Scozia: un esercito di volontari per l'indipendenza

Analisti temono depressione economica, allarme su fuga capitali

(di Alessandro Carlini) (ANSA) - LONDRA, 13 SET - L'incubo della crisi economica aleggia sulla campagna elettorale per il referendum scozzese.
    Mentre gli indipendentisti schierano un esercito di volontari per convincere gli indecisi nell'ultimo week-end prima del voto di giovedì, le stime allarmanti degli analisti di CrossBorder Capital e Deutsche Bank parlano di fuga di capitali dalla Gran Bretagna: non più milioni ma ora miliardi di sterline, e perfino una "depressione" per la Scozia (e forse anche il Regno Unito) se dovesse scegliere la via dell'indipendenza. E i rischi in ambito economico paventati da giorni sembrano far presa sull'elettorato: secondo un sondaggio di Survation, commissionato dalla campagna del 'no', gli unionisti sono al 54% e i nazionalisti al 46%, se si escludono gli indecisi.
    I dati degli economisti sono preoccupanti. Nel solo mese di agosto c'è stata una fuga di capitali dal Regno Unito pari a 16,8 miliardi di sterline, il dato peggiore dal collasso di Lehman Brothers. Dato che è destinato ad aggravarsi con la possibilità di una secessione. Mentre uno studio di Deutsche Bank afferma che l'indipendenza sarebbe un errore storico per la Scozia, come quelli che portarono alla Grande Depressione negli anni Trenta. Se questo non basta, si allunga la lista dei gruppi di retail britannici, dei settori più diversi, che lanciano un appello contro l'indipendenza della Scozia per il rischio di un rialzo dei prezzi a nord del confine. Le catene Marks & Spencer, B&Q e Timpson hanno sottolineato che dovranno sostenere costi più alti per operare in un altro Paese e con una moneta separata, che non si sa ancora quale sarà. Il rialzo dei prezzi potrebbe riguardare ogni bene, dal cibo ai servizi telefonici, per gli elevati costi di roaming, ai mutui, alla posta fino all'energia. Secondo un rapporto del governo di Londra, gli scozzesi dovranno pagare 189 sterline l'anno in più per le loro bollette in caso di secessione. Ma il primo ministro scozzese, Alex Salmond, non ci sta e contrattacca, denunciando ancora una volta il clima di "bullismo" orchestrato da Londra. Allo stesso tempo però deve promettere che in caso di vittoria i nazionalisti saranno "generosi con tutti". Una precisazione necessaria per placare la polemica sorta dopo che un ex dirigente del suo partito Snp, Jim Sillars, aveva parlato di "resa dei conti" in caso di vittoria degli indipendentisti contro le banche e i grandi gruppi che si sono schierati contro l'indipendenza. Era arrivato anche a minacciare una nazionalizzazione completa o parziale per i pozzi petroliferi del colosso Bp. Alle polemiche in ambito economico i secessionisti rispondono schierando 35mila volontari che nel fine settimana cercheranno di convincere soprattutto gli indecisi, stimati al 12% nel sondaggio di Survation, a votare per l'indipendenza. Sono state create 473 postazioni dai nazionalisti nei centri della Scozia e si calcola che saranno distribuiti 2,6 milioni di volantini in 48 ore. Un impegno così ingente è necessario se si pensa che per la prima volta in Scozia si sono registrate quasi 4,3 milioni di persone per votare. Oggi è stato anche il giorno di un'insolita parata a Edimburgo, molto più tipica nelle strade di Belfast e dell'Ulster. Hanno marciato oltre 10mila orangisti, gli unionisti più radicali, in un corteo che non è stato sostenuto dalla campagna del 'no'.(ANSA).
   

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