'Ue ambigua su commercio Cina, gelo Washington'

Forchielli: "Compromesso non piace a Usa, ci saranno ripercussioni"

 Il compromesso nei rapporti commerciali con la Cina a cui lavora la Commissione Ue, dopo il secco 'no' di Washington alla concessione dello status di economia di mercato a cui Pechino tiene moltissimo, rischia di portare a una "una Waterloo mascherata da vittoria europea". E le conseguenze potrebbero essere pesanti nei rapporti fra le due sponde dell'Atlantico, ora che anche Hillary Clinton cavalca un giro di vite sul libero scambio commerciale: potrebbe soffrirne l'export europeo verso gli Usa. E alla lunga una rottura in tema commerciale fra Bruxelles e Washington potrebbe pesare a favore di un disimpegno americano su due fronti caldissimi, "quello della Nato sulle frontiere a est con la Russia, e quello del Medio Oriente". A dirlo è Alberto Forchielli, finanziere ed economista italiano sempre in giro fra la Cina, gli Usa e l'Europa per Mandarin Capital, il fondo di private equity di cui e' fondatore e managing partner portando imprese europee in Cina, e viceversa.

Un punto di vista privilegiato su un negoziato durissimo che si sta svolgendo perlopiù sottotraccia, quello sul 'dumping' commerciale cinese, l'invasione di mezzo mondo di prodotti cinesi a bassissimo prezzo che ha messo in ginocchio la siderurgia, per dirne una. Un tema che definirà l'atteggiamento nei prossimi anni nei confronti di Pechino e del suo eccesso di capacità produttiva, che sta contribuendo all'attuale fase deflazionistica in buona parte dell'Occidente e che non promette affatto - secondo Forchielli - di arrestarsi.
   

A Washington il dado è tratto. La campagna elettorale, che la si veda col prisma di Trump, Clinton o Sanders, ha fatto finire nel congelatore i trattati di libero scambio sugli assi atlantico e Pacifico. Con Trump che ai colletti blu vittime della crisi di Detroit promette guerra al libero commercio, gli altri due si sono riallineati. Il "no" americano allo status cinese di economia di mercato (con conseguente rimozione dei dazi su un export che si giudica sia ampiamente foraggiato dal governo) "è deciso", dice Forchielli.
   

Nonostante le enormi pressioni americane, nonostante Brexit (la Gran Bretagna era la più favorevole dentro l'Ue al sì a Pechino), nonostante il voto del Parlamento europeo a maggio contro il 'market economy status', la Commissione Ue muove in direzione di un compromesso "codardo: vorrebbero evitare di offendere la Cina, eliminando la definizione di economia di mercato e non di mercato", spiega Forchielli al telefono. In cambio, l'Ue si riserverebbe la possibilità di imporre dazi sull'import cinese in base a un complesso meccanismo (abrogando la 'lesser duty rule') e punterebbe a negoziare con Pechino grossi tagli alla sua produzione in eccesso. Ma è un'ipotesi "naive" per Forchielli ("è impossibile limitare la sovrapproduzione cinese, hanno impianti dislocati in 23 province diverse: diranno sì per poi disattendere gli impegni"). Una foglia di fico per coprire quella che sarebbe di fatto una resa europea. Se l'Italia è sulle posizioni Usa (in gioco c'è anche ogni speranza per l'Ilva di Taranto, racconta Forchielli), alla fine "tutto dipende da Angela Merkel". La cancelliera è cauta con Pechino, ma rischia di alimentare ulteriormente il "disprezzo americano nei confronti di un'Europa inconcludente, litigiosa, con una Germania che non fa espansione di bilancio, che mantiene un surplus commerciale enorme e per giunta non vuol spendere una lira sul tema dolente del finanziamento alla Nato e della difesa europea". E' un guaio in più nell'estate calda di Bruxelles e nei prossimi mesi (il consiglio Ue, ultimo a decidere, deve muoversi entro dicembre) se ne vedranno delle belle.(ANSA).
   

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