Banche, sofferenze e altri crediti deteriorati a fine 2015

Abi, +0,5%, miglior dato aprile 2012 ma sofferenze a 200 mld

La mazzata sulle banche italiane arriva in un momento in cui gli istituti di credito, almeno nel loro complesso, stanno faticosamente uscendo dalla fase più nera della recessione registrando indicatori positivi sul fronte dei nuovi flussi di credito a famiglie e imprese e mantenendo una buona crescita dei depositi. Quello che pesa, ed è non a caso finita sotto la lente della vigilanza Ssm della Bce, è l'eredità di una crisi che ha visto una perdita del Pil del 9%: una mole di sofferenze lorde che come rileva il rapporto mensile Abi sono risalite a oltre 200 miliardi di euro coinvolgendo oltre 1,2 milioni di soggetti (persone e società). Certo è vero che quelle nette, al netto delle svalutazioni cioè, sono 88 miliardi ma a questi vanno aggiunti anche gli incagli per oltre 100 miliardi. E se i grandi gruppi stanno facendo da soli e qualche operazione di smobilizzo si è vista a fine anno, tuttavia la grande massa resta lì e una ripresa economica che c'è (la Banca d'Italia la vede in accelerazione all'1,5% nel 2016) non sembra sufficiente però a smaltirla. Si spera nella bad bank 'leggera' proposta ora a Bruxelles dall'Italia ma certo il precedente visto con la risoluzione delle 4 non aiuta: le sofferenze di Etruria, Marche, Ferrara e Chieti confluite nel veicolo sono state svalutate al 17% dalla Ue. Un valore che metterebbe al tappeto quasi tutti gli istituti italiani se applicato sull'intero comparto. Eppure appunto segnali positivi ve ne sono. Nel suo ultimo rapporto l'Abi nota come i prestiti a famiglie e imprese siano saliti dello 0,5%, il dato migliore dall'aprile 2012. I flussi di nuovi mutui continuano a crescere (+97%) e per la prima volta anche lo stock (formato dalla differenza dai nuovi e quelli estinti, ripagati o in sofferenze) è lievemente positivo con segnali incoraggianti dalle transazioni immobiliari. I depositi non hanno risentito degli scandali bancari e, dopo la pausa di novembre dovuta alle scadenze fiscali di Ires e Irpef, sono ripresi a salire (+3,7%). Sono ancora a picco le obbligazioni ma questo, come notava anche la Banca d'Italia nel suo bollettino, è dovuto a un riposizionamento delle famiglie verso i fondi gestione uscendo dai bond bancari e dai titoli di Stato. Insomma una cauta ripresa seppure diseguale fra le diverse banche e con una domanda di investimenti a medio lungo termine 'robusta' che ancora non si vede.

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