di Fabrizio Cassinelli (foto di Alessandra Magister)
ANSA MagazineaMag #51
In aumento le nozze a sfondo etico

Ecco il 'matrimonio solidale'

Dalle prime liste nozze da devolvere in beneficenza alla consacrazione dei wedding planner come vera e propria tendenza

All'inizio furono le liste nozze benefiche: invece dei regali, gli invitati  al matrimonio potevano donare il corrispettivo del prezzo dell'oggetto scelto in beneficenza. Oggi questa intelligente trovata si è non solo consolidata, ma è diventata una vera e propria tendenza, consacrata ormai anche dai wedding planner: i futuri marito e moglie possono infatti devolvere soldi a un progetto oppure utilizzare i servizi 'etici' di un network di associazioni.

Così, in un 'matrimonio solidale', bomboniere e partecipazioni sono fatte da disabili o persone svantaggiate, i viaggi di nozze si scelgono tra quelli di turismo consapevole, i costi per video e foto della cerimonia contemplano una quota per progetti nel Terzo Mondo, e l'abito, perfino l'abito della sposa, un feticcio quasi intoccabile di lusso e grazia, diventa 'equo'. Come? Utilizzando tessuti naturali, come il lino grezzo, o derivati da sete ottenute con metodi di produzione in cui non vengono uccisi i bachi. Insomma se da una parte in molte regioni la cerimonia di nozze deve ancora essere improntata al massimo lusso e a una totale vistosità, al Nord e in alcune altre regioni, come la Toscana, si è diffuso ormai il trend contrario: sobrietà e solidarietà.

Per toccare con mano la situazione l'ANSA si è recata alla 4/a edizione della Fiera dei Matrimoni Solidali, che si è svolta a Desio, nella bella cornice di Villa Tittoni. "E' stata una manifestazione densa di novità dedicate ai futuri sposi - spiegano i responsabili del network 'matrimonisolidali.org' - un'opportunità preziosa per scoprire una gamma di proposte sostenibili che alla qualità del servizio e dei prodotti aggiungono positive ricadute sociali, ambientali e culturali, perfette per organizzare il giorno più bello in un modo ancora più indimenticabile e condiviso". Ogni anno, alla rete delle associazioni e delle aziende che accettano di collaborare, si aggiunge qualche nuovo arrivo: quest'anno è stata la volta della partnership con l'Associazione Libera, che ha sostenuto Matrimoni Solidali con il logo "Sposa la legalità" presentando progetti di elevata sostenibilità per le nozze.

La prima fiera sui Matrimoni Solidali è stata allestita a Milano nel febbraio 2011 e ha visto la partecipazione di decine di fornitori selezionati: privati, aziende, associazioni o gruppi che avevano offerto prodotti o servizi per il matrimonio, con un'esplicita finalità etica (e prezzi trasparenti). Un concetto "che si può esprimere - spiegano i promotori - come impegno tracciabile a devolvere una quota significativa dell'incasso (o dei propri profitti complessivi) a precise iniziative di promozione umana e ambientale; ma può consistere anche nel valore intrinseco di sostenibilità e solidarietà che appartiene ai prodotti e servizi offerti, in particolare attraverso la selezione di filiere di produzione fattivamente opposte allo sfruttamento dell'uomo e dell'ambiente". Insomma belli dentro e felici fuori.

"Noi abbiamo fatto tutto qui - dice fiera una coppia sui 30 anni - servizio fotografico, video del matrimonio, sito-evento, allestimento degli ambienti, bomboniere, inviti, partecipazioni, album, pure l'animazione". "Anche noi abbiamo deciso per un matrimonio con una forte componente di solidarietà - spiega Carmine Sirimarco, lo sposo, un imprenditore nel settore della formazione con agenzie attive in Italia e all'estero - Utilizzeremo i vari servizi offerti, e in più sappiamo che una quota di quanto da noi speso andrà a un'associazione che ci piace molto, la Veronica Sacchi Onlus". Si tratta di un'organizzazione attiva nell'animazione ospedaliera e pediatrica, i cosiddetti 'nasi rossi' che si recano nei reparti a tirare su il morale ai pazienti, in particolare bambini, o agli anziani nei centri, e ai disabili. Ma vediamo alcune delle particolarità che si possono pescare dalla rete dei matrimoni solidali. Ad esempio un vestito fatto da donne svantaggiate, o profughe, tanto da trasformare l'abito da sposa in una storia, riassunta nel marchio 'Indossostorie'. Oppure rendere "più equo" un atto in genere sfarzoso e luculliano come il banchetto nuziale, come propone Equoevento Onlus: "Questa attività permette di offrire a persone indigenti alimenti di altissima qualità quali sono quelli cucinati negli eventi, oltre che dare grande gratificazione per la buona azione effettuata e un ritorno di immagine favorevole nei confronti degli invitati". Perché gli eventi da cui si possono trarre ricadute solidali non sono solo i matrimoni, ma anche altri tipi di feste e convention, private o aziendali. Un'idea ecologica? Utilizzare dei risciò o le due ruote invece delle auto per gli sposi o gli invitati. O ancora utilizzare per il pranzo o il rinfresco cooperative di produzione catering e banqueting che utilizzano persone diversamente abili nella preparazione dei pasti. O decidere di servire menù a base di "alimentazione consapevole", con prodotti vegani, vegetariani o anallergici.

