di Redazione ANSA
ANSA MagazineaMag #107
Aleandro Mariani, storia di un successo

'Non ce la farà mai'. Ora è una star della lirica

Aleandro Mariani, 27 anni, è tenore del teatro dell'Opera di Roma e un'ugola apprezzata dai musicisti di tutta Italia. Ma prima di raggiungere i suoi traguardi ha dovuto affrontare lo scetticismo di chi vive di luoghi comuni. A partire da un prof che lo prendeva in giro...

“La vita ci offre delle chance e io cerco semplicemente di non sprecarle”. Difficile chiedere dove nasca l’ ‘erba voglio’ ad uno stakanovista di sogni. Eppure Aleandro Mariani, cantante lirico internazionale di 27 anni, abruzzese, parla dei suoi traguardi con l’ingenuità di chi pensa solo al prossimo obiettivo: “Non inseguo aspirazioni, vado avanti e sposto l’asticella”, spiega. E così il talento ha trasformato le circostanze in sfide: promessa dello sci a 17 anni e tenore del Progetto Young Artist Program al teatro dell’Opera di Roma dieci anni dopo.

Dalle discese sulla neve all’occhio di bue del palcoscenico, non c’è apparentemente alcun filo conduttore se non quell’interrogativo da cui ogni volta è nata la scintilla: “Ma sei davvero sicuro di riuscirci?”. Una domanda che a 15 anni aveva il suono di uno sberleffo rivolto da un suo insegnante ai tempi del liceo, che commentava con scetticismo e ironia i suoi primi tentativi di correre veloce sulle montagne. Allora Aleandro sbucava impacchettato dalla sua tuta con gli scarponi: “Quando tornai a casa decisi che sarei diventato uno sciatore”. E’ bastato un anno e mezzo e il ragazzino goffo di un tempo ammutoliva le prese in giro a suon di gare nella coppa del mondo cittadina, fino al podio al campionato interregionale, dopo essere partito per ultimo perché privo di punteggio.

Poi la delusione di non avercela fatta a superare le selezioni per entrare nella squadra dei carabinieri, perché ancora troppo giovane. “Ma le opportunità sono ovunque” - ricorda Aleandro sorridendo. E in un Autogrill la nuova chance aveva il volto del cantante d’opera Beniamino Gigli: durante la sosta di un viaggio verso il ritiro del gruppo sportivo, Aleandro compra un cd dedicato al grande tenore italiano. Il colpo di fulmine per quella voce apre la strada della lirica.

A 19 anni, dopo qualche lezione di nascosto, Mariani ricordava Pavarotti cantando ‘E lucevano le stelle’. Un’ ‘aria’ di famiglia visto che suo nonno, un pastore, faceva lo stesso intonando la Tosca ogni mattina prima di incamminarsi con il gregge. E allora l’ennesima svolta: ripartendo da zero, e in età avanzata per lo studio della lirica, entra al conservatorio Santa Cecilia di Roma dopo aver superato le audizioni su 150 candidati.

Quando annunciò i brani per le selezioni, come ‘Nessun dorma’, la commissione sorrideva con cinismo e pregiudizio. “Poi è andata come la storia del prof di liceo con lo sci – sorride Aleandro -. Ma questo non vuol dire che non sia stata dura. All’inizio, nonostante fossi già maggiorenne imparavo solfeggio assieme ai bambini di otto anni”, spiega con orgoglio l’ex ragazzino goffo diventato promessa dello sci, che nel 2016 si è laureato in canto lirico a pieni voti diventando una star della musica d’opera.

Nel corso degli anni, Mariani ha stupito personaggi del calibro di Cristina Muti, Renata Scotto, Nicoletta Mantovani, Leo Nucci, Adua Verani e Rolando Nicolosi, con il quale ha anche partecipato ad una tournee in Cina, mentre nei prossimi mesi interpreterà la Cavalleria Rusticana al Teatro lirico a Ravenna, sotto la regia di Cristina Mazzavillani Muti. Non c’è enfant e non c’è prodige che tenga: se il genio incompreso ormai è un luogo comune e il talento un bene di consumo, a sopravvivere restano le banali, troppo dimenticate, storie di ordinaria determinazione.

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Un calderone con 50mila studenti per far emergere il talento: a galla non ci sono le giovani star degli show televisivi serali, ma gli allievi dei conservatori italiani, oggi in bilico tra il precariato e un ordinamento che stenta a rinnovarsi dopo 17 anni. L’ultima riforma risale al 1999, che all’epoca sostituì quella del 1930. Delle 73 strutture (55 statali), quelle private rischiano di scomparire, per questo motivo il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ne ha annunciato una statalizzazione accennando ad un progetto in cantiere da anni: la creazione di ‘Politecnici delle Arti’ potrebbe essere il futuro dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica italiana (Afam).

Nel frattempo l’occupazione nel sistema dell’Alta formazione artistica continua a calare: secondo i dati di Alma Laurea solo il 53% dei diplomati trova un impiego. Di questi, il 37% ne cerca uno diverso, più stabile e meglio retribuito mentre la maggior parte resta ancorata al mondo dell’insegnamento, sempre più frequentemente con contratti precari. Nonostante tutto, le iscrizioni sono aumentate e la possibilità di emergere c’è. Il sistema Afam produce 14mila diplomati l’anno. E per quanto riguarda la musica, non solo nel campo della classica. Da tempo la contemporanea, il jazz e anche la musica elettronica entrano nel curriculum degli studenti. Una rincorsa – partita in grave ritardo e ancora con molto affanno – ai templi sacri di livello mondiale come il Berklee College di Boston, che storicamente collabora con rassegne internazionali in Italia come l’Umbria Jazz Festival. La concorrenza straniera viaggia a ritmi da metronomo impazzito e in Italia c’è comunque chi dall’estero ha cominciato la scalata ai conservatori: uno studente su dieci è straniero, quasi sempre cinese.


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