di Alessandra Maglliaro
ANSA MagazineaMag #60
Da Nord a Sud tante testimonianze

Bioresistenze, cura per la democrazia

Difesa del paesaggio e della biodiversità, antimafia, riscatto sociale, da Nord a Sud tante testimonianze

Cosa unisce la Cooperativa Valli Unite dell’Alessandrino a Terra! Onlus di Roma e Genova? Cosa unisce Sos Rosarno a la Tenuta della Mistica a Roma?

 Sono alcuni esempi di quella che si può definire agricoltura resistente in un senso che è prima di tutto civico. In tutta Italia ci sono cooperative, associazioni, piccole aziende familiari, imprese agricole che curando un territorio finiscono per fare e curare la stessa democrazia.

Se la terra è un bene comune, se dei frutti della terra dobbiamo vivere allora curare il suolo, difenderlo dagli abusi edilizi, dall’inquinamento, dalle mafie, prendersene cura significa curare la comunità in cui viviamo offrendo la possibilità di avere in queste esperienze esempi da seguire.

Contadini-cittadini contro scempi ambientali, omologazione, criminalità

Bioresistenze

Guido Turus, ricercatore, fotografo, autore di saggi sulla cittadinanza attiva e sul Terzo Settore, ha svolto un prezioso lavoro di ricerca, di scouting, andando in tutta Italia a scoprire questi contadini che hanno scelto di diventare ‘Resistenti’. Il che non vuol dire ‘antichi’ , resistenti al nuovo, tutt’altro: resistenti ai processi di degenerazione finanziaria, agli scempi ambientali, all’omologazione di gusti e sapori, alla perdita di biodiversità, all’appiattimento culturale, alle criminalità. Sono testimonianze nel senso letterale: persone che si assumono la responsabilità di essere presenti in un certo modo, con impegno per tutti. Sono contadini-cittadini che si prendono responsabilità di un pezzo di Paese, esempi di democrazia sostanziale che vuole dire esercizio pratico e costante di cittadinanza.
In questo senso quella ‘certa’ agricoltura assume un ruolo politico: tutelare il paesaggio, curare la fertilità della terra, coltivare sano, presidiare il territorio, recuperare terre confiscate, fare antimafia preventiva. Si chiamano ‘bioresistenze’ e nella pratica agricola ci mostrano il coraggio e la coerenza di una scelta di vita.
Questo Grand Tour nella meraviglia italiana, sana, buona e giusta, è diventato un libro, Bioresistenze, e un documentario presentato per la chiusura di Expo nel padiglione Cia portando da Nord a Sud a far emergere chi resistente lo è ogni giorno.
Sapere queste storie è un passo importante anche per i consumatori, ‘’infatti – dice Turus – non possiamo accontentarci di facili posizioni: km zero, biologico, biodinamico, prodotto locale che pure sono tutte, è chiaro, realtà virtuose. Dobbiamo decidere cosa consumare sapendo che le nostre scelte dobbiamo influiranno necessariamente sui meccanismi economici e sulle attività produttive del Paese, dobbiamo informarci per conoscere cosa consumiamo e come viene prodotto’’.

 


Contadini resistenti testimoni di senso civico

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Dal Veneto alla Sardegna, storie di Bioresistenze

Sardegna, nei terreni confiscati alla mafia a Gergei Su Piroi

Dal Veneto alla Sardegna, tantissime sono le storie di Bioresistenza, storie che ci rimandano ad una ''etica della terra'' come don Ciotti definisce queste testimonianze . Abbiamo scelto alcuni significativi esempi ma fortunamente non isolati. A noi consumatori resta il messaggio: sapere cosa significa comprare quei prodotti, significa fare la nostra parte.

