di Michela Suglia
ANSA MagazineaMag #68
Dalla Siria con i corridoi umanitari

Storie di migranti, quelli con la valigia

Scappano dalla stessa guerra e follia degli altri migranti ma di diverso, loro hanno una valigia. Hanno avuto tempo e modo di portarsi dietro l’essenziale o piccoli frammenti di memoria da cui passa a volte la dignità.

Nei primi due mesi del 2016, secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, ad attraversare il Mediterraneo sono stati 131.724 migranti. Un bollettino di disperazione che diventa ancora più cupo se si conta chi non ce l'ha fatta: dall'inizio della crisi, sono circa 4mila le persone morte nel tentativo di raggiungere l'Europa via mare.

Mille invece ce la faranno. Entro due anni arriveranno in Italia senza correre rischi, grazie a un corridoio umanitario aperto per la prima volta in Europa. I primi 93 siriani ci sono già e 23 hanno trovato casa in un agriturismo vicino Roma.

Del gruppo romano la più piccola ha 11 mesi, 70 la più anziana. Per lo più musulmani, non mancano i cristiani. Insieme fanno prove di convivenza, imparano l'italiano, i bambini giocano, i grandi aspettano di fare corsi per trovare un lavoro.

Ecco gli 'altri' migranti

Ecco gli 'altri' migranti

Un nastro rosso di quelli che si arricciano come boccoli sui regali e un adesivo in italiano 'corridoi umanitari'. Le loro valigie erano diverse dalle altre in volo. E soprattutto, di diverso, le avevano. I primi migranti con trolley sono arrivati a Fiumicino nel giorno in più di un anno bisestile, senza coperte e giubbotti di salvataggio né scafisti e neppure i calli ai piedi. Un volo di linea li ha portati nella loro nuova casa Italia, con un visto umanitario già in mano. Dei primi 93 siriani arrivati con un corridoio umanitario - primo caso in Europa - 15 più otto bambini vivono ora in un agriturismo a Campoleone, frazione di Aprilia dove ogni giorno arriva il treno da Roma e passano veloci i ciclisti la domenica. 

Qui da una settimana i 'rumori' di sottofondo sono i versi di struzzi e galline, niente a che vedere con i boati delle bombe. E niente più tende né una casa tutta per sé (per chi l'aveva), ma le camerette con bagno dove dormono in genere i clienti di Casal Damiano. In più la cucina di Sonia, un donnone dalla voce imponente e il condimento ricco che gestisce l'agriturismo insieme ai figli e al marito Damiano. In attesa dei documenti per avviare la richiesta di asilo, studiano italiano, giocano, sperano nel wifi per tenersi in contatto con parenti e amici, cercano lentamente di tornare a una vita senza paura e con un sogno o forse due.

Merito di un progetto nato da un'alleanza inedita tra governo italiano, comunità di Sant'Egidio, Federazione delle chiese evangeliche e Tavola valdese che coinvolgerà in tutto 1000 migranti in due anni. Ed ecumenica è pure la nuova umanità che popola il casale: musulmani per lo più e un gruppetto di cattolici. Proprio come in Siria. I secondi si riconoscono dalla croce tau al collo, dalle donne senza velo e con gli stivali e perché non abituati alla vita in comune. E' il caso di Leen: a Roma ci è arrivata da sola, genitori e fratello sono rimasti a Damasco. C'era soltanto un posto a disposizione, così hanno deciso che fosse la più piccola di casa - 25 anni e gli studi di economia interrotti per la guerra - a giocarsi l'occasione. ''Qui mi manca la famiglia, mi mancano gli amici, le uscite il venerdì sera - racconta - e poi mi manca me stessa com'ero laggiù. Io amo Damasco''.

Ora divide la camera con Mirvat, sguardo biondo da modella e 24 anni da compiere. Ad Aleppo studiava letteratura inglese, era all'ultimo anno di università ma bombe e distruzione non le hanno permesso di continuare. ''Ora voglio riprendere a studiare - dice sicura - Cosa? Non ha troppa importanza, se devo ripetere tanti esami, farò altro ma studierò''. Poi tira fuori un foulard dalla valigia, e in fondo si vede il nastrino rosso della partenza. ''L'ho tenuto per ricordo'', come la foto di lei da piccola che ha sul comodino.

Altra storia e altra tenerezza quella di Dyia, 11 anni e due stampelle per quella gamba che ora non c'è (amputata per via di una bomba) ma presto ci sarà. Dovrà andarsela a prendere a Budrio alle porte di Bologna, sotto forma di protesi. Poi chissà dove potrà arrivare.


Vita da migranti con la valigia


Quell'articolo 'chiave' del regolamento Ue

In regolamento Ue chiave per corridoi umanitari

E' 'nascosto' in un articolo del regolamento dei visti europei del 2009 l'escamotage giuridico per portare via da guerra e disperazione un migliaio di persone, senza farle morire in mare e senza trafficanti. L'articolo 25 è l'appiglio per i corridoi umanitari, il progetto italiano che ha fatto arrivare a Roma i primi 93 siriani e altri ne porterà. Unico esempio in Europa. L'articolo disciplina come e quando si può avere un visto a validità territoriale limitata ossia un visto eccezionale che, tra le deroghe, ha i motivi umanitari. Ed è stato leggendo queste due parole che si è accesa la lampadina dei giuristi che nella legge cercavano una speranza. 

Da fine 2014 lo staff legale della Federazione delle chiese evangeliche e della comunità di Sant'Egidio si è messo assieme per realizzare un sogno nato a Lampedusa dopo le 366 bare del 3 ottobre 2013, e cioè mai più migranti morti. Riunione dopo riunione, si è arrivati alla norma con l'idea (nuova) di legarla al concetto di vulnerabilità: perché non concedere un visto umanitario a persone in difficoltà come chi scappa da conflitti, minori non accompagnati, donne sole o vittime di tratta, disabili? Ne è nata una proposta che ha incrociato i sì di Farnesina e Viminale che gestiscono le procedure di rilascio visti e asilo, fino alla firma di un protocollo nel dicembre 2015. I migranti, quindi, sono selezionati in base a bisogni e storie e identificati con documenti e impronte digitali. Altra novità del progetto, che è una forma di sponsorizzazione partita dalla società civile, sono i costi di viaggio e soggiorno sostenuti totalmente da evangelici e Tavola valdese grazie ai fondi dell'8 per mille (stanziati 2,5 milioni di euro in due anni) e da Sant'Egidio attraverso raccolta fondi e 5 per mille.

Altro precedente di corridoio umanitario è la missione Arcobaleno nel '99 quando il governo d'Alema portò via dal Kosovo 5000 profughi. Erano altri numeri e un altro risiko. Ma i bisogni di pace e fame restano e la solidarietà, quando si vuole, non invecchia.


I volti e i gesti in cerca di nuove speranze

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