di Teresa Manuela Plati
ANSA MagazineaMag #72
Roman Graffiti

Roma caput della street art

Al Quadraro Ron English, noto ai più per 'Abraham Obama', il celebre murales di Boston realizzato durante le presidenziali del 2008, in cui i volti dei Presidenti Obama e Lincoln si sovrappongono, ha disegnato un gigantesco Baby Hulk, The Temper Tot

Sorpresa: Roma bellissima, caotica, opulenta, eterna e anche Capitale dell’Arte Urbana. La città con la più alta concentrazione di beni storici e architettonici al mondo, dal 2015 ha una vera e propria mappa di Street Art: “Un nuovo museo gratuito e aperto a tutti, turisti e cittadini, per riscoprire la città”. Il percorso turistico include 13 dei 15 municipi della Capitale e tocca 30 quartieri, da quelli storici e centrali come Testaccio a quelli periferici come San Basilio e Tor Bella Monaca.

Sono circa 150 le strade interessate, oltre 330 le opere realizzate.

Roma capitale dell’Archeologia dunque, ma anche dell’arte contemporanea e urbana, al pari delle grandi metropoli mondiali come Londra, Parigi, New York. Il Comune crede fortemente nel progetto. “Cambia prospettiva, la strada è il tuo nuovo museo” recita il claim del sito del turismo, con 50 mila copie della cartina street disponibile in tutti i PIT della città (www.turismoroma.it). Cosa vedere? Fatevi avanti.

Le opere sono veramente tante e realizzate da artisti internazionali di prima grandezza come Clemens Behr, Hebert Baglione, MOMO e italiani, perlopiù romani, come Hitnes, Alice Pasquini, Sten Lex, Agostino Iacurci, Serico.

Difficile decidere, ma da qualche parte bisogna pur cominciare e abituati come siamo a ricevere gli input d’oltreoceano, una delle prime opere street da visitare è sicuramente al Quadraro, a firma di un texano D.O.C. Ron English. In via dei Pisoni, storica zona di Roma, che vanta celebri lotte contro la prepotenza dei poteri forti, teatro di resistenza al nazifascismo durante la deportazione, English (noto ai più per aver realizzato Abraham Obama, il celebre murales di Boston realizzato durante le presidenziale del 2008, in cui i volti dei Presidenti Obama e Lincoln si sovrappongono) ha disegnato un gigantesco Baby Hulk, The Temper Tot. Il soggetto ha il volto di un bimbo di due anni e il corpo di Mister Universo ed è in 3D. Il contrasto tra la forza della struttura e l’immaturità del bambino è un richiamo, un monito ai paesi potenti con governi inadeguati. Accanto un inquietante Topolino con una maschera antigas grazie alla quale è immune dall’avidità del mercato, i toni usati sono quelli del pastello amati dai piccoli. La realizzazione del murales sul Baby Hulk rientra in una partnership realizzata da diversi artisti uniti dal progetto M.U.R.O. (museo a cielo aperto) capitanata da David Vecchiato, in arte Diavù ed è stata documentata da SkyArte. 

Murales, un po' di storia e la top five

Da Alice Pasquini a EricailCane, la rivoluzione del modo di concepire lo spazio pubblico

Baby Hulk a Roma - foto ufficio stampa Mn

Gli anni erano a cavallo tra i dieci e i venti quando il Messico si mostrava al mondo come una terra insanguinata dalla rivoluzione contro la dittatura di Porfirio Diaz. In questo teatro di scontri violenti, la contestazione al regime cominciò ad essere supportata anche da urla gentili, armi morbide e pochi strumenti: mani e colori per dare vita alle idee. Qui il muralismo divenne uno dei modelli di riferimento principali del “dipingere i muri di luoghi pubblici” utilizzati dagli artisti messicani, in prima linea Diego Rivera, José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros come personale contributo alla ribellione, comprensibile dal popolo e adatto a diffondere il messaggio marxista. Cosa dipingevano? Civiltà precolombiane, la conquista coloniale spagnola, il culmine dell’era moderna con la Rivoluzione iniziata nel 1910. Armati di pennelli, la rivoluzione proseguiva. Bisogna aspettare un decennio, affinché la pittura murale arrivi oltre oceano, in Italia, dove si concretizza in arte social, divenendo una sorta di icona, di stile del regime fascista grazie alle camicie nere indossate dai muri.

È un italiano, Mario Sironi, lo scultore, l’architetto, lo scenografo, il grafico che, negli anni trenta, teorizza e pratica il ritorno alla pittura murale con un approccio diverso. Sollecita gli artisti a misurarsi con temi diversi, a trovare una nuova concezione dello spazio, incoraggia con rigore uno stop al tratto limitato alla superficie della tela e all’opera ripiegata sulla psicologia dell’artista, ma aperta al mondo e disponibile a tutti.

