M5s rilancia, dopo il cuneo ora tocca al salario minimo

Catalfo: 'E' una priorità. Riforma Irpef, super-ricchi nel mirino'

Salario minimo, al più presto. Chiusa, dopo qualche piccolo screzio in maggioranza, la partita del taglio del cuneo fiscale i giallorossi rischiano di ricominciare a litigare non solo sulla riforma dell'Irpef, che il ministro Roberto Gualtieri ha promesso entro fine aprile, ma anche sul minimo guadagno da garantire a quei "5 milioni di lavoratori poveri" che hanno "retribuzioni troppo basse", dice il ministro Nunzia Catalfo rilanciando uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle. Il tema sarà uno di quelli che il Movimento porterà al 'tagliando' sull'agenda del governo che Giuseppe Conte ha rinviato a fine mese, dopo il voto in Emilia Romagna e Calabria. Ma non è, almeno a quanto emerso dalla due giorni del 'conclave' di Rieti, in cima alla lista del Pd, che guarda piuttosto alla parità di salario uomo-donna e all'equilibrio Nord-Sud. Ma il salario minimo "è una priorità" e "credo ci siano tutte le possibilità che possa essere portato a casa", dice con ottimismo la titolare del Lavoro, che intanto domani aprirà il tavolo sulla riforma delle pensioni coi sindacati che non hanno mai visto di buon occhio il progetto M5S, già bloccato in Senato ai tempi del governo con la Lega.

Flessibilità in uscita e garanzie per i giovani sono intanto l'oggetto del confronto con le organizzazioni sindacali, per arrivare pronti ed evitare lo scalone (da 62 a 67 anni) con la fine di Quota 100 nel 2021. Quello di lunedì sarà comunque un primo incontro interlocutorio, dove iniziare a gettare le basi di un lavoro che non ha scadenze imminenti e che sarà supportato, ha garantito il ministro, dalla nomina delle due commissioni sui lavori gravosi e sulla separazione tra assistenza e previdenza, di cui faranno parte esperti e tecnici di Inps e ministero dell'Economia. Nel frattempo il governo dovrà attrezzarsi anche per affrontare la riforma dell'Irpef che potrebbe 'assorbire' il taglio permanente del cuneo previsto dal decreto (100 euro fino a 28mila euro, che scendono gradualmente a 80 fino a 35mila euro per poi scendere più rapidamente fino ad azzerarsi a 40mila).

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