Ue e Gb si danno più tempo sulla Brexit

I falchi a Londra contro il sì a una transizione più lunga

Un anno in più no, qualche mese forse. Rinviare per non rompere: è questo lo schema spuntato all'orizzonte del negoziato sulla Brexit fra Londra e Bruxelles nel vertice Ue chiusosi oggi con la proposta - avanzata dai 27 e non respinta dalla premier britannica Theresa May - di allungare almeno un pochino la fase di transizione post-divorzio, con una sostanziale proroga dello status quo, per cercare nel frattempo di trovare un accordo complessivo sulle relazioni future tale da far rientrare pure lo spinoso nodo dell'Irlanda del Nord. Una soluzione pensata per dare ossigeno alla May, ma che in realtà minaccia di affilare ancor di più i coltelli di chi - fra i compagni di partito conservatori brexiteers - l'accusa di essere pronta a lasciare il Regno chissà per quanto a metà del guado: fuori solo nominalmente dall'Unione, di fatto "vassallo", impigliato in una terra di nessuno che l'eurofobo Sun di Rupert Murdoch ribattezza irridente "Brextra Time".

"Probabilmente una proroga del periodo transitorio ci sarà", ha tagliato corto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker a fine summit, sottolineando come l'incubo del "no deal", ossia di taglio netto senza accordo, "sarebbe dannoso e pericoloso" per tutti. Parole a cui May ha fatto eco, pur continuando a barcamenarsi fra i 'sì però': "Negoziamo per concludere la fase di transizione entro (il termine già fissato) della fine di dicembre del 2020", ma se al termine di questa fase l'intesa sulle future relazioni non fosse ancora definita, e si creasse il pericolo di "un vuoto", un prolungamento "di qualche mese" potrebbe essere "una soluzione", ha arzigogolato.

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