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Pensioni: le ultime novità, cosa sono quota 100, quota 41 e opzione donne

Il tema pensioni è tornato a scaldarsi negli ultimi giorni con Lega-M5S che avrebbero messo nero su bianco nel ...

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Il tema pensioni è tornato a scaldarsi negli ultimi giorni con Lega-M5S che avrebbero messo nero su bianco nel loro contratto di governo il superamento della Legge Fornero e l'introduzione di nuovi meccanismi per il calcolo di uscita dal lavoro. Tre le proposte: quota 100, quota 41 e opzione donna. Allo stato attuale nulla è certo e si tratta solo di ipotesi, ma è bene fare chiarezza sulle tre novità che potrebbero rivoluzionare il sistema pensioni nei prossimi anni. Quota 100 La cosiddetta pensione a quota 100 consiste nella possibilità di lasciare il lavoro quando la somma dell'età e degli anni di contributi è almeno pari a 100. Quindi, il lavoratore di 64 anni potrà mettersi a riposo se ha accumulato almeno 36 anni di contributi. A chi ha compiuto 66 anni, invece, basterà avere 34 anni di carriera alle spalle. Questo meccanismo risulterebbe notevolmente più vantaggioso rispetto all'attuale, che prevede la possibilità di andare in pensione a 66 anni e 7 mesi di età, e addirittura 67 anni dal 2019. Quota 41 La pensione quota 41 consiste nella possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall'età anagrafica. Anche in questo caso, l'uscita dal lavoro avverrebbe prima rispetto a quello previsto oggi dalla Legge Fornero che permette di andare in pensione con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (dal 2019, saranno necessari, rispettivamente, 42 anni e 3 mesi di contributi e 43 anni e 3 mesi). Opzione donna L'altra novità sul fronte pensioni riguarderebbe esclusivamente le lavoratrici. Si tratta dell'opzione donna, un sistema che permette di andare a riposo con appena 58 anni di età (59 anni per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi con un anticipo notevole rispetto ad oggi. Tuttavia la pensione verrebbe calcolata esclusivamente con il regime contributivo, comportando un taglio piuttosto consistente sull'assegno mensile.

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