Cantieri: sciopero generale e sindacati in piazza a Roma

600mila posti persi. 'Rilanciare il settore, rilanciare Paese'

(ANSA) - ROMA, 15 MAR - Giornata di sciopero generale di otto ore (per l'intero turno) di tutti i settori delle costruzioni - edilizia, legno, cemento, lapidei, laterizi - proclamato dai sindacati di categoria Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil. Lo stop di cantieri, fabbriche del legno e arredo e cave viene accompagnato dalla manifestazione nazionale stamattina in piazza del Popolo a Roma, per il lavoro, gli investimenti, la ripresa e il futuro, che sia sostenibile e di qualità, con lo slogan: "Rilanciare il settore, rilanciare il Paese". I sindacati "la più grave crisi dal dopoguerra ad oggi" che li ha colpiti: oltre 600 mila le persone che hanno perso il lavoro, con il rischio di perderne ancora, insieme a 120 mila imprese chiuse, sono i dati su cui insistono le sigle di categoria, che spingono sullo sblocco dei cantieri e delle opere, grandi e non - c'è la Tav ma non solo -, da nord a sud e sugli investimenti. Secondo la Filca, se ripartissero i 600 cantieri fermi l'impatto sull'occupazione sarebbe di circa 350 mila posti. Dal palco della manifestazione, dove i sindacati attendono migliaia di lavoratori, intervengono i segretari generali di Fillea, Filca e Feneal, Alessandro Genovesi, Franco Turri e Vito Panzarella. Presenti in piazza anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. A seguire (alle 13.30), l'incontro a Palazzo Chigi dei sindacati con il governo sul decreto slocca-cantieri.
    In particolare i sindacati delle costruzioni chiedono l'apertura di un tavolo di crisi del settore a Palazzo Chigi, un nuovo piano di investimenti per avviare le opere, completare le incompiute e riaprire i cantieri; ma anche per la messa in sicurezza di territori, strade, ponti, edifici pubblici. Insieme a strumenti finanziari rivolti alle imprese ed un rafforzamento degli incentivi. Una revisione mirata del Codice appalti senza ridurre tutele e diritti e senza tornare alla liberalizzazione di subappalti o al massimo ribasso, insieme al contrasto al dumping contrattuale. Chiedono, in sostanza, "lavoro e sviluppo, consapevoli che se non riparte il settore delle costruzioni non ripartirà il Paese". (ANSA).
   

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