di Lorenzo Attianese
ANSA MagazineaMag #40
In Italia ormai non solo per i ricchi

Un bunker per vivere

I rifugi di sicurezza Nucleari, Battereologici e Chimici non sono più solo roba da ricchi. Alcuni italiani, piccoli imprenditori e commercianti, hanno deciso di difendersi da malattie e disastri comprando ripari blindati, dichiarati come 'cantine' nei piani regolatori

C'è chi scava nel terreno per seppellire la paura in superficie. Migliaia di chilometri quadrati di tane sparse anche in Italia, al riparo dal terrore dell'atomica, dalle guerre e dalle epidemie. Il senso comune la chiama paranoia. Molti psicologi la definiscono una tendenza estrema dell'istinto di sopravvivenza. Di sicuro è qualcosa che è da sempre nel dna umano, ieri come oggi. Prima, a costruirsi i bunker erano i dittatori, i capi di Stato ed i criminali. Poi i personaggi dei fumetti, da Batman a Diabolik o Zio Paperone. Con una costante: la grossa disponibilità di denaro. Oggi in Italia, invece, sono anche piccoli imprenditori e persone della media borghesia - soprattutto del Centro Nord del Paese - che rinunciano all'auto nuova per quella scatola di cemento blindata, al riparo del resto del mondo.

Una cellula il più inattaccabile possibile: dalla 'porta beton' con uno spessore di 30 centimetri di cemento (quelle per i rifugi militari arrivano ad un metro), agli impianti di ventilazione schermati contro le detonazioni nucleari, le cisterne d'acqua da mille litri ognuna, sistemi radio per contatti con l'esterno, i letti con materiali ignifughi o le vernici senza sostanze organiche volatili. Un modello 'svizzero' che sta facendo scuola: nello Stato elvetico è obbligatorio disporre della possibilità di un rifugio in caso di emergenze. Chi ha una villa ha anche un bunker, mentre chi non l'ha costruito può usufruire di quelli collettivi, messi a disposizione dallo Stato sotto pagamento. In Italia, costruirsi un rifugio antiatomico non è previsto dai piani regolatori. Perciò queste strutture, nonostante abbiano pronte blindate e quei parametri previsti dalla sigla 'Nbc' (Nucleare, Battereologico, Chimico) vengono dichiarate come cantine. Ma al posto del vino invecchiato ci sono maschere antigas.

Dalla Nato alla Batcaverna

Bunker panoramica

Cambia la storia, muoiono le profezie, ma le paure sopravvivono. E si trasformano. "Due o tre anni fa, in occasione del 12 dicembre 2012, quando si parlava dei calcoli dei Maya e della fine del mondo, abbiamo avuto un picco di richieste. Poi il cliente ha cambia punto di vista. Adesso c'è Ebola...", spiega Giulio Cavicchioli, proprietario della Minus Energie, un'azienda specializzata nella realizzazione di bunker 'Nbc', che costruisce anche impianti di ventilazione civile per ottimizzare le prestazioni di comfot con il minimo consumo di energia. La Minus Energie dispone di un settore destinato solo ai rifugi ed ha lavorato per la Nato e l'Aviazione italiana. "Il bunker dà sicurezza psicologica - spiega Cavicchioli - . I timori sono i disastri di natura chimica, quindi incidenti nucleari o pandemie. I clienti non sono persone molto facoltose, la gente ricca non ha queste paure e spesso dispone di jet o elicotteri che per loro costituiscono già una valida via di fuga". Si tratta invece di titolari di piccole ditte, commercianti, informatori sanitari. Basti pensare che un piccolo bunker può costare circa 30mila euro, con costi che vanno dai 1.200 euro ai 2mila euro a metro quadro. Ovviamente spesso la grandezza è direttamente proporzionale al periodo di autonomia e sopravvivenza all'interno. Tutto è comunque certificato secondo le norme svizzere. La società di Cavicchioli, infatti, produce a Lucerna ed assembla e costruisce per i clienti italiani.

