Generali: le 'battaglie' del Leone in cerca di autonomia

Da Bernheim a Perissinotto, i ribaltoni al vertice delle Generali

 Patti d'onore e tradimenti. Sono stati evocati anche questi tra i motivi dei cambi al vertice delle Generali. Una serie di passaggi burrascosi che hanno segnato la storia recente della compagnia. Con una costante, il contrasto tra il manager di turno e l'azionista di riferimento Mediobanca. Diversità di vedute su operazioni da fare e non fare, interessi contrapposti. Ma buona parte dei soci, a partire da Mediobanca, esclude che l'uscita di Mario Greco sia una riedizione di quanto già visto in passato. Eppure i tentativi di autonomia da parte di Trieste spiegano buona parte dei ribaltoni passati. Cacciato nel 1999 per far posto ad Alfonso Desiata, lo storico presidente di Generali e numero uno di Lazard, Antoine Bernheim, parlò di ''regolamento di conti'' e di ''tradimento''. Oggetto dello scontro, l'approdo nella merchant bank francese di Gerardo Braggiotti, fuoriuscito da Mediobanca e impegnato al fianco di Unicredit nell'Opa, poi bloccata, sulla Comit. Era ancora l'epoca in cui regnava Enrico Cuccia.
    Nel 2001 Desiata esce di scena e lascia il posto all'ad Gianfranco Gutty, che tuttavia dura poco, un anno. Emerge un ''patto d'onore'' che lo lega al socio più importante e si vocifera di contrasti sull'ipotesi di fusione con Mediolanum.
    Per Bernheim è un grande ritorno. Fa il presidente del gruppo assicurativo fino al 2010 quando deve far posto, e ci scappano pure le lacrime, a Cesare Geronzi, l'ex numero uno di Capitalia che da Piazzetta Cuccia ha deciso di spostarsi a Trieste. Anche lui viene cacciato in fretta e nel 2011 la presidenza passa a Gabriele Galateri. L'anno successivo a saltare è il ceo Giovanni Perissinotto. Colpa della sua ricerca di appoggio dai soci veneti, da Veneto Banca e Palladio, mentre la partita finanziaria del momento è il salvataggio di Fonsai. Al timone delle Generali arriva Greco.(ANSA).
   

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