Silvia e l'amore per l'Africa, vivo di ciò che dono

La 23enne milanese laureata in mediazione 'forte e sorridente'

"Una ragazza forte e determinata". Così al Ciels, il Centro di Intermediazione Linguistica Europea dove si è laureata lo scorso febbraio in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa Sociale, parlano di Silvia Costanzo Romano, la 23enne milanese rapita ieri in Kenya. E di determinazione Silvia ne ha sicuramente tanta, se lo scorso agosto ha deciso di partire da sola per l'Africa, per la sua prima esperienza di volontariato in un orfanotrofio.
    La ragazza, che insegna ginnastica artistica in una storica palestra milanese, da qualche tempo faceva anche l'istruttrice di acrobatica in un centro sportivo. "Era andata via a luglio e sapevamo che inizialmente sarebbe dovuta rimanere fino a settembre, per poi tornare a tenere i corsi da noi a ottobre.
    Poi però - raccontano dalla palestra - ci ha chiamato dicendoci che sarebbe ripartita e quindi avrebbe lasciato i corsi da noi.
    Ma era quello che desiderava".
    La prima esperienza in Kenya è stata ad agosto, in un orfanotrofio a Likoni, gestito dalla onlus 'Orphan's Dream', poi Silvia aveva proseguito le sue attività con la piccola onlus marchigiana 'Africa Milele' a Chakama, prima di tornare in Italia, dove ha poi deciso di continuare con il suo impegno in Africa. "Quando un mese fa è tornata in Kenya, Silvia mi è venuta a trovare e le ho detto di non andare a Chakama, perché non è un posto sicuro, ma lei mi ha risposto che lì erano tutti suoi amici", racconta Davide Ciarrapica, fondatore di 'Orphan's Dream'. Silvia gli aveva spiegato che preferiva Chamaka "perché le avevano proposto di fare la referente e perché lì poteva svegliarsi quando voleva e uscire con gente del posto". Che Silvia sia una ragazza determinata lo si capisce anche dalla frase con cui ha scelto di presentarsi sulla sua pagina Facebook: "Piuttosto che essere normale, hai scelto di essere felice". E lei felice lo sembra, e molto, nell'ultima foto postata il 17 novembre, vestita con un abito tipico, sorridente di fronte a una capanna. Che l'esperienza di volontariato fosse arricchente lo dice lei stessa: "Mi avete insegnato quanto è semplice essere felici. Non smettete mai - scrive a corredo di una foto di gruppo - di diffondere queste enormi energie e questo entusiasmo che mi hanno contagiato". E non esita a citare Jung, scrivendo "Si sopravvive di ciò che si riceve ma si vive di ciò che si dona", per accompagnare l'immagine che la vede - ancora e sempre sorridente - in mezzo ai bambini di Likoni, per i quali aveva anche avviato una raccolta fondi.
   

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