• Liberato in Nigeria don Maurizio Pallù, accolto da canti a Firenze

Liberato in Nigeria don Maurizio Pallù, accolto da canti a Firenze

Folla di fedeli e amici, c'è anche il sindaco Nardella

Ha ringraziato il Signore appena arrivato all'aeroporto di Firenze don Maurizio Pallù, il missionario di origine fiorentine rapito e poi liberato in Nigeria nei giorni scorsi. Ad accoglierlo una folla di fedeli, molti dei quali condividono con lui il cammino neocatecumenale, amici ed un gruppo di giovani che l'hanno salutato cantando canzoni religiosi accompagnandosi con la chitarra. Don Pallù ha abbracciato tutti. Ad attenderlo anche il sindaco di Firenze Dario Nardella che ha incontrato il sacerdote in forma privata appena è sceso dall'aereo. Sul posto numerosi giornalisti, fotografi e cameraman.

"Il Signore ci ha aiutato: gli angeli, i santi, la Madonna hanno combattuto al nostro fianco. Il Signore ci ha dato la forza e l'amore". Sono le prime parole, appena atterrato all'aeroporto di Firenze, di don Maurizio Pallù. "Cristo è risorto, è il Signore della vita e della morte - ha poi aggiunto - Evangelizzeremo la Nigeria, l'Africa, il mondo". Ai giornalisti, che lo hanno avvicinato per intervistarlo, si è limitato a dire: "Scusate, voglio andare a casa".

E' durato poco meno di una settimana il sequestro di don Maurizio Pallù, 63 anni, rapito giovedì scorso in Nigeria dove è missionario del Cammino neocatecumenale. L'annuncio della liberazione, comunicata nella notte dall'unità di crisi della Farnesina, è stato dato dal ministro degli Esteri Angelino Alfano parlando a Radio Capital. "Lo aspettiamo presto in Italia - ha detto Alfano -. Secondo quello che risulta anche ai suoi confratelli neocatecumenali sta bene, si starebbe recando ad Abuja". Dopo aver appreso la "splendida notizia" della liberazione di don Pallù, Matteo Renzi ha sentito al telefono stamane l'arcivescovo di Firenze card. Giuseppe Betori. Immediata la gioia espressa anche dal sindaco di Firenze Dario Nardella, dallo stesso card. Betori, così come dalla diocesi di Roma. "Rendiamo grazie alla Provvidenza divina - ha commentato il Vicariato - che ha reso possibile la conclusione di una vicenda che destava molta preoccupazione. Ringraziamo tutti coloro che si sono adoperati, soprattutto con la preghiera, per la sua liberazione". Lo stesso sacerdote rapito ha potuto parlare della sua liberazione. "Ho avuto paura di morire, sono stato sequestrato per sei giorni con altri due ostaggi, poi ieri sera ci hanno rilasciati vicino ad una strada. Ora sto bene", ha detto al Tg1. I rapitori, ha spiegato, "erano musulmani ma non era un rapimento religioso, non c'era odio". E' stato pagato un riscatto? "Non so niente", la risposta del missionario. "Il 12 ottobre siamo stati prelevati sulla strada, sono venuti fuori sparando e poi ci hanno portato nella foresta. Eravamo tre, era un banda di rapitori, abbiamo camminato abbastanza verso un luogo solitario e poi siamo stati lì, loro avevano poco da mangiare, ci davano quello che avevano, siamo andati avanti, abbiamo bevuto l'acqua del torrente, un'acqua marroncina... comunque siamo in vita", ha poi raccontato alla Radio Vaticana. "Ho avuto attimi di paura ma devo dire ho sentito molto l'assistenza dei santi, della Vergine Maria, di Carmen Hernandez (iniziatrice del Cammino neocatecumenale, ndr)", ha detto quindi. "In tre siamo stati presi come ostaggi, un fratello nigeriano, una studentessa nigeriana, e io. Ci hanno rilasciati intorno alle 10 di sera", ha riferito il missionario. "In un anno sono stato rapito due volte ma io sono convinto che Dio distruggerà l'opera del demonio. Un'altra cosa importante da sottolineare è questa: i due rapimenti sono avvenuti tutti e due nella festa della Madonna di Fatima, il 13 ottobre", ha aggiunto don Pallù, che alla domanda se rientrerà a Roma ha risposto: "Mi hanno detto di rientrare in Italia. Io vorrei restare qui perché il demonio lo si sconfigge stando qui": "Quando mi permetteranno di tornare ritornerò qui ben contento e offrire la mia povera persona per l'evangelizzazione della Nigeria". 

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