E la luna di miele? "Equo-solidale, naturalmente", dice Pietro Alemanni, di Etnia srl, una società della provincia di Treviso che si occupa di viaggi. "In questo momento ad esempio - spiega - stiamo proponendo per ogni viaggio di nozze o in Kenya, di diventare genitori adottivi per un anno di un cucciolo di elefante o di rinoceronte nell'ambito del progetto Pengolifeproject". Insomma sono davvero tante le opportunità per rendere la cerimonia più importante della propria vita non solo indimenticabile ma anche utile. Uno, dieci, cento modi per trasformare il concetto stesso di celebrazione: "Perché il miracolo non duri solo una giornata".

Spose e volontari, tutti insieme appassionatamente

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Il carabiniere buono che ha adottato un intero villaggio per amore

Nel paesino della moglie i poveri ora hanno una chiesa, un orfanotrofio e una scuola

Mariano&Lidia

Prima che fare del bene con il matrimonio divenisse trendy, prima che il mondo del no-profit si organizzasse per offrire servizi nuziali, un giovane carabiniere aveva già deciso di dedicarsi per amore alla solidarietà. E da solo, senza finanziatori e senza strutture, si era fatto carico di trecento bambini del villaggio della sua fidanzata, una giovane peruviana oggi sua moglie, arrivando in poco tempo a costruire una chiesa, una storia e un orfanotrofio.

Mariano Fattore, ex Brigadiere dell'Arma, è un uomo senza compromessi in tutte le cose che fa. Oggi, in pensione anzitempo per un gravissimo incidente occorsogli in servizio, non rinuncia a occuparsi della cittadina in cui vive, Stradella, nell'Oltrepò Pavese, della scuola dove vanno le sue due bambine - Lucia Maria e Sofia Fernanda, gemelline di 8 anni - del territorio. "E' sempre stato così - racconta Lidia all'ANSA - è un uomo straordinario. Quando ci siamo conosciuti, durante un'edizione della Fiera dell'Artigianato, a Milano, dove io vendevo prodotti tipici peruviani, è stato un colpo di fulmine". "Lidia mi ha raccontato delle tristi condizioni in cui vivevano i bambini nel suo paesino, e in metropolitana, mi ricordo come fosse oggi, quando mi ha detto che c'era una bambina che rischiava di morire perché malata e non aveva i soldi per comprare il biglietto dell'autobus per andare a Lima dai dottori, mi sono detto che li avrei aiutati a tutti i costi".

Nemmeno a dirlo, quando Lidia e Mariano si sono sposati, hanno chiesto non regali, ma soldi per i bambini. E da allora non si sono mai fermati: oggi Santa Rosa, una manciata di case sparse in un'area semidesertica a 100 chilometri dalla capitale peruviana, non è più il regno di sole e polvere. "Il villaggio è sempre diviso tra la zona povera, dove vive il 90% della popolazione, alcune migliaia di persone, e la zona ricca, dove ci sono molte megaville di alcuni ricchi della capitale, quasi tutti appassionati di cavalli - dice Lidia - ma oggi abbiamo una chiesa (evangelica), una scuola, un oratorio, dei bagni pubblici e anche un orfanotrofio per i tanti bambini abbandonati. E nel paese arrivano periodicamente gli insegnanti e i medici".

