Isis: fonti, jihadisti controllano 80% campo Yarmouk. Save Children, 3.500 bambini intrappolati

L'Onu chiede l'accesso umanitario al campo profughi palestinese vicino Damasco. Liberati i 300 curdi rapiti da jihadisti di al-Nusra

Almeno 3.500 bambini sono intrappolati all'interno del campo profughi palestinese di Yarmouk, con il rischio di essere uccisi o feriti, secondo quanto denuncia Save the Children. Le testimonianze degli operatori umanitari sul campo riportano di persone che giacciono in strada, senza la possibilità di essere soccorsi a causa dei combattimenti. Secondo fonti dell'organizzazione nei giorni scorsi decine di medici volontari, operatori umanitari e civili, sono stati uccisi, rapiti o feriti. Molti risultano ancora dispersi. "A Yarmouk stiamo assistendo a una farsa. I palestinesi all'interno della Siria hanno faticosamente mantenuto una posizione di equilibrio per rimanere fuori dal conflitto, e per questo ora sono sotto assedio" spiega Roger Hearn, direttore regionale di Save the Children in Medio Oriente. "Prima Yarmouk era un luogo vivace, dominato dalla speranza e ora è un luogo di terrore. La vera tragedia è che i palestinesi all'interno della Siria non hanno un posto dove scappare e trovare rifugio. È terribile il continuo fallimento della comunità internazionale nei confronti dei palestinesi" aggiunge Hearn. Secondo gli operatori umanitari sul campo i bambini hanno bisogno di cibo, medicine e protezione e le loro necessità crescono disperatamente di ora in ora, senza che si possa raggiungere il campo profughi. Gli attacchi al campo di Yarmouk arrivano dopo due anni di assedio, in cui i civili mancano di sufficiente cibo, acqua e forniture mediche. Gli ospedali all'interno di Yarmouk non possono più fornire assistenza sanitaria dopo essere stati distrutti negli ultimi attacchi e le forniture mediche si stanno esaurendo. Attualmente, spiega Save the Children, non ci sono strutture sanitarie che siano in grado di assistere la popolazione civile intrappolata all'interno del campo assediato e i civili feriti dovrebbero essere immediatamente evacuati dal campo per ricevere assistenza. I palestinesi in Siria non possono lasciare il paese, perché i confini per loro sono chiusi. Save the Children chiede alla comunità internazionale di sollecitare tutte le parti in conflitto a un cessate il fuoco che consenta di portare aiuti all'interno di Yarmouk e di evacuare i bambini e le famiglie ferite. Anche gli operatori umanitari, il personale medico, oltre ai civili palestinesi, sono stati nel mirino dei combattimenti: secondo le informazioni in possesso dell'organizzazione, nei giorni scorsi decine di medici volontari, operatori umanitari e civili sono stati uccisi, altri rapiti o feriti e alcuni di questi risultano ancora dispersi.

I jihadisti dello Stato islamico (Isis) controllano circa l'80% del campo palestinese di Yarmouk a Damasco. Lo riferiscono all'ANSA fonti palestinesi raggiunte telefonicamente a Damasco e in continuo contatto con attivisti a Yarmouk. Le fonti affermano che anche oggi continuano intensi gli scontri tra l'ala locale di Hamas, Aknaf Beit al Maqdisi e i miliziani dell'Isis. I civili, proseguono le fonti, sono intrappolati in tutte le zone del campo. Le fonti affermano inoltre che elicotteri governativi siriani bombardano postazioni jihadiste nel campo, situato alla periferia meridionale della capitale siriana. I bombardamenti delle forze lealiste siriane - proseguono le fonti - sono mirate a rallentare l'avanzata dell'Isis.

Fosse comuni, che potrebbero contenere fino a 1.700 corpi di soldati iracheni uccisi dall'Isis, sono state rinvenute a Tikrit, la città irachena appena liberata, secondo la Cnn. Al momento, l'inviata dell'emittente Arwa Damon parla di 20 corpi ritrovati in una delle fosse. In tutto, secondo la giornalista, le fosse potrebbero essere dieci: otto all'interno del palazzo presidenziale che apparteneva a Saddam Hussein, due appena fuori dalla città. La cifra di 1.700 possibili cadaveri nelle fosse comuni di Tikrit si basa sulle dichiarazioni dell'Isis, che sostiene di avere ucciso altrettanti soldati iracheni catturati nel giugno scorso vicino a Camp Speicher, una base fortificata irachena dei pressi di Tikrit.

Spietata offensiva dell'Isis in Siria. I jihadisti dello Stato Islamico - dopo l'inusuale alleanza con i qaedisti di al-Nusra - sono infatti penetrati nel campo profughi palestinese di Yarmuk, nella periferia della capitale siriana.  