"Il rifugio sicurezza è l'ultima ratio. Se siamo lì è perché fuori la vita è impossibile - spiega -. Putroppo le persone credono di trovare una soluzione alla morte". E la suggestione del cinema e delle serie tv soffiano sul fuoco del catastrofismo e della fantasia. "Ho visto progetti che definirei al limite del creativo. E inutili da realizzare. Come bunker con due accessi attraverso un tubo tondo dove la persona deve infilarsi. Oppure un sistema - che esiste davvero - regolato sui parametri del calendario astronomico, che illumina il soffitto interno creando una sorta di luce solare artificiale, per conoscere la posizione del sole in quel momento, anche sottoterra. La gente sogna di realizzare caverne ultraprotette come quelle di Batman". Ma non hanno il portafogli di Bruce Wayne.


Nel bunker: in 50 mq si sopravvive 2 mesi e mezzo


Sepolti per 80 giorni

bunker

Un cubo di cemento ad una manciata di metri di profondità, di cui sono a conoscenza solo una decina di persone. E dove non scenderanno neppure i fratelli. Un piccolo imprenditore, attivo nel settore agricolo, si è fatto costruire in Toscana qualche anno fa il suo bunker. La sua è una filosofia nello stile di serie televisive come The Walking Dead. Pensa che di fronte alla necessità di sopravvivenza ognuno deve pensare alla sua famiglia, quella stretta. "Nel mio rifugio entreranno solo i miei figli e altre due persone, in tutto otto - spiega l'imprenditore, che preferisce restare anonimo - Credo che il rischio di doverlo utilizzare esista, soprattutto per le pandemie. Per esempio Ebola, anche se al momento il pericolo mi sembra ancora lontano. Io e la mia famiglia abbiamo già dormito nel bunker, ma solo come esercitazione".

All'interno del rifugio si entra attraverso una porta beton in cemento armato, ci sono scorte di medicinali e viveri a lunga scadenza e maschere antigas sugli scaffali coperti da un telone. Ma anche letti a castello, radio per contattare l'esterno, un contatore geyger, tre cisterne di acqua da mille litri l'una, un piccolo generatore di energia esterno a benzina che parte in automatico e che può essere avviato manualmente in caso di esplosione nucleare. C'è anche una leva per la ventilazione meccanica in caso di mancanza di energia, che viene mantenuta costantemente in funzione da ogni persona a turno e che potrebbe essere attivata anche da un bambino. Il bagno è un secchio con un sacco di plastica. C'è un'uscita di sicurezza ed un 'autoliberatore' per aprire la porta beton portello nel caso in cui dovesse essere bloccata dai detriti accumulati all'esterno: grazie ad un perno si fa leva con un'enorme chiave e si spinge la porta. Tutto studiato per affrontare la catastrofe. Ed uscirne, entro un tempo limite di 80 giorni di autonomia. "Conosco altre persone che hanno il bunker - spiega l'imprenditore - ma loro non sanno del mio. L'ho pagato, ma non voglio mica utilizzarlo". Insomma, di fronte a tante precauzioni, un dilemma c'è : nessuno dei possessori di bunker 'Nbc' ha dovuto mai testarli finora. Per fortuna.


I dispositivi di protezione

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Un nascondiglio antico

L'interno del bunker di Mussolini nella sua residenza di Villa Torlonia a Roma

In principio erano (solo) i dittatori. A Roma Benito Mussolini ha preceduto Diabolik. E aveva più di un bunker, all'epoca quasi all'avanguardia come quelli oggi. Il rifugio sotto la sua residenza a Villa Torlonia, aperto al pubblico nel mese di ottobre e diventato un museo, secondo gli esperti sarebbe stato capace di sopportare anche un attacco atomico solo con piccoli aggiornamenti tecnologici. Ricavato dalle vecchie cantine di vino dei Torlonia, quel primo rifugio pur ben attrezzato (aveva tre uscite: accanto al teatro, al Campo dei Tornei dove il Duce giocava a tennis e in un pozzo) e ''nascosto'' sotto il laghetto del Fucino, non era però davvero sicuro. L'entrata, confusa tra gli alberi, portava ad un corridoio lungo oltre 60 metri. C'era già un impianto di aerazione e filtraggio, in grado di garantire ossigeno a 15 persone per 3-6 ore, più porte antigas e antisoffio per evitare un attacco chimico. Che siano tiranni o gente comune pronta a dar pace alla propria ansia, la soluzione è quella di sempre: un nascondiglio. Una manciata di metri lontano dalla luce del sole. Per loro, la giusta distanza dalla paura.


Il bunker di Mussolini di Villa Torlonia