Turchia nel caos, almeno 18 manifestanti curdi uccisi

Manifestazioni in solidarietà con Kobane sotto assedio jihadisti

E' salito ad almeno 18 morti il bilancio dei vari episodi di violenza scoppiati da ieri in Turchia: lo riferisce l'agenzia Anadolu, precisando che le ultime quattro persone sono state uccise nelle province
orientali di Mardin e Van. Nei giorni scorsi sono stati dieci gli uccisi a Diyarbakir, tre a Mardin, due a Siirt, uno a Van e un altro nella provincia di Batman. Un giovane rimasto ferito gravemente negli scontri tra sostenitori del Pkk e polizia è morto stamani. In sei province epicentro degli scontri è in vigore il coprifuoco.

Mercoledì la situazione resta tesa nelle sei province curde del sudest, dove il governo di Ankara ha imposto ieri il coprifuoco per cercare di riportare la calma. A Diyarbakir, principale città curda della Turchia, militari e blindati pattugliano le strade.

Gli scontri sono scoppiati martedì durante le manifestazioni organizzate in tutto il paese dal principale partito curdo, il Partito democratico del popolo (Hdp), per protestare contro il mancato intervento militare della Turchia a Kobane, città siriana al confine turco assediata dai jihadisti dell'Isis e strenuamente difesa dalla popolazione curda. Secondo la stampa nazionale, esponenti del Pkk (il partito comunista curdo che combatte da decenni una sanguinosa guerra di indipendenza con Ankara) hanno cominciato a sparare contro la polizia, che ha risposto al fuoco. Altri scontri sono scoppiati fra i curdi e i sostenitori di partiti e movimenti islamisti, come l'Huda-Par, simpatizzanti dell'Isis. Solo a Istanbul la polizia martedì ha arrestato 98 persone.

Per mercoledì mattina alle 11 il primo ministro Ahmet Davutoglu ha convocato una riunione per fare il punto della situazione.

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