Secondo gli attivisti, i jihadisti hanno ucciso 9 militanti palestinesi che difendevano il campo. Due di loro sono stati decapitati. A riferirlo è l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria

Negli ultimi giorni, lo Stato islamico è riuscito ad arrivare a pochissimi chilometri dal centro di Damasco, penetrando nel campo profughi palestinese di Yarmuk e ingaggiando una battaglia con gruppi palestinesi che si oppongono al presidente Bashar al Assad e da due anni sono assediati nell'insediamento affollato da 18.000 civili. Gli scontri nel campo sono iniziati mercoledì scorso e, secondo uno degli attivisti locali, Hatem al-Dimashqi, i combattimenti sono proseguiti anche stamane. L'Osservatorio siriano per i diritti umani e lo stesso attivista hanno inoltre accusato il regime di Assad di aver lanciato bombe a 'barile' sul campo profughi mentre tentano di respingere l'avanzata dei jihadisti dell'Isis verso la capitale Damasco.

L'ISIS in TIMELINE: la cavalcata dei jihadisti in Medio Oriente

I jihadisti del Fronte al Nusra, branca siriana di al Qaeda, hanno sequestrato e poi liberato 300 curdi, tra cui anche bambini, nella zona di Dana, alla periferia di Idlib.  Si tratta di un gruppo di 300 persone a bordo di cinque pullman e un minibus provenienti da Afrin. E' accaduto a un checkpoint a Dana. Il gruppo era diretto ad Aleppo per ricevere la loro paga.

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La denuncia
Ad al-Qadam, quartiere di Damasco, una bambina di otto anni sarebbe stata rapita e le sarebbe stato asportato un rene. A denunciarlo è ARA News (agenzia sostenuta dalla fondazione olandese Free Press Unlimited), che ha raccolto la testimonianza della madre, Nadia Kamal. Secondo quanto riferito dalla donna, dopo 10 giorni di ricerche la famiglia ha ricevuto una telefonata anonima con le istruzioni per recuperare la piccola. La visita medica avrebbe confermato la rimozione dell'organo. La notizia non può essere verificata.


Secondo ARA News, negli ultimi mesi a Damasco il rapimento di bambini e il traffico degli essere umani sarebbero diventati fenomeni "comuni". Il mercato nero degli organi, invece, sarebbe un'aggiunta recente al decalogo degli orrori siriano. Le segnalazioni, però, si moltiplicano. Muhammad Ali, residente nel quartiere di Rukn al-Din di Damasco, ha detto ad ARA News che almeno quattro bambini sono stati rapiti recentemente in quella zona della città. "La scorsa settimana - ha aggiunto - un gruppo di uomini armati ha rapito diversi bambini nella città di Daria e poi li ha liberati. Le famiglie dicono che diversi organi sono stati asportati dai piccoli".

"Mia figlia Raghad - è la testimonianza di Nadia Kamal - è scomparsa dal parco del quartiere. L'abbiamo cercata in diversi ospedali ma senza successo. Così ho denunciato online la sua scomparsa. Dopo dieci giorni sono stata contattata al telefono da una persona sconosciuta che mi ha detto che mia figlia era in buona salute e che potevo riaverla". La piccola sarebbe stata restituita alla famiglia da un uomo col volto coperto. "Sul suo corpo - ha aggiunto Nadia - erano evidenti i segni di un'operazione chirurgica: una visita medica ha confermato l'asportazione di un rene".

Voci di traffico di organi umani si rincorrono da tempo in Siria ma non sono mai state confermate da organizzazioni indipendenti.

Gentiloni, contro terrorismo non solo opzione militare

"Non escludere l'opzione militare fa titolo ma non è l'unica risposta al terrorismo né la risposta decisiva". Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a Radio Anch'io. "Nei confronti dei gruppi terroristi non possiamo escludere l'opzione militare", ha spiegato Gentiloni a Radio Anch'io precisando che in un'operazione militare anti-Isis in Siria e In Iraq l'Italia "è già dentro con l'autorizzazione del parlamento da diversi mesi". D'altronde, ha aggiunto il capo della diplomazia italiana, la lotta al terrorismo va condotta con "interventi su più terreni". "All'interno della comunità musulmana c'e' un conflitto tra sciiiti e sunniti che noi dobbiamo provare a moderare, ci sono le operazioni di contrasto al finanziamento dei gruppi, c'è la dimensione della cooperazione economica". Il ministro ha citato anche gli aiuti umanitari verso i rifugiati, e la collaborazione tra università. "Quando si dice possiamo fare di più non vuol dire mettere mano alle pistole", ha detto Gentiloni.

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