Pasolini e il Pigneto (di Alessandra Magliaro)

“Erano giorni stupendi, in cui l’estate ardeva ancora purissima, appena svuotata un po’ dentro, dalla sua furia. Via Fanfulla da Lodi, in mezzo al Pigneto, con le casupole basse, i muretti screpolati, era di una granulosa grandiosità, nella sua estrema piccolezza; una povera, umile, sconosciuta stradetta, perduta sotto il sole, in una Roma che non era Roma”. Così Pier Paolo Pasolini descriveva il Pigneto, quella borgata venuta fuori senza piano regolatore tra la via Prenestina e la via Casilina, dove avrebbe ambientato Accattone. Con il suo susseguirsi di orti, casette, villette, officine, baracche ed edifici bombardati, via Fanfulla da Lodi era probabilmente l’unica strada a riassumere questo paesaggio di “piccola grandiosità” e ad avere un asse abbastanza lungo per permettere la profondità di campo necessaria per i numerosi campi lunghi e per i piani sequenza cinematografici caratterizzanti il film. Inoltre il suo corso longitudinale (da sud a nord) fa sì che a mezzogiorno il sole illumini la strada perpendicolarmente: la luce penetra ovunque, tra le case basse e gli squarci dei bombardamenti creando un gioco di ombre drammatico. Quegli incroci ancora oggi continuano a rimandare a PPP, in un omaggio che va avanti ormai da decenni.

C'è un luogo in particolare diventato memoria storica più degli altri, il Pigneto e Pasolini, è il bar Necci, l'ex Gelateria Impero di coloniale memoria, fondato nel 1924. Massimo Innocenti ne è oggi il proprietario e l'appassionato 'custode', autore di un libro che rimanda a quell'epoca 'Pasolini, Pigneto'. In quei vicoli street art e installazioni ricordano PPP e il colpo d'occhio su Via Fanfulla da Lodi è potente e vale la passeggiata.

Il Pigneto, cresciuto disordinatissimo con l'immigrazione povera dal centro e sud Italia, era stato durante il Ventennio la casa del sottoproletariato, dei poveri manovali a giornata mentre a due strade da lì ferrovieri e operai avevano case dignitose. La gelateria Impero, come recitava il titolo, esibiva un certo orgoglio pur in quelle strade decisamente sgarrupate che durante gli anni della guerra sarebbero diventato un 'covo' della Resistenza, come tante targhe ricordano al passante. Subito dopo il conflitto, quella periferia romana arretrata divenne un enorme set, attirando i maestri del neorealismo, come Rossellini che dall'altra parte della strada, in Via Montecuccoli girava Roma città aperta, come Luchino Visconti che nei cortili di Via Alberto da Giussano, sempre con Anna Magnani, girava Bellissima. Questo spicchio di città, mentre a Roma il boom economico cambiava la fisionomia della periferia con palazzoni, pratoni incolti accanto alle baracche, rimaneva un po' un'isola. E proprio questo, oltre certamente all'umanità trovata in quelle strade, deve aver colpito Pasolini. ''Voleva ambientare - ci racconta Massimo Innocenti - le scene di Accattone là dove le propaggini della città degradano in un paesaggio semi-rurale inframmezzato da casali, baracche e manufatti costruiti in una notte (proprio nel 1955 De Sica girava in quella periferia romana Il tetto, una pellicola che tratta di una famiglia appena inurbata e costretta a ricorre allo stratagemma di tirar su la loro casa in una notte). Costituito in gran parte da immigrati del centro sud, il Pigneto aveva, ed ha tuttora, una dimensione simile a un piccolo villaggio del mezzogiorno, estraneo sia ai palazzoni della periferia, sia alla monumentalità del centro storico. Fu quindi scelto, a mio avviso, perché sintetizzava un microcosmo perduto, un’isola arcaica oltre le fabbriche della nuova Roma e le mura antiche''. La storia meravigliosa è che pur essendo il bar Necci considerato luogo 'simbolo' pasoliniano, lui non lo inquadrò mai, preferendo piuttosto adattare a bar una vecchia rivendita di vini e olii al civico 50 di Fanfulla da Lodi, un bar bettola più adatto alla trama del film. Il bar però lo frequentava, seduto sotto l'enorme albero che ancora oggi fa ombra ai tavolini sempre affollati in un giardinetto da paese più che da capitale.

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