Greenpeace sotto accusa, ha rovinato disegni Nazca

Per installare scritta su clima. Ong presenta scuse, governo Perù le respinge

(ANSA) - LIMA, 12 DIC - L'azione di Greenpeace nelle Linee di Nazca - la serie di antichissimi geoglifi che si trovano sul tratto fra le città di Nazca e Palpa, nel sud del Perù- doveva servire a richiamare l'attenzione sul riscaldamento globale, ma ha avuto un effetto boomerang: il governo di Lima ha respinto le scuse presentate dalla Ong ambientalista, il cui direttore esecutivo, il sudafricano Kumi Niadoo, è arrivato in fretta e furia per cercare di limitare i danni.
    Appena sbarcato all'aeroporto di Lima, Niadoo ha dichiarato alla stampa che il suo obiettivo era "riunirmi con le autorità e vedere che assistenza possiamo fornire nell'inchiesta" sull'intervento nelle Linee di Nazca, ma non ha chiarito se Greenpeace considera che, come afferma la procura locale, i suoi militanti hanno causato "danni irreparabili" nel sito, dichiarato patrimonio culturale dell'Umanità dall'Unesco.
    L'intervento è stata una delle classiche azioni spettacolari del gruppo ambientalista: in coincidenza con la XX Conferenza Onu sul cambiamento climatico in corso a Lima, un gruppo di militanti sono entrati lunedì scorso nel sito delle Linee di Nazca e hanno disposto vicino a una delle figure più note, che rappresenta un colibrì, un messaggio scritto (in inglese) con lettere di stoffa gialla: "E' tempo di cambiare! Il futuro è rinnovabile".
    L'iniziativa non è piaciuta affatto ai peruviani: il presidente Ollanta Humala ha detto che, qualsiasi fossero i motivi dell'intervento, Greenpeace "ha mancato di rispetto al nostro popolo e alla nostra cultura" mentre il ministero della Cultura ha chiesto alla giustizia di identificare i responsabili dell'azione, ricordando che l'accesso al suo perimetro è rigorosamente proibito, a causa della fragilità delle figure, monumentale ricordo della civiltà Nazca (300 a.C.-500 d.C.).
    Il gruppo ambientalista, che in un primo momento si era difeso sostenendo che non aveva provocato nessun danno, giacché il suo slogan era scritto con lettere di stoffa disposte sul suolo del deserto, ha comunque "presentato le sue scuse a chi possa essersi sentito offeso" dall'azione, sottolineando che "in oltre 40 anni di attivismo pacifico" ha sempre "sempre dimostrato il suo rispetto di tutti i popoli del mondo, e del suo patrimonio culturale".
    Le scuse di Greenpeace, però, non sono state accettate dalle autorità di Lima perché, come ha spiegato il sottosegretario alla Cultura, Luis Jaime Castillo, gli ambientalisti "non hanno accettato di aver causato alcun danno", mentre secondo esperti archeologici come Ana Maria Cogorno, responsabile di un'associazione per la tutela delle Linee di Nazca, hanno dimostrato, con tanto di fotografie aeree, che le tracce dell'intervento restano visibili nel sito. (ANSA)

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