Quando Mariano era ancora in servizio nell'Arma dei Carabinieri, raccoglieva fondi vendendo orologi a buon mercato ai suoi colleghi. Una gara di solidarietà, dato che in poco tempo riuscì a raccogliere oltre tremila euro con i quali è stato comprato il terreno su cui oggi sorgono queste strutture pubbliche a Santa Rosa, prima iompedite dai vecchi padroni delle aree. Oggi Mariano continua ad aiutare con una parte della sua non certo pingue pensione, e si domanda di continuo come facciano "a non risolvere mai nessuna delle piaghe del Terzo Mondo" considerando quanto ha fatto lui con pochissimi soldi, a confronto delle enormi risorse che hanno a disposizione le grandi ong e le agenzie di charity.


Una famiglia che ha pensato anche agli altri

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Nel laboratorio 'di strada' dove nascono le bomboniere etiche

Siamo nella periferia nord di Milano, in uno dei quartieri simbolo del disagio tristemente noto per lo spaccio di droga e gli omicidi dal 1978: Quarto Oggiaro.

Utenti della casa protetta lavorano nel laboratorio

Non è una fabbrica, non è un'azienda di import-export e nemmeno un atelier. Anzi, è molto lontana da qualunque modello di business, dato che il luogo dove nascono le bomboniere 'etiche' è una casa protetta. E i suoi operai sono 'gente di strada' che qui ritrova il sorriso e si sente utile.

Siamo nella periferia nord di Milano, di più: siamo in uno dei quartieri simbolo di disagio, tristemente noto per lo spaccio di droga e gli omicidi dal 1978: Quarto Oggiaro. Qui, non distante da dove la criminalità organizzata ha regolato - nell'ottobre 2013 - i suo conti con tre omicidi, c'è un esempio virtuoso di politiche sociali, di solidarietà cittadina, di umanità. E' il centro diurno gestito dall'associazione Cena dell'Amicizia in via Val di Bondo (www.cenadellamicizia.it), una palazzina messa a disposizione dal Comune dove trovano sviluppo progetti di inclusione sociale, di recupero per ex detenuti, per tossicodipendenti in cura di disintossicazione, per donne senza casa. Qui si incrociano una variopinta gamma di attività formative, associative, ludiche, e anche di lavori. Come il laboratorio dove una ventina di uomini e donne, giovani o attempati, creano con le loro mani piccoli prodotti in carta, ceramica, legno, corda, tessuto: dai cestini ai vasi, dalle tovaglie ai rivestimenti e, tra gli altri, anche bomboniere e partecipazioni.

"Ci siamo legati al circuito dei matrimoni solidali - racconta all'ANSA Angela, una delle coordinatrici - e così ci siamo trovati a fare gadget, bomboniere, per degli sposi. Un lavoro che è anche di responsabilità, mica si può rischiare di rovinare un giorno come quello delle nozze". E alla cena dell'Amicizia, negli ultimi due anni le 'commesse' sono diventate da episodiche a regolari: "Non facciamo solo bomboniere - dice il mastro artigiano che aiuta i ragazzi a imparare le tecniche, imparando quindi un'arte e utilizzando la manualità per far uscire la mente da brutti vizi - ma anche partecipazioni, dalla carta fatta a mano, alla busta, perfino anche solo il confezionamento di decine di inviti, o la consegna". Tanto che adesso hanno anche uno spazio espositivo in via Bezzecca 4, a Milano, dove si pososno vedere i prodotti realizzati.

Ma il punto non è solo cosa possono fare questi ragazzi, il punto è il come. Perché chi ha avuto modo di fare il volontario in un'associazione, sa bene quanto sacrificio costi lavorare a chi ha i crampi allo stomaco. Farsi venire in mente il giusto abbinamento di colori dopo aver dormito poco e male, creare col sorriso quando dentro c'è solo tristezza. Imparare une tecnica magari per ottenere il peremsso di fumarsi una mezza sigaretta. Questo è il vero valore aggiunto di chi opta per dei servizi matrimoniali fatti da queste realtà: non solo sostenere un progetto, ma condividere la propria felicità, causandone un pizzico anche agli altri.


Creare regali per i bambini e gli sposi


L'abito bianco? Rispetta gli animali e aiuta le donne in Bangladesh

Il vestito etico agghinda la sposa non solo della sua grazia ed eleganza ma anche di un plusvalore, quello della solidarietà.