La tendenza venne suggerita da lui, ma è negli Stati Uniti, sui treni di Filadelfia e di NY, che l’uso poetico creativo di scritte murali viene inaugurato. Nel Vecchio Continente si svela durante il Maggio Francese del ’68. Ovunque il writer degli esordi ha come scopo di bombardare (bombing) con la sua firma arabescata – tag, tutte le superfici possibili e impossibili in un lungo cammino fino agli anni 90 quando la sua arte si diffonde con un’etichetta diversa: non più il vandalo che degrada i vicoli delle città, al contrario ne ridona valore. La Street art è oggi il movimento artistico più diffuso al mondo in una continua evoluzione in linea con i mutamenti culturali, le tecniche, la percezione dell’arte.

La lista degli artisti street ha tanti nomi. Nella Penisola il primo è Blu che The Guardian ha consacrato nel 2011 come uno dei migliori dieci street artists al mondo. Blu, il pirata dei muri che fa veri e propri arrembaggi al cielo con ogni mezzo scale, bracci meccanici, impalcature per realizzare opere che puntano alle stelle di ogni luogo che tocca: Germania, Italia, Inghilterra, Polonia, Palestina tra squali minacciosi vestiti di euro o decine di persone identiche, apatiche e collegate da cavi per rimbrottare l’omologazione da parte delle Rete, un ragazzo che cerca di abbattere con l’indice il muro sul quale è dipinto. Muri e disegni , muri e versi come quelli del milanese Ivan Tresoldi, il poeta dei graffiti che imprime con delicatezza parole preziose sui vicoli delle città: “ chi getta semi al vento farà fiorire il cielo “a Milano o ancora “sarà solo sognare che ci terrà svegli” a Rho, “il poeta sei tu che leggi” tra le vie della Città Eterna.

È indubbio che il cammino della street art stia vivendo un momento d’oro, un vero e proprio boom per gli stili artistici urbani che ha portato ad un’accurata selezione, curata dal sito www.nexta.com, dei migliori cinque artisti di strada del 2015.

Tra questi spiccano: l’italiano Francesco Camillo Giorgino, noto a tutti come Millo che ama colorare in bianco e nero alternando intricate linee che incorporano elementi di architettura e rari tocchi di colore; la romana Alice Pasquini che esplora preferibilmente soggetti femminili cercando di discostarle dallo stereotipo donna/oggetto e viaggia volentieri tra le sfumature delle emozioni umane; Gionata Gesi, noto come Ozmo, amante dei messaggi apocalittici ed eretici di uomini o animali; Ericailcane, il rigoroso delle linee precise e della raffinatezza del segno e Jacopo Ceccarelli o 2501, classe 1981, fautore dell’integrazione tra pittura muraria e su tela, scultura e video. 

Tutti insieme formano un’alleanza di artisti di straordinario talento che hanno contribuito e continuano a rivoluzionare il modo di concepire lo spazio pubblico migliorandolo.


L'Italia dei murales: Roma, Ravenna, Olbia e le altre

Street art

Non solo Roma. Sono molte le città italiane dove è possibile ammirare opere di arte urbana

A Ravenna l’artista e musicista tedesco Jim Avignon, protagonista della scena underground berlinese, ha realizzato nel quartiere multietnico della città, un’opera in linea con il suo stile che fonde politica con favole e fiabe e riflette sulla diversità. Un tocco pop per auspicare una realtà in cui sia davvero possibile una pacifica convivenza tra i popoli.

In provincia di Teramo, ha trovato un muro l’artista americano Axel Void. Mix di culture, padre spagnolo e madre haitiana, attivo a Miami da molti anni, Void ha realizzato nella piazza Aurelio Saliceti a Mosciano Sant’Angelo un’opera con la quale ha cercato di sanare la ferita impressa da un discutibile intervento urbanistico che ha portato alla demolizione di un’antica chiesa del Seicento e alla sua sostituzione con un edificio in cemento e alluminio. Ispirandosi alla statua lignea di un Bambinello, situata in un museo locale, l’artista ha dipinto un gigantesco Bambin Gesù con la testa tranciata a metà, tesa a simbolizzare la frattura vissuta dalla città e dai suoi abitanti. M.U.R.O ha seguito anche il poliedrico Zio Ziegler, l’artista californiano amato dai miliardari della Silicon Valley, definito un artista prodigio per il suo indiscutibile talento nel fondere arte figurativa, astratta con un occhio al dipinto totemico.

La realizzazione del gigantesco murale nella Cava Mancini di Arcevia (Ancona) per mano di Ziegler ha trasformato il sito, che la natura sta lentamente riassorbendo, donandogli nuova vita grazie alla forte impronta espressiva delle sue figure primitive ricche di simboli.