Nei terreni confiscati alle mafie a Gergei Su Piroi, in provincia di Cagliari, gli studenti dell’Itis G.Marconi di Cagliari e i rappresentanti della Consulta degli studenti della provincia di Cagliari il 18 febbraio 2013 si sono riuniti per ripristinare la piantagione di fichi d’india e del mirteto distrutte e sradicate da ignoti nel settembre 2012. Da quel giorno ogni anno viene organizzato da Libera Sardegna e dal Csv Sardegna Solidale un campo di volontariato E!state Liberi : una settimana in cui giovani provenienti da tutto il Paese si dedicano alla riqualificazione di uno spazio sottratto alla comunità dalla criminalità per restituirlo ai diritti e alla cittadinanza, un lavoro che poi prosegue tutto l’anno da parte degli studenti . Il riutilizzo sociale fu un’intuizione di Libera, un passo avanti oltre la già meritevole famosa legge Rognoni-La Torre del 1982 in cui si introduceva la possibiltà di lottare la mafia anche sul terreno economico attraverso la confisca dei suoi beni. Quelle terre venivano restituite alla comunità, un potente strumento di educazione alla legalità tra l’altro, una pratica di democrazia e di ‘resistenza costituzionale’. Ci sono le esperienze delle cooperative sociali Placido Rizzotto, Terre di don Peppe Diana, Valle del Marro a Gioia Tauro e tante altre se ne sono aggiunte, come questa di Gergei. O come a Napoli il Fondo Rustico – Amato Lamberti, bene confiscato alla camorra adesso gestito dalla cooperativa (R)esistenza, un’associazione di lotta all’illegalità e alla cultura camorristica. Nato nel 2008 opera e lavora nel quartiere Scampia di Napoli con i minori a rischio del territorio investendo innanzitutto sulla cultura e su lavoro intesi come armi di riscatto. Ciro Corona guida la cooperativa che realizza percorsi di educazione, formazione e inserimento lavorativo, ‘’anche lavorare 14 ettari di vigneto e pescheto fanno antimafia’’.

 Il Giardino della Kolymbetra, ai piedi della Valle dei Templi (Agrigento) è un baluardo. In un sito archeologico di importanza mondiale naturalistica e paesaggistica, agricoltura, storia e paesaggio si intersecheno. Nel ’99 la Kolymbetra è stata affidata dalla Regione Sicilia al Fai: 5 ettari con una ricca varietà agraria, ma anche pistacchi, gelsi, noci, banani, mandorli, orti tradizionali. Questo giardino coltivato ci parla di un’agricoltura che costruisce il paesaggio e resiste agli scempi ambientali.


A Lari (Pistoia) c’è un’azienda agricola che si ricollega all’esperienza dei Contadini Custodi, albo costuito dalla Regione Toscana che raccoglie gli agricoltori che vogliono custodire specie e tecniche agricole che riscano di perdersi. In quella zona esistevano 19 antiche varietà di ciliegi, grazie all’impegno dell’azienda agricola di Gonnelli Manola ne sono state recuperate 14: ciliegie piccole, diverse una dall’altra, non omologate nel gusto oltre che nella forma, ma con un sapore unico, con una storia. Un esempio di agricoltura che preserva il paesaggio, rispettosa dell’ambiente e della biodiversità.

Agricoltura Capodarco nasce nel 1978 da un’emanazione della Comunità Capodarco quando il fondatore don Franco Monterubbianesi insieme con alcune persone portatrici di handicap fisico crea un gruppo-famiglia a Grottaferrata, il Gruppo guidato da Milly e suo marito entrambi persone disabili, intraprende con volontari e obiettori di coscienza, l’attività agricola con l’intento di creare uno spazio di vita e di lavoro normale, capace di superare assistenzialismo e pietismo. Primi movimenti, seguiti da tantissimi altri come l’azienda Country Eden di Haron e Omar Marucelli C sul carso triestino che opera con portatori di disabilità sulla salvaguardia di razze in estinzione come la pecora carsolina di quella che oggi si chiama Agricoltura Sociale, un’agricoltura che è economia sociale, sostenibile e solidale. 

La Fattoria Di Vaira, una grande azienda agricola centenaria, in provincia di Campobasso, dal 2006 entrata nel gruppo Ecor NaturaSì mette in pratica i principi della biodinamica, il sistema a ciclo chiuso : una stalla di vacche da latte, una stalla di capre, 500 ettari tra vigneti, uliveti, produzioni di cereali e foraggi per una coltivazione nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo.

