di Alessandra Magliaro
ANSA MagazineaMag #74
Oltre 1000 schermi perduti dal 2000

Buio in sala, là dove c'era il cinema

Serrande abbassate, ambienti abbandonati oppure sale gaming e se va bene supermercati: il paesaggio urbano senza cinema cambia le nostre strade, più povero a vista d’occhio. C’entra la crisi ma soprattutto lo tsunami tecnologico che ha cambiato profondamente il modo in cui viviamo un film. 

 

Quell’emorragia cominciata verso fine anni '80 non è ancora finita, seppure qua e là c'è qualche sporadica inversione di tendenza. I dati Anec più recenti, sono chiari: dal 2000 a dicembre 2014 in Italia si sono perse 888 sale, perlopiù monosale (per un totale di 1.083 schermi). A fine maggio del 2011 in Italia erano aperte 1872 sale (3.936 schermi), a fine 2014, 1.725 (tra monosala e multisala per un totale di 3.913 schermi).

Prima l'avvento della tv commerciale, poi la diffusione dell'home video, poi la comodità dei film sul satellite, infine lo streaming: il cinema si vede in casa, il rito non è più collettivo come al cinema, diventa personale e personalizzato sui device. E al posto dei cinema aprono supermercati, come negli anni '90, residence universitari, palestre, centri di ogni tipo, le sale si restringono, da un cinema si ricavano vari schermi. Parlare di sale è ormai parlare di Old Cinema, anche se poi qualche exploit nel corso dell'anno si trova sempre, un evento a farci fare la fila come un tempo che sia Star Wars o Checco Zalone poco importa. Del resto accade anche in tv: non la si guarda più ma poi arriva Il commissario Montalbano e la platea schizza a 11 milioni.

Il cinema è sullo smartphone e le sale allora?

Old Cinema Cinecitta Levico -

Old Cinema è anche il nome di un progetto culturale dedicato principalmente al monitoraggio delle sale dimenticate, allo slancio imprenditoriale e tecnologico di oggi. Nato per la mappatura, documentazione e recupero delle sale perdute d'Italia, dal 2014 agisce sempre più decisamente nel senso della rigenerazione dei cinema, incrociando i luoghi materiali - i cinema mappati o i loro fantasmi urbani - con i progetti innovativi e crossmediali e con i contenuti digitali.


Da’ appuntamento a Brescia per eventi lunghi tutto l'anno - a gennaio gli Avati, a marzo Abel Ferrara, da maggio a luglio ci saranno Carlo Verdone, Willem Dafoe, Giuliano Montaldo, per citarne alcuni - intere giornate per riscoprire il gusto del cinema al cinema. Old Cinema portato avanti da Ambra Craighero mira a una ricollocazione di questi luoghi 'perduti' che è non solo reale (con format e prodotti che funzionano da acceleratore d'impresa per soggetti pubblici e privati che vogliano recuperare una sala), e non solo culturale (con gli eventi nazionali quali Old Cinema Brescia 2016, le ricerche, le mappature, i docufilm, le collaborazioni scientifiche e didattiche, in primis con il Politecnico di Milano), ma anche virtuale e cross-mediale (con la costruzione di mappature dal basso, grazie alle centinaia di segnalazioni di utenti social), e iniziative di digitalstorytelling (imminente la AppOld Cinema e l'esperimento di realtà aumentata #OperaCollettiva, che vedranno la luce proprio a Brescia, scelta come citylab.

L'idea è anche di riconnotare almeno 20 sale (una per ogni regione) come incubatori culturali di contenuti cinematografici, hi-tech e digitali. È già un modello l’ex cinema Impero di Arco, che oggi rivive come “Lab” permanente di Old Cinema, destinato agli studi, alle proiezioni a tema e alla restituzione periodica delle ricerche. Perché torni, nell’era del Web 2.0, officina di cultura e condivisione sociale.


Baci ed emozioni, uno scippo alla memoria

Il cinema Avorio al Pigneto a Roma, un cineclub a fine anni '70. Chiuso da oltre 30 anni è stato riaperto da Alice nella città per la Festa di Roma. Gli abitanti della zona vorrebbero ricomprarlo e riaprirlo, come accaduto con il Grauco di Via Perugia

Ognuno ha i suoi ricordi legati alle vecchi sale, ci sono baci che affiorano alla mente, risate, amicizie, capolavori che segnano l'immaginario, tante emozioni. Giuseppe Tornatore ci ha fatto un film, Nuovo Cinema Paradiso, che era omaggio al suo Supercinema di Bagheria oggi multisala, il premio Oscar Ennio Morricone torna indietro negli anni pensando addirittura a quelle piccole sale con il pianista che suonava la musica, mentre a Roma si chiamavano ‘pidocchietti’ (e facile capire perché) quelle sale antiche ormai dismesse, come il Regina.

Al Pigneto a Roma, una zona piccola neppure un quartiere, negli anni '80 se ne contavano diversi, l’Aquila (poi diventato sala a luci rosse, poi sequestrato tra gli averi della banda della Magliana, poi rinato Nuovo Cinema e ora di nuovo tristemente bloccato dalla burocrazia), l’Avorio che a fine ’70 era un po’ come il Filmstudio di Verdone e poi il Preneste, il Diamante, i fascistissimi Impero e Due Allori (oggi tristemente sala gaming)  con architettura d’epoca che a restaurarli sarebbero gioiellini, l'Hollywood (ora palestra) tutti ora al buio.

