Confindustria taglia stime Pil. Evasione brucia 122mld

Nel 2017 crescita 1,3%, evasione oltre 122mld, blocca sviluppo

La ripartenza italiana "non decolla": il Centro studi di Confindustria rivede al ribasso le previsioni per il Pil, stimando che il 2015 chiuda con un +0,8% (due punti in meno rispetto al +1% indicato a settembre e in linea con le ultime attese del governo) e che la crescita nel 2016 si fermi all'1,4% (rispetto al precedente 1,5%), all'1,3% nel 2017. Un recupero sì, rispetto alla lunga recessione da cui finalmente l'Italia è