In tema di rispetto dell’ambiente una testimonianza di bioresistenza è quella dell’azienda San Michele a Breda di Piave, Treviso: gli ortaggi non incontrano concimi chimici, né defoglianti o antiparassitari di sintesi. Il terreno è stato lavorato con rispetto, concimato con letame maturo: 300 quintali per un ettaro. Quella di Fabio Brescacin è un’azienda coraggiosa che investe sul lavoro per tutelare il suolo, il territorio, la sua fertilità. Infatti è stato distribuito un preparato biodinamico, il corno letame, poi sparsi abbondanti sementi soprattutto di brassicacee le cui radici secernono un disinfettante naturale e lasciate crescere fino alla fioritura. Le piante sono state trinciate e sparse al suolo per nutrirlo e solo allora il terreno ha ricevuto la prima semina, prima perché prima vegono lasciate crescere le piante spontanee che poi vengono estirpate. Solo dopo tutto questo lavoro i semi degli ortaggi vengono affidati al suolo.
Rispettosa della biodiversità e del paesaggio è a Folgaria (Tn) l’azienda agricola biologica di montagna La Fonte che ha recuperato terrazzamenti di montagna abbandonati da aziende industriali che non investono in quei luoghi per difficoltà e costi di gestione, facendo dimenticare gusti, sapori, tradizioni. L’azienda fa visite guidate e attività didattiche credendo all’educazione e alla formazione.


E’ una grande azienda, e storica, la casa vinicola Fontanafredda nata prima dell’Unità d’Italia come patrimonio privato di Vittorio Emanuele II. In questi anni a Serralunga d’Alba (Cuneo) è stata sperimentata una produzione che ha abbandonato l’uso di fertilizzanti chimici e deserbanti e lasciando parte del suolo (e del profitto dunque) a bosco, un percorso innovativo e di rinnovamento nel solco di una storia importante.
A San Donaci (Br) Natalino Del Prete è un contadino che coltiva le proprie vigne in Salento, si definisce biologico per vocazione: produce in modo esclusivamente naturale, convinto sostenitore dell’inutilità dei prodotti chimici in agricoltore. Il suo vino ‘biodiverso’ vuole difendere ambiente, tradizioni e consumatori. Stessa filosofia stessa terra dell’azienda agricola Bellimento a Nardò sul mare del parco naturale Porto Selvaggio.
Stesso amore per la terra e le specie autoctone da Federico ed Elena Martinelli contadini con passione a Saltocchio (Lucca) dove hanno scelto di resistere recuperando terreni abbandonati e difficili: nell’azienda agricola Nico si trovano ancora piante da frutto che fiancheggiano capannelli di fagioli e solchi di pomodori legati con salci e ginestre e poi varietà lucchesi, il fagiolo rosso, il cardo gobbo, il fagiolino a stringa. L’azienda ha anche un’impronta sociale con persone in difficoltà impegnate nel lavoro agricolo.


L’esempio resistente della Cooperativa Valli Unite a Costa Vescovato (Al) è ormai storico: 30 anni fa tre ragazzi di famiglie di tradizioni contadina innamorati della propria terra, in anni in cui la gente abbandonava la campagna per la città e le industrie, restano in quei luoghi cominciando a coltivare come una volta ma con la convinzione che il biologico sia la base di partenza per una ricerca che si chiama decrescita e riduzione dell’impatto sulla natura. La Cooperativa cresce e ricostruisce un tessuto sociale di comunità .


In Lombardia in quegli stessi anni e in un modo quasi speculare cresce la Cooperativa IrisBio, un esempio di agricoltura che produce crescita e si contrappone alla finanza. Li nella campagna cremonese, con i principi della biodinamica si producono eccellenze e con l’Economia del noi si crea una comunità equa, collaborativa, cooperativa, etica. La filiera è interamente biologica e diretta, dal mangime al pastificio e tutto è corretto, dalla vendita supportata dai Gruppi d’acquisto solidale alla con-divisione con i soci. La cooperativa di cui è presidente una persona speciale come Maurizio Gritta è un’eccellenza italiana buona come la pasta che produce.
E sono esempi di agricoltura resistente le tante esperienze di orti urbani che stanno nascendo nelle nostre città, pezzi di verde strappati al degrado, che cittadini difendono zappando. Gli orti urbani a Valletta (Genova), quello di Roma a Capannelle su un bene sequestrato alla Banda della Magliana sono solo due testimonianze tra tante .


Sos Rosarno in Calabria è una rete virtuosa di cittadini, agricoltori e braccianti, nata nel 2011 per mettere in connessione tutti: producono olio e agrumi da agricoltura biologica certificata che impiega manodopera assunta regolarmente. Una testimonianza in quelle zone di vera resistenza perché ‘’non è possibile fare agricoltura biologica sfruttando i lavoratori’’.


Resistere è necessario poi diventa bello. Il video

All'inizio resistere è necessario poi diventa bello dice una giovane contadina resistente a Guido Turus nel documentario Bioresistenze. Qui un estratto