• Panama Papers, raffica di smentite ma lo scandalo fa tremare Londra, Reykjavik, Parigi, Mosca

Panama Papers, raffica di smentite ma lo scandalo fa tremare Londra, Reykjavik, Parigi, Mosca

Si aggrava la posizione di Cameron, il premier islandese a un passo dalle dimissioni, Putin furibondo. Gli Usa restano fuori, per ora

I Panama Papers fanno tremare Mosca, Londra, Pechino, Reykjavik, Parigi. Finora gli Usa ne restano fuori

I nomi emersi dalla migliaia di documenti si moltiplicano di ora in ora. Piovono smentite, reazioni imbarazzate, tremano governi e corti, e allo stesso tempo crescono nuove accuse e sospetti nei confronti di leader, vip e faccendieri coinvolti direttamente o indirettamente  in un giro mirabolante di miliardi di dollari dirottati sotto traccia verso le inespugnabili casseforti dei paradisi fiscali.

In alcuni Paesi - a Panama, ma anche in Australia e India - scattano già le prime indagini formali. "Siamo pronti a cooperare a qualsiasi inchiesta giudiziaria", fa sapere il presidente dello Stato centroamericano, Varela. In Italia, Gran Bretagna e in Norvegia le agenzie delle entrate chiedono invece di vedere le carte per una verifica preliminare. Lo scalpore intanto e' unanime. E la risposta del Cremlino, alle paginate della stampa anglosassone che tirano in ballo prima di chiunque altro il 'nemico' Vladimir Putin, e' la più furibonda. Il portavoce del presidente russo - citato in effetti dai 'leaks' mai in prima persona, ma attraverso una cerchia di amici o presunti prestanome, dal violoncellista pietroburghese Serghei Roldughin al banchiere Yuri Kovalciuk - risponde al sospetto col sospetto.

Grida alla "montatura", evoca trame occulte per oscurare i successi di Mosca in Siria e addita come megafoni del Dipartimento di Stato, o addirittura come "agenti della Cia", alcuni reporter dell'International Consortium of Investigative Journalists: il cartello di testate di 76 Paesi che ha intercettato la mole di file 'sfuggita' agli archivi del mega studio legale panamense specializzato in operazioni offshore Mossack Fonseca.

Ad alimentare i dubbi russi - e il rischio che la vicenda possa rivelarsi al di la' di tutto un detonatore di tensioni geopolitiche - forse anche il fatto che non s'intravede per ora il coinvolgimento di alcun personaggio Usa che conti. Neppure per sbaglio. Tuttavia, le carte restano carte e le ombre restano ombre.

Sul fronte della politica, se Putin viene preso di mira per interposta persona, vari governanti compaiono nei Panama Papers con il loro nome e cognome. E' il caso del premier islandese, Sigmundur Gunnlaugsson, il primo a rischio d'impeachment, messo per ore sulla graticola in Parlamento dall'opposizione con un'immediata mozione di sfiducia. Ma anche del presidente filo-occidentale ucraino Petro Poroshenko, l'uomo che avrebbe dovuto ripulire dalla corruzione Kiev stando agli slogan della rivolta di Maidan, o del primo ministro del Pakistan. E ancora del re saudita Salman. Spuntano poi i nomi del neopresidente argentino, Mauricio Macri, che nega tutto sdegnato, e di quello messicano, Enrique Pena Nieto. Qualcuno e' toccato da intrecci di famiglia, come il leader cinese Xi Jinping, il re del Marocco, il presidente siriano Bashar al-Assad, quello azero Ilhan Aliev, rais caduti o defunti quali Mubarak o Gheddafi. E anche il premier britannico, David Cameron, e' costretto a fare i conti con le ricchezze nascoste oltre mare dal padre finanziere Ian, scomparso nel 2010 ("una questione privata", secondo l'imbarazzato commento di Downing Street), come pure da vari notabili del Partito Conservatore.

Fra le new entries delle ultime ore, fa capolino il profilo del commissario Ue all'Energia, lo spagnolo Miguel Arias Canete, e quello dello speaker del Parlamento del Brasile, in prima fila fra i censori della 'mani pulite' brasiliana di questi mesi. In Francia saltano fuori i conti di Marine e del padre Jean Marie Le Pen, titolari, secondo i papers, di un tesoro di lingotti, monete d'oro, soldi. In Italia, la bufera investe invece soprattutto il mondo degli affari, Luca Cordero di Montezemolo ha smentito seccamente.

Passando al mondo del calcio, ammette di avere una societa' off-shore, ma non di evadere il fisco, Lionel Messi, minacciando di querelare chiunque sostenga il contrario. Mentre si ritrovano invischiati pure 'le roi' Michel Platini e altri dirigenti gia' toccati dallo scandalo Fifa-Blatter. Ne' il sospetto risparmia celebrita' del cinema, col regista spagnolo Pedro Almodovar (che giura sulla sua onesta') e l'attore cinese Jackie Chan.

 

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