Stretta su negozi la domenica, 'a rischio 400mila posti'

Contrarie Conad e Confimprese, mentre Confcommercio apre al confronto

   La stretta contro la "concorrenza diretta e spietata" creata dalla liberalizzazione delle aperture dei negozi cui lavora il governo suscita i mal di pancia della grande distribuzione e di alcuni settori del commercio. Con gradazioni diverse, da Confcommercio che apre al confronto e chiede una regolamentazione minima, alla "netta contrarietà" di Conad a rivedere la normativa, fino a Confimprese che evoca rischi per ben 400.000 lavoratori. La proposta di legge di Davide Crippa, deputato del Movimento Cinque Stelle e sottosegretario allo Sviluppo economico, per cancellare la "liberalizzazione selvaggia" delle aperture domenicali degli esercizi commerciali divide. Sarebbero - nelle intenzioni del provvedimento - non più di dodici all'anno i giorni festivi in cui è consentito lavorare. Con turni a rotazione definiti a livello locale e un limite per ogni Comune fissato al 25% per gli esercizi commerciali dello stesso settore merceologico aperti la domenica o in un giorno festivo.

E l'esecutivo promette di mettere i bastoni fra le ruote anche al commercio elettronico: per chi vuole fare shopping online in un giorno festivo "l'attività commerciale che si svolge in Italia non sarà esercitata in alcuna delle sue fasi". Se Ancc/Coop condivide una nuova regolamentazione per trovare "un nuovo equilibrio tra le esigenze dei consumatori e quelle dei lavoratori", l'Associazione nazionale cooperative dettaglianti Ancd/Conad è convinta che "fare un passo indietro" e farlo "proprio in un momento in cui la distribuzione organizzata subisce la concorrenza sleale dell'e-commerce, significherebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro e privare i cittadini di un servizio prezioso".

Più dura Confimprese: se la proposta M5s dovesse diventare legge "alle imprese non resterebbe che licenziare. In tempi rapidi. Per non lasciare sul terreno perdite di fatturati e marginalità". Il presidente Mario Resca avverte che l'intero comparto perderà 400.000 posti di lavoro e il 10% del fatturato. Mentre l'Aduc, associazione dei consumatori, è quasi sarcastica: "prepariamoci a rinunciare di nuovo a quelle libertà economiche che fanno libero, prospero e adulto un Paese". E avverte che le proposte del governo "impingueranno le casse della miriade di commercianti online, aperti 365 giorni l0anno, 24 ore su 24". Confcommercio, invece, apre al governo: "la deregolamentazione totale degli ultimi anni non ha prodotto particolari effetti sui consumi e sull'occupazione, né ha incrementato la concorrenzialità del settore, peraltro già ampiamente liberalizzato da tempo", dice il delegato per le Politiche del commercio Enrico Postacchini.
    "Siamo, dunque, disponibili al confronto per la reintroduzione di una regolamentazione minima a nostro avviso indispensabile per il mantenimento del pluralismo distributivo e come migliore garanzia per lo sviluppo delle imprese di ogni dimensione".
   

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