Sono tre, invece, i celebri street artist che hanno lavorato a Gaeta per il Festival “Memorie urbane”. Di origine francese, Ella e Pitr sono una coppia nella vita e nell’arte (si sono incontrati nel 2007 a Saint Etienne mentre cercavano un luogo dove incollare i loro disegni). Sono noti perché, oltre a dipingere sui muri, sono gli inconfondibili autori di opere di street art che prediligono lo sviluppo orizzontale, dai pavimenti ai terrazzi. Elian Chali, invece, è uno tra i pochi a dipingere murali con uno stile istintuale e geometrico del tutto astratto, capace di suggerire scenari intensi all’insegna della libertà creativa. Prima volta per l’artista polacco Betz e la sua compagna di vita Natalia Rak per rendere omaggio all’Italia. I due artisti hanno dipinto, ciascuno per conto proprio, le due facciate cieche della sede del comune di Caserta, per raffigurare la storia d’amore tra Romeo e Giulietta colti nell’ultimo momento della loro vita, con una pennellata sospesa tra realismo e sogno. Il veronese Nicola Verlato, nel quartiere romano di Tor Pignattara, ha raffigurato, sulla facciata di una palazzina, “Hostia” il gigantesco murale raffigurante la morte di Pier Paolo Pasolini. La scena immortala lo scrittore appena ucciso che sprofonda sotto terra, la polizia che trattiene il suo assassino e insieme lo guardano dall’alto, la madre è sospesa accanto a un Pasolini ancora bambino. Soprannominato la “Cappella Sistina di Tor Pignattara”, il tributo è stato realizzato in uno dei luoghi cari allo scrittore e regista. L’opera, dieci metri di altezza per quasi sei di lunghezza, è stata dipinta da Verlato utilizzando l’antica tecnica dello spolvero, usata per gli affreschi del Cinquecento.

Il designer, performer, illustratore e cartoonist Gary Baseman, artista eclettico e figura di spicco della scena pop surrealista californiana (ma non ama essere definito così!) per la seconda volta nella sua carriera si è cimentato con la realizzazione di un muro. Ha dipinto su un pannello un’opera coloratissima e ricca di citazioni cinematografiche, popolato dai suoi sweet toy capaci di comunicare la fantasia e la libertà giocosa del mondo dell’infanzia e le ansie dell'età adulta che, nei prossimi mesi, verrà collocata nella Multimedia Valley di Giffoni.

Infine, lo street artist di fama internazionale Buff Monster, noto per il suo inconfondibile stile pop e l’uso giocoso e predominante del colore rosa, ha lavorato ad Olbia per contribuire a dare un nuovo volto all’area di Piazza Mercato in passato molto amata dagli olbiesi, ma da tempo snobbata a causa di un discutibile intervento urbanistico che ne ha stravolto la fisionomia.


Da Ravenna a Olbia, da Teramo a Gaeta, la street art lungo lo stivale

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Murales, la street arriva ai piedi di San Pietro, Kentrige dipinge 'Triumphs e Laments'

Murales Toro - foto di Marcello Melis

Il cammino della Street Art lungo e difficile, è stato caratterizzato da momenti bui in cui era vissuto o veniva utilizzato impropriamente come mezzo per ferire, mortificare il volto delle città. Oggi la tendenza è completamente opposta. La Street Art è opera d’arte. La Street Art perfeziona il volto delle città e delle zone degradate e non solo di quelle. La Street Art varca la periferia e arriva nel cuore pulsante, nel centro delle città. La notizia dello scorso settembre dà un ulteriore scossone al modo di vivere l’arte di strada contemporanea.

Il giorno del Natale di Roma il 21 aprile del 2016 durante il tramonto, ai piedi di San Pietro, verrà inaugurata sul tratto delle banchine del Tevere tra Ponte Mazzini e Ponte Sisto, Triumphs e Laments, una prodigiosa opera corale site-specific a mano dell’artista sudafricano William Kentrige.

Basandosi sulla idropulitura della patina biologica accumulatasi sui muraglioni di travertino che cingono il fiume, il soggetto esplorerà le grandi tensioni che hanno animato la storia sociale della Città Eterna dalle origini ad oggi, attraverso più di 80 figure alte 10 metri per una lunghezza di 550metri. La tecnica, in questa occasione, sarà peculiare: nessun uso di vernici o di pittura, ma solo l’opera di rimozione selettiva della patina biologica accumulatasi sulle mura di pietra nel corso del tempo. Il lavoro dell’artista sudafricano sarà temporaneo e reversibile, per chi già lamenta che manipolare i muri nel cuore di Roma sia un azzardo. In effetti, promette di essere un trionfo dell’arte di strada e delle tante facce indossate nel corso del tempo: rivoluzionaria, politica, poetica, denigratoria. Il 2015 è l’anno di un altro salto in avanti, in cui la Street Art promette di vestire le pareti nude con magnifiche opere destinate ad abbellire e poi a svanire senza lasciare alcuna traccia o alterazione fisica e chimica dei luoghi, quindi arte temporanea e reversibile per rimanere nel ricordo (www.tevereterno.it).