Quindici anni senza Gianni Agnelli, l'eredità dell'Avvocato

Documentario in tv per ricordarlo

Quindici anni fa Sergio Marchionne era un manager poco noto in Italia anche se già nel board di Torino e la Chrysler un nome dell'industria americana. Auto, camion e macchine agricole stavano insieme in un'unica società, così come la Ferrari. Dalla morte di Gianni Agnelli, avvenuta a Torino il 24 gennaio 2003, la vecchia Fiat ha cambiato identità e si è trasformata in uno dei giganti mondiali dell'auto. Un cambiamento profondo, che non ha intaccato però i capisaldi della Fiat dell'Avvocato, i cui destini s'intrecciavano strettamente con quelli della famiglia e di Torino. Dopo quindici anni Fiat Chrysler resta saldamente nelle mani degli eredi di Gianni Agnelli, arrivati alla sesta generazione con John Elkann, designato dal nonno alla guida dell'impero.

La famiglia non ha abbandonato l'industria dell'auto e non sembra neppure intenzionata a farlo, anche se ci potrebbe essere un ridimensionamento della quota di controllo, oggi pari al 30%, in caso di fusione, ma al momento non è un obiettivo del gruppo. L'unità tra gli eredi non si è incrinata: neppure lo strappo di Margherita, in rotta con la famiglia per l'eredità del padre e assente alla funzione solenne nel Duomo di Torino nel decimo anniversario della morte, ha spezzato quell'unità che trova ogni anno il suo momento di sintesi nell'assemblea dell'accomandita. Torino resta una sede importante per il gruppo e gli stabilimenti italiani mantengono l'occupazione.

L'azienda, artefice della motorizzazione di massa negli anni '50, ha spostato il suo focus sulle auto di lusso, ma un'auto iconica come la 500 resta un fil rouge con la Fiat dell'Avvocato. Per la stessa Ferrari, che oggi si prepara a vivere una nuova grande stagione, l'investimento fu voluto da Gianni Agnelli che trattò direttamente con il 'Drake' Enzo Ferrari. Resta la squadra di calcio la Juventus, di cui Agnelli è stato per anni il presidente e il primo tifoso, estimatore di tutti i più grandi campioni bianconeri, da Sivori a Platini, da Roberto Baggio a Del Piero.

E rimane un luogo, la Fondazione Agnelli, da lui voluta nel '66 "per contribuire al progresso dell'Italia", come recita lo Statuto, che oggi festeggia i 50 anni e punta su istruzione e innovazione per promuovere i talenti dei giovani. La figura di Gianni Agnelli - che spesso John rievoca negli interventi, immaginando i suoi pensieri e i suoi giudizi - rimane un punto di riferimento. Un documentario, in onda domenica su Sky Atlantic ripercorre l'esistenza dell'Avvocato visto dagli americani, con racconti e aneddoti tra pubblico e privato e una lunga serie di testimonianze della famiglia, di amici, professionisti, collaboratori e anche rivali.

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