Almaviva, Poletti: "Revochi avvio procedura mobilità"

Poletti interviene dopo l'annuncio dell'azienda di 3.000 tagli

"Invitiamo Almaviva a revocare la comunicazione di avvio della procedura di mobilità per tremila lavoratori ed a rendersi disponibile a riprendere e sviluppare il confronto con le organizzazioni sindacali e con le istituzioni per verificare le possibili alternative ad una decisione che produrrebbe una situazione pesante dal punto di vista sociale, peraltro in territori che già scontano difficoltà occupazionali". Lo afferma il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, aggiungendo che "da parte nostra c'è la conferma dell'impegno a favorire una soluzione positiva, riprendendo la discussione alla riunione del tavolo già convocata per il 18 aprile".

Poletti ricorda come "il Governo, nell'ambito dell'attività dedicata alla gestione delle situazioni di crisi, ha dedicato una specifica attenzione al settore dei call center, con l'apertura di un tavolo dedicato e con l'adozione di provvedimenti - dagli ammortizzatori sociali, alla deducibilità totale dalla base di calcolo dell'Irap del costo del lavoro a tempo indeterminato, dal finanziamento dei contratti di solidarietà all'abolizione del massimo ribasso sugli appalti - tutti mirati - sottolinea - a migliorare il contesto in cui operano le aziende del comparto".

Almaviva annuncia 3.000 tagli, governo in campo  - S'infiamma la vertenza Almaviva. Il gruppo, che gestisce servizi di call center per conto di diverse società, ha annunciato quasi 3 mila esuberi. Il grosso a Palermo, 1.670; il resto a Roma (918) e a Napoli (400). I sindacati sono sul piede di guerra, i dipendenti nel panico. L'azienda si dice costretta alla riorganizzazione da una crisi strutturale dei call center in un mercato dominato da 'fattori distorsivi'. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, parla di "dramma senza precedenti". Il governo Renzi è "preoccupato". Ed il vice ministro per lo Sviluppo, Teresa Bellanova invita "l'azienda a fermarsi". "Chiediamo una moratoria immediata dei licenziamenti annunciati", avverte; "il governo ha messo a disposizione ammortizzatori sociali fino al 2017 e soluzioni per dare una decisa sterzata al settore. Ho convocato tutte le imprese committenti chiedendo il rispetto dei contratti di lavoro nei bandi. Almaviva sta ignorando tutto questo scegliendo la strada più facile e drammatica". "I soldi ci sono", insiste il vice ministro, "per affrontare le criticità del settore e c'è un tavolo riconvocato con le parti sociali per il 18 aprile: tutte cose che sanno anche i manager di Almaviva". Il countdown è cominciato: la procedura si chiuderà tra 75 giorni. A Palermo è scattata immediata la protesta, da domani davanti la sede ci sarà un presidio permanente di lavoratori. Almaviva, riferiscono i sindacati al termine di una riunione fiume, sottolinea perdite per un milione di euro al mese nei tre siti di Palermo, Roma e Napoli. Per l'azienda "è l'effetto di una crisi sistemica che sta attraversando l'intero settore dei call center in Italia, dove il mercato è dominato da fattori distorsivi della concorrenza". Per l'amministratore delegato di Almaviva Contact, Andrea Antonelli, "alle condizioni attuali riteniamo ineluttabile avviare una necessaria riorganizzazione dell'attività industriale, anche in relazione agli obblighi in capo agli amministratori e alla tutela del perimetro occupazionale dell'intero gruppo". Ma per i sindacati il punto di partenza per trattare è il ritiro dei licenziamenti. In campo anche Enel, uno dei committenti di Almaviva, secondo cui "la quota di sua competenza riguarda soltanto una parte delle attività totali che insistono sul sito di Palermo e che comunque il contratto in essere non scadrà prima di dicembre 2016". "Enel ha già comunque avviato un dialogo con i fornitori di servizi, le istituzioni competenti e con il governo per risolvere eventuali difficoltà, in uno spirito di collaborazione fattiva", chiarisce il gruppo elettrico. A Palermo Almaviva occupa 4.500 operatori, fino a qualche giorno fa aveva la sede legale nel capoluogo siciliano. Due settimane fa ha deciso di trasferirla a Roma, mentre le due sedi si sono ridotte a una soltanto. Altri 1.500 dipendenti, invece, lavorano a Catania.

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