100 anni fa l'accordo che Isis vuole cancellare

Firmato il 16/5/1916 Sykes-Picot disegnò il futuro Medio Oriente

Nel luglio del 2014 nella grande Moschea di Mosul in Iraq il leader dell'Isis Abu Bakr al-Baghdadi ha giurato che l'avanzata dei suoi eserciti non si fermerà "fino a che sia stato piantato l'ultimo chiodo sulla bara della cospirazione di Sykes-Picot". Obiettivo dell'autoproclamatosi Califfo è quello di cancellare dalla mappe geografiche i risultati geopolitici di un accordo, segreto, raggiunto 100 anni fa da Gran Bretagna e Francia con l'assenso dell'Impero Russo. Con quel Trattato - che ufficialmente si chiama 'Accordo sull'Asia Minore' e venne firmato da Mark Sykes e Francois Georges-Picot il 16 maggio del 1916 - le due potenze occidentali si spartivano con rispettive zone di influenza le spoglie dell'impero Ottomano, nemico durante la Prima Guerra Mondiale. Con l'Accordo si disegnava il futuro dei confini del Medio Oriente così come, in linea di massima, lo conosciamo oggi. Dall'intesa e dalle sue conseguenze, con varie tappe, sono nati i confini e gli stati dell'Iraq, della Siria, del Libano, della Giordania e anche, in seguito, dello stesso Israele nel 1948 al termine del Mandato Britannico sulla Palestina un tempo provincia ottomana.

Gli storici sono concordi nel sostenere che il Trattato - ai cui negoziati Sykes e Picot lavorarono dal novembre 1915 al marzo 1916 e che fu svelato al mondo da Lenin nel 1917 non appena prese il potere in Russia rovesciando lo zar - ha rappresentato con la sua impalcatura una svolta decisiva nelle relazioni tra l'Occidente e il mondo Arabo, le cui conseguenze corrono ancora a 100 anni di distanza. E che, in base all'assetto complessivo prefigurato dall'Accordo e dalla necessità bellica di sconfiggere gli ottomani, trascinò esigenze definite da più parti come promesse contrastanti. La Grande Rivolta Araba, a cui la Gran Bretagna destinò il colonnello Lawrence, fu ad esempio proclamata poco dopo l'Accordo, nel giugno del 1916 (anche in questo caso quasi 100 anni fa), dallo Sceriffo Husseyn Bin Alì (avo del successivo re di Giordania) deciso a creare con l'appoggio britannico uno stato arabo unito da Aleppo in Siria fino ad Aden nello Yemen. Nel novembre del 1917, a più di un anno dall'Accordo, fu resa nota la Dichiarazione Balfour con la quale il governo di Sua Maestà si impegnava a costituire "un focolare ebraico" nella futura Palestina sotto controllo britannico.

Situazioni problematiche - così come testimonierà subito a fine guerra nel 1920 la rivolta anti inglese scoppiata in Iraq - frutto di un Accordo che prima ancora di essere un intervento di politica internazionale fu - a giudizio di molti analisti - il massimo risultato ottenibile in presenza delle aspirazioni fortemente conflittuali delle due maggiori, e vittoriose, potenze coloniali di inizio Novecento: Francia e Gran Bretagna. Oggi come allora - e non furono pochi all'epoca gli avversari di Sykes e Picot - la maggiore accusa all'Accordo, oltre alla lesione dei diritti dei popoli, è quella di aver creato confini artificiali di paesi dall'instabilità certa e senza futuro. Una tesi che non tutti condividono: ad esempio Yossi Beilin, uno degli artefici degli Accordi di Oslo fra israeliani e palestinesi, in un'analisi dedicata ai 100 anni del Trattato la contesta. Su 'Israel Ha-Yom' Beilin, pur dando atto della esistenza di effettivi confini artificiali, ha osservato che non e' affatto detto che gli stati nazionali del Medio Oriente non abbiano più futuro. A suo giudizio, confini di quel tipo si possono trovare in altre regioni al mondo: Usa, Russia, Australia, Pakistan e in particolare nella maggior parte dei 52 stati africani. Quegli stati resistono perché - ha sostenuto - appaiono ancora come una formula migliore di quella proposta da quanti vorrebbero abbatterli. 
   

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