• Iran, dopo arresti Rohani contrattacca su libertà stampa

Iran, dopo arresti Rohani contrattacca su libertà stampa

Aprendo Salone media accusa ultraconservatori, che disertano

(di Luciana Borsatti)

 Prima l'irritazione per i recenti arresti di almeno cinque giornalisti trapelata dal consiglio dei ministri, poi la tribuna dell'inaugurazione del 21/o Salone dei media per dire no a quelli che diffamano e conducono ad arresti tra i giornalisti ed a chiusure di altri giornali. E dire no anche a quelli che, per attaccare il suo governo, usano non la critica leale e costruttiva, ma la calunnia e il disfattismo.
    Il presidente Hassan Rohani si è espresso pacatamente, ma con chi ha orecchie per intendere non poteva essere più chiaro. "Le parole 'chiusura' o 'sospensione' - ha esordito - dovrebbero essere le ultime a venire pronunciate per un organo di stampa".
    E ancora, alcuni media "emettono sentenze e giocano con la libertà di stampa", cioè "parlano di qualcosa e il giorno dopo qualcuno è diffamato, un giornale chiuso o qualcuno arrestato".
    Il riferimento è ai media ultraconservatori e alla loro accanita battaglia contro il suo governo. E certo non è un caso se i più autorevoli fra loro hanno disertato il Salone, cui partecipano invece fino al 13 luglio circa 600 tra giornali, agenzie di stampa e siti di informazione nazionali. E' il caso delle agenzie Fars e Tasnim, dei quotidiani Vatan-e Emrouz e Kayhan, dei siti Mashreq, Jahannews, Rajanews Seratnews, Dana.
    "Organi e persone legate alla sicurezza - ha detto ancora il presidente, con implicito riferimento anche all'intelligence delle Guardie rivoluzionarie cui si riconducono gli ultimi arresti - non possono stabilire i criteri per i media e la stampa". Non può accadere che alcuni media chiedano punizioni e chiusure, godano di immunità permanente" e agiscano "come polizia segreta".
    Nei giorni scorsi sono stati arrestati almeno cinque giornalisti, fra cui il riformista Isa Saharkhiz, responsabile per la stampa del governo Khatami; Ehsan Mazandarani, direttore del giornale Farhikhtegan; Afarin Chitsaz del quotidiano Iran, e Saman Safarzaei del mensile Andisheh Pouya. Il 2 novembre, riferiscono media dell'opposizione, una ventina di reporter erano stati convocati dall'intelligence dei Pasdaran. La quale avrebbe individuato una rete di infiltrati per conto di governi ostili, impegnati nel reclutamento di operatori dell'informazione locali anche al fine di favorire la penetrazione culturale Usa.
    Queste nuove detenzioni si aggiungono a quella di molti altri giornalisti in carcere e del corrispondente del Washington Post, Jason Rezaian, condannato per spionaggio per gli Usa. Ma anche ai recenti arresti di un imprenditore irano-americano e di un libanese-americano, contestuali ad una serie di avvertimenti, dalla Guida suprema Ali Khamenei, sul rischio di "penetrazioni" culturali da parte della potenza Usa.
    No ai media come armi di lotta politica interna dunque, avverte Rohani, e sì ad un sistema di informazione "trasparente", con una chiara normativa sugli organi di supervisione dei media - nel governo e nella magistratura - e sulle sanzioni. E sì anche all'esercizio della critica come "un diritto" dei media, che però non deve trasformarsi in "calunnia". Principio cui si lega anche il titolo sulla critica seria e responsabile scelto per il Salone dei media, cui partecipano anche una dozzina di media stranieri. Scelti per presentare in incontri pubblici la loro attività sono stati in particolare l'ANSA - unico media italiano con un ufficio permanente, da 36 anni, in Iran - la France Press e l'Ap.
   

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