Padoan, allarme terrorismo, inquina sistemi finanziari

Necessaria maggiore cooperazione nazionale e internazionale

"Siamo di fronte ad una proliferazione della rete internazionale di finanziamento del terrorismo che sta inquinando i sistemi finanziari e i mercati e di conseguenza richiede particolare attenzione". E' l'allarme lanciato dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che - nel corso di un convegno sull'antiriciclaggio alla Luiss - ha invocato una maggiore cooperazione a livello nazionale ed internazionale per fronteggiare l'emergenza.

Con la globalizzazione dell'economia, ha proseguito il ministro, c'è "la possibilità che il circuito finanziario possa essere utilizzato come base per azioni terroristiche internazionali, mettendo a rischio la sicurezza nazionale ed internazionale. La complessità della minaccia richiede un rinnovato sforzo di collaborazione a livello nazionale e internazionale". Padoan ha ricordato le azioni intraprese a livello di G7 e G20, oltre che dai singoli Stati, sullo scambio di informazioni, il rafforzamento dei meccanismi di congelamento e le valute virtuali. "Le azioni nazionali e internazionali di lotta al finanziamento del terrorismo e al riciclaggio sono complementari. - ha aggiunto - L'Italia è in prima linea, ma molto resta da fare, serve un coordinamento ancora maggiore tra i vari organismi di controllo e di lotta agli illeciti. Alle reti illecite dobbiamo contrapporre una rete di contrasto".

007: sistema bancario esposto, criticità per le medie e piccole - Il sistema bancario nazionale si trova esposto a rischi, secondo quanto emerge dalla Relazione annuale dei servizi segreti inviata oggi al Parlamento. Tra le criticità del sistema, gli 007 indicano la forte incidenza degli accantonamenti, derivanti dall'esigenza di coprire perdite potenziali per crediti deteriorati; l'ingresso nell'azionariato di soggetti stranieri animati da intenti speculativi ed il contagio, per le banche con un profilo internazionale, derivante da situazioni di instabilità in altri Paesi. La relazione evidenzia inoltre problemi, soprattutto negli istituti medi e piccoli, in relazione alla "lenta ripresa degli impieghi, l'ammontare delle sofferenze, le perdite di bilancio, la concentrazione degli attivi, la gravità delle carenze patrimoniali (registrate, in particolare, con riguardo ad alcuni istituti popolari), l'ingresso nell'azionariato di nuovi soci (anche attraverso l'utilizzo di veicoli societari 'fiduciari') e, infine, i casi di disinvolta gestione del credito". 

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