Poste, ipotesi seconda tranche, possibile incasso 3 mld

Governo valuta nuova cessione dopo rinvio Fs, obbligo calo debito

Rinviata la privatizzazione di Ferrovie, il governo cerca di correre ai ripari per rispettare gli impegni di riduzione del debito pubblico presi con la Commissione Ue e, tra le ipotesi, valuta anche quella di cedere una nuova tranche di Poste. L'idea sta circolando nelle stanze del Tesoro, azionista di riferimento, ed è arrivata anche in ambienti della maggioranza, che confermano l'intenzione di procedere con il piano di cessioni del patrimonio pubblico previsto dal Def. Il programma ufficiale prevede ancora per quest'anno la messa sul mercato di Enav e la quotazione di Fs. Se però l'operazione Enav sta andando avanti con l'obiettivo di far incassare allo Stato tra i 700 milioni e il miliardo di euro, non è così per Ferrovie, pilastro essenziale del progetto complessivo, per il 2016 ormai definitivamente saltato.

Il nuovo Documento di finanza pubblica di metà aprile dovrebbe quindi contenere un aggiornamento degli interventi, forse anche con il coinvolgimento di Cdp, tale da non mettere però in alcun modo in discussione l'obiettivo finale. Gli incassi delle privatizzazioni, pari allo 0,5% l'anno nel triennio 2016-2018 (circa 8 miliardi di euro l'anno), sono infatti essenziali per sanare una delle fondamentali criticità dei conti pubblici italiani, il debito troppo alto, su cui anche la Bce ha reiterato oggi il suo costante richiamo. Ridurre il debito è un impegno che Roma ha preso di fronte a Bruxelles e che il governo rivendica con orgoglio in ogni occasione utile come dimostrazione di buona volontà in Europa. La decisione finale sarà soggetta nei prossimi mesi all'andamento dei mercati, in questo momento particolarmente volubili, ma l'ipotesi potrebbe essere quella di replicare dopo l'estate il percorso già tracciato con l'Ipo di ottobre, quando fu messo sul mercato il 35% del capitale di Poste italiane. Se il Tesoro decidesse di cedere un'ulteriore quota di circa il 30%, scendendo dal 65% al 35%, come già sperimentato con Eni ed Enel, l'incasso, stando al valore di Borsa del titolo, potrebbe aggirarsi sui 3 miliardi di euro.

Sulla tempistica non peserebbero particolari questioni di lock up, visto che il periodo di "astinenza" da nuove vendite previsto nel prospetto di quotazione di Poste è di 180 giorni, ma per cedere qualsiasi ulteriore quota servirà un intervento normativo e per questo i tempi non potranno essere immediati. Il Dpcm dello scorso anno sull'Ipo prevedeva infatti che il Mef non scendesse sotto il 60%. Poste ha però già fatto sapere di essere disponibile e "pronta", nelle parole dell'amministratore delegato Francesco Caio, ad assecondare qualsiasi scelta dell'azionista Tesoro. Per la società si apre però intanto una nuova grana sul piano industriale. La consegna a giorni alterni in 5 mila piccoli Comuni non ha convinto il ministro degli Affari Regionali, Enrico Costa, che promette di fare tutto il possibile per individuare una soluzione. Una delle ipotesi è quella di chiedere un parere alla Commissione Ue indicando nella novità una deroga al servizio universale.

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