il presidente della Commissione europea ha provato a stemperare: "Sono meno cattolico del mio amico Tusk. Credo nel paradiso, non ho mai visto l'inferno, salvo da quando lavoro qui. Questo è un inferno", ha scherzato Juncker. In questo clima domani la premier britannica sarà a Bruxelles, nella speranza di poter ottenere un nuovo documento da allegare all'accordo di divorzio, per far passare l'intesa a Westminster. Ma i messaggi che si sono levati dalle istituzioni europee alla vigilia sono stati chiari. "Non accettiamo l'idea che l'accordo di divorzio" sulla Brexit "possa essere riaperto" e che si torni a negoziare sul backstop. "La premier Theresa May lo sa", ha avvertito Juncker, aggiungendo: "Nella dichiarazione politica congiunta" sulle relazioni future "ci sono possibilità da esplorare, ma il backstop è una garanzia, non può essere cancellato". "La posizione dei 27 è chiara ed è espressa nei documenti concordati col governo britannico. I 27 non fanno alcuna nuova offerta - ha insistito Tusk -. L'intesa non è aperta per un nuovo negoziato. Spero che da May domani ascolteremo una proposta realistica. Noi non lasceremo sola l'Irlanda".

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