La scommessa di Padoan su Mps: 'Recupereremo i soldi spesi'

Ma per istituto corsa a ostacoli fra esuberi e bassa redditività

La "svolta" sul Montepaschi" passa attraverso il denaro dei contribuenti, con una nazionalizzazione da 5,4 miliardi di euro per salvare la banca finita "all'epicentro" della crisi, nelle parole dello stesso presidente Alessandro Falciai. Un esborso che il governo è fiducioso di poter recuperare, magari guadagnandoci anche, come successo nel caso di molte banche americane durante la grande crisi.

    Se sarà così lo dirà il tempo, e la strada appare in salita, per un sistema bancario italiano con una redditività fra le più basse in Europa (1,6% nel 2016, contro il 2,13% della Germania, il 6,95% della Germania, il 7% francese), afflitto da una crescita del sistema paese decisamente più bassa della non brillante media europea, e con il Montepaschi che fronteggia numerose sfide.

    E' prudentemente ottimista il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "se si proietta in avanti nel giro di qualche anno la situazione dell'economia e la situazione specifica della banca, sono convinto che il denaro pubblico sarà non solo recuperato, ma recuperato con un premio". Al Tesoro chi segue da vicino il dossier fa notare che gli interventi su Mps, le Venete e altri casi della crisi bancaria italiana stanno via via rimuovendo un fattore di rischio pesantissimo per il settore. Lo dimostrano i prezzi delle azioni in ripresa.

    Ma è la stessa Borsa a rivelare quanto siano scettici gli investitori. L'indice di settore bancario, precipitato fino nel picco della crisi fino sotto i 6.500 punti da oltre 28.000 di un decennio fa, ha recuperato ma al momento non supera i 12.000. Nel caso del Montepaschi gioca la situazione specifica della banca. Come non nasconde l'amministratore delegato Marco Morelli, "il ritorno riappropriarsi della massa commerciale, della raccolta e impieghi sarà un percorso lungo, non immediato", fra ritorno della clientela ed esuberi. E poi c'è da fare i conti con il sistema-Italia. Alle prese con una crescita che non si discosterà molto, nelle stime, da pochi decimi sopra l'1% nei prossimi anni. "La ripresa è troppo lenta per permettere alle banche italiane di ripristinare la qualità dei loro bilanci", scrive Bnp paribas in un report dello scorso marzo. I numerosi interventi del governo per liberare il settore dall'incubo dei crediti deteriorati sono "passi avanti" secondo la banca francese, ma i prezzi attuali di cessione, con una svalutazione al 20% del nominale, comportano costi elevati. Ci vogliono ancora numerose riforme, per aumentare la crescita economica. Il tutto in un contesto bancario europeo che, dal punto di vista delle prossime sfide, il vicepresidente della Bce Vitor Constancio ha avuto modo di definire "sotto assedio". Le banche sono troppe e producono bassi utili, una minaccia allo smaltimento dei crediti deteriorati resa ancor più gravosa dal FinTech, le tecnologie finanziarie che stanno smantellando il loro vecchio modello di business basato sugli sportelli.
  Insomma, per il contribuente, guadagnarci dall'operazione Montepaschi non sarà una passeggiata.   

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