Old Cinema mappa queste sale, ognuna ha una sua storia. Gli ex Cinema Impero (1912) e Iris (1948) ad Arco, magnifiche sale cinematografiche liberty inserite in un unico edificio asburgico, lo schermo-pulpito del cinema-chiesa di Lodrone sempre in Trentino, lo Smeraldo di Tione dove si portava la legna per la stufa in sala; storie che sembrano film come quella del cercatore d’oro Nicolini, che fondò il cinema Dante a Strada o quella del gelataio Osvaldo Bologna, che ha trasformato in laboratorio di pasticceria il “suo” old cinema, l’Astra di Mori, dove aveva fatto l’ambulante pur di non vederlo sparire. 

Giuseppe Tornatore dice:  «Il ricordo che ho io è che nel mondo del cinema ci sia sempre stata l’idea che una stagione stia per terminare e ne stia per cominciare un’altra. C’è sempre stata questa sensazione, quasi di precarietà. Adesso sentiamo che la rivoluzione digitale sta spazzando via un’esperienza. Poi scopriremo che non è così: che non è altro che una continua trasformazione».


Old Cinema, ecco dove vedevamo i film

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Carlo Verdone, sono cresciuto con il Filmstudio

Carlo Verdone


Racconta all’ANSA Carlo Verdone: ‘’mi sono formato in un’epoca in cui certe sale erano scuole cinematografiche, piccoli cinema che in quegli anni ti facevano conoscere gli Autori, i registi cult americani, francesi, tedeschi, maratone fantastiche in cui ti immergevi pomeriggi interi. Questi posti, come il FilmStudio che frequentavo o il Cineclub Tevere, sono stati preziosi per intere generazioni e di grande importanza per la circolazione delle opere. C’erano in quegli anni operatori culturali che alzavano serrande per creare cineclub, cinema d’essai. Mi ricordo certe retrospettive integrali di Germi, Pasolini, Rohmer. Ancora anni dopop le monosale vivevano momenti ancora di gloria, i film di Nuti, i miei stessi, Moretti. Poi tutto ha cominciato a cambiare, mi ricordo certi anni, verso la fine degli ’80, quando i cinema più grandi cominciarono a chiudere, specie quelli del centro città. Le sale si sono spostate fuori, nei centri commerciali, e per quei cinema, in un’ottica prettamente consumistica, grazie ai popcorn movie sono stati anni interessanti, molto meno per il cinema d’autore. Io stesso ho vissuto la mia battaglia quando dal ’94 al ’96 ebbi da Cecchi Gori in affidamento il Roma a Trastevere con la precisa intenzione di lanciare nuovi autori italiani. Ho resistito un po’, un paio d’anni, poi mi sono dovuto arrendere alla crisi. Sono arreso a quel che ci capita: vedo i miei figli e tanti giovani che vedono i film sui telefonini e allora penso che quella delle sale è una battaglia di retroguardia, inutile accanirsi se il mondo va da un’altra parte. Quello che però credo debba rimanere è la funzione storia, il sostegno alla memoria del cinema e quindi se c’è una lotta che ha un senso è quella delle piccole sale, dei film d’essai dove recuperare sullo schermo gli autori che hanno fatto grande questa arte, altrimenti il cinema resta solo un intrattenimento e basta, ieri in sala oggi sullo smartphone.


Il Kursaal di Augusta che forse riaprirà

Kursaal (1966) Ragusa (Sicilia)

Nel declino inesorabile della sala qualche esempio contrario come il Kursaal di Augusta in Sicilia, una storica sala (con arena estiva) in 'odore' di recupero.

Il "Kursaal Augusteo" di Augusta (SR) è un complesso ricettivo e cine-teatrale con platea e tribuna da 1500 posti, realizzato dall'ingegner Mario Giusti di Milano alla fine degli anni Trenta. L'albergo è rimasto in funzione fino al 2003, la sala ha iniziato le proiezioni nel 1953 e ha terminato il cinema regolare nel 1991. Old Cinema ha attivato per questa sala una piattaforma di studi (progetto pilota di rigenerazione urbana) in collaborazione con la proprietà e il il prof. Luca Fabris del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano.

Chissà che la nuova Legge di Riforma sul cinema non aiuti. C'è un articolo proprio sulle Sale storiche che prevede semplificazioni sul riconoscimento della dichiarazione di interesse culturale per favorire la conservazione e la valorizzazione delle sale storiche cui è possibile apporre il vincolo di destinazione d'uso. E c'è anche il piano straordinario - 100 milioni di euro in 3 anni - per riattivare sale chiuse e aprirne di nuove.

Si può anche andare controcorrente come uno studente di Lecco Andrea GiaVer Gianviti che recentemente su Facebook ha lanciato una petizione per promuovere il ritorno di una sala nella sua città

 

Il "Kursaal Augusteo" di Augusta (SR) è un complesso ricettivo e cine-teatrale con platea e tribuna da 1500 posti, realizzato dall'ingegner Mario Giusti di Milano alla fine degli anni Trenta. L'albergo è rimasto in funzione fino al 2003, la sala ha iniziato le proiezioni nel 1953 e ha terminato il cinema regolare nel 1991. Old Cinema ha attivato per questa sala una piattaforma di studi (progetto pilota di rigenerazione urbana) in collaborazione con la proprietà e il il prof. Luca Fabris del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano.


Riaprire un cinema non è riappropriarsi di un vecchio spazio dimenticato: è liberare un luogo nuovo per vite nuove

Daniele Luchetti