Cristina Invidia con un vestito di lino naturale

Chi ha passato il trambusto - e la gioia - di un matrimonio lo sa: non esiste cosa più preziosa, inviolabile, quasi sacra, dell'abito della sposa. Tutto ruota intorno a lei, nella cerimonia, e il suo vestito deve essere bellissimo e perfetto... secondo (forse) solo al marito! Ebbene, anche su questo la scelta di un matrimonio solidale implica una serie di diversità sostanziali e di stile. Perché se l'abito non fa il monaco (ma aiuta) il vestito da sposa etico di certo agghinda la sposa non solo della sua grazia ed eleganza ma anche di un plusvalore: quello della solidarietà.

Una delle iniziative che meglio incarna questo genere di connubio è certamente la griffe 'Follementesposa' di Colombaro, in provincia di Modena (www.follementesposa.it). Un atelier non convenzionale non solo per le modalità (la stilista si reca personalmente a casa delle clienti per confezionare i vestiti) ma anche per l'adesione a un progetto, quello etico, che prevede due idee principali: l'uso di tessuti ecologici e il sostegno a progetti di charity nel settore dell'abbigliamento. La prima delle due opportunità prevede una linea di bellissimi abiti da sposa in lino grezzo, un tessuto naturale, non trattato, non inquinante, che niente hanno a che invidiare a quelli tradizionali, o l'uso di sete la cui produzione non utilizza metodi che compromettono il baco, che invece di solito viene ucciso. La seconda fa un giro lungo lungo, passa da un villaggio del Bangladesh e torna in Italia: si tratta di un progetto equosolidale che cede al centro la produzione di Sari prodotti da una cooperativa di donne con un passato difficile. Si tratta di rotoli di stoffa da sei metri, che poi vengono adattati per la cerimonia.

"Chi ad esempio usa una seta prodotta in modo eco-consapevole - spiega all'ANSA Cristina Invidia, con un passato nei grandi marchi dell'abbigliamento di lusso e che da un anno e mezzo ha lasciato tutto per il suo progetto che unisce etica e design - deve sapere cosa succede a monte del lucente abito che indossa. Sì, in sostanza il metodo di produzione normale prevede che per non spezzare il filo di seta del bozzolo (quando il bruco esce lo buca, Ndr), si uccida il bruco nel baco gettandolo nell'acqua bollente. Invece lasciamo che l'aniomale, giunto il suo tempo, lo spezzi, il bozzolo, e poi noi lo riannodiamo. E lo lucidiamo, perché se lo sviluppi in modo naturale risulta un po' più opaco. Alla fine ci sono ovviamente maggiori tempi e spese, che però sono bilanciate dai costi di produzione in Paesi poveri, e quindi la spesa per l'acquirente, una volta in Italia, torna in linea con il mercato. Ma con la differenza che, da qualche parte - prosegue Cristina con un sospiro - migliaia di bruchi saranno diventati splendide farfalle. Non è una consapevolezza più concretamente romantica di fiori e cuoricini magari solo disegnati"?


Quando la seta non viola gli animali

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E con il video della cerimonia compri zanzariere in Africa

Le reti contro gli insetti sono ancora fondamentali per la prevenzione della malaria

Una volontaria mostra alcuni prodotti artigianali

Un classico esempio di quello che si può fare con un 'matrimonio solidale' ce lo fornice l'associazione Ital Watinoma ('accoglienza') una onlus che dal 2004 si occupa di promuovere, valorizzare e sostenere le culture tradizionali e tribali in Burkina Faso, dove ha sede un'associazione analoga con la quale si rapporta. Watinoma gestisce una maison des arts et cultures, promuove spettacoli di danza e stage di musica tradizionale africana, laboratori di maschere, anche per bambini, campi di lavoro per volontari italiani che vogliono passare un periodo non propriamente da turista "godi-e-fuggi", investe nella lotta alla desertificazione, ripara pozzi. Un bel ventaglio di aiuti, a cui si può contribuire utilizzando i servizi foto e video di LibLab: il vostro servizio-ricordo, insomma, andrà a finanziare un progetto.

Quest'anno si tratta della distribuzione di zanzariere, così importanti per la lotta alla malaria, e che deve essere affiancato da adeguati progetti culturali di prevenzione e formazione "altrimenti - racconta una volontaria all'ANSA - finisce che le usano per pescare". Le zanzariere vengono affidate alle madri di famiglia adeguatamente istruite che poi provvedono a spiegare alle altre donne del villaggio come usarle per una corretta protezione".