Libia: il bellunese rapito che conosce il deserto

Calonego, la fuga verso l'Algeria dopo la caduta di Gheddafi

BELLUNO, 19 SET - Ha trascorso gran parte della sua vita in Libia, con una brevissima parentesi in Laos sempre per lavoro, Danilo Calonego, 68 anni, nato nel bellunese, a Sedico, ma residente - secondo la sua pagina Facebook - da qualche anno a Marrakech, rapito assieme a un altro italiano, Bruno Cacace, di Cuneo, e a un canadese.
    Calonego, in uno dei suoi rientri in Italia, aveva raccontato la sua storia di immigrato in terra libica, dal 7 febbraio 1979, in un'intervista al "Corriere delle Alpi". In quell'occasione, sul finire dell'estate di due anni fa, aveva parlato di una viaggio avventuroso nel deserto per raggiungere l'Algeria dopo la guerra e la caduta di Gheddafi assieme a un compagno di lavoro - "85 chilometri nel deserto libico e poi siamo entrati nella terra di nessuno" - con il rischio di trovare "predoni e terroristi". "Ben che ti vada - aveva detto, manifestando la volontà di raccontare le sue storie in un libro visto che aveva annotato tutti i suoi anni lontano dall'Italia in una montagna di agende - ti rubano tutto e ti picchiano. Anche il nostro autista, un tuareg, aveva paura". Quei 15 chilometri nella "terra di nessuno" gli erano sembrati un'eternità. Poi l'arrivo alla frontiere algerina, gli aiuti ricevuti, il riuscire a raggiungere l'aeroporto di Janet per prendere un volo per Algeri. Da li, in aereo fino a Roma, poi Venezia, poi le sue Dolomiti. Aveva raccontato che quando aveva visto le montagne, anche se era sera "e c'era poca luce", "mi è sembrato di essere stato in un altro mondo per anni e anni". E la Libia? prima della morte di Gheddafi, secondo Calonego gli emigrati erano rispettati, bisognava però seguire le loro usanze . E dopo? il meccanico bellunese aveva parlato di disastro, ma poi in Libia c'era tornato per lavorare ancora; stavolta per una ditta piemontese. (ANSA).
   

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