Sahra, un po' Rosa Luxemburg, un po' Lady Macbeth

Wagenknecht, candidata Linke, critica senza mai rinnegare la DDR

In una bellissima parodia berlinese, seduta con le gambe a cavalcioni, agita le braccia mentre attacca il sistema, e poi blocca le mani di scatto sul ginocchio, esprimendosi come una comunista di un secolo fa. E in effetti Sahra Wagenknecht è rossa a partire dall'aspetto: capelli raccolti alla Rosa Luxemburg, orecchini pendenti, a 48 anni la candidata della Linke, la sinistra tedesca, usa un po' meno di prima le perle, ma continua a puntare su una bellezza antica.

La moglie di Oskar Lafontaine (per il quale avrebbe lasciato il primo marito) è paragonata spesso però, nel suo paese, anche a Lady Macbeth. Assetata di potere, spietata, perlomeno enigmatica. Nata a Jena, nella Turingia della Germania orientale che fu, una formazione economica, idee politiche maturate nella DDR contestate dai suoi stessi compagni di partito - negli anni '90 litigava con Gregor Gysi sullo stalinismo, e nel 2009 criticò il sistema politico repressivo della ex repubblica democratica rifiutando però di rinnegarlo come stato che non fosse di diritto, la Wagenknecht si è battuta anche negli ultimi anni, perché il partito non temesse di essere più radicale nelle sue uscite.

Merkel e Schulz si sono "coccolati" troppo, le differenze fra Spd e Cdu "si individuano con la lente d'ingrandimento" e così la socialdemocrazia non ha alcuna chance di guidare il Paese, dalla sua prospettiva. In questa campagna elettorale, ha assunto posizioni molto critiche sullo sfidante della cancelliera, rendendo difficile immaginare un dialogo col suo partito: tuttavia se i numeri lo permettessero, cosa che i sondaggi oggi non lasciano immaginare, una coalizione rosso-rosso-verde non è stata mai del tutto esclusa dall'SPD.

E Wagenknecht, parlando all'ANSA, ha auspicato che i socialdemocratici "non ripetano gli errori del 2005 e del 2013" e costruiscano con loro un esecutivo per portare nel paese "un cambiamento politico". Intervistata da Bild, ieri ha affermato di ritenere Donald Trump più pericoloso di Vladimir Putin, oggi. Ma ha anche preso le distanze dal presidente russo: "In Corea del nord o altrove non è Putin che minaccia di cancellare un paese intero. Ma comunque io vedo nella politica russa una politica imperialista. Anche loro fanno una politica delle influenze e con mezzi militari. Io questo l'ho sempre criticato. Quando cadono bombe in Siria per me è del tutto indifferente se siano russe o americane". Ha anche confessato di non poterne più della campagna elettorale: "spero finisca presto per tornare a fare sport". E sì, di questi temi, a colazione con Oskar, si parla soprattutto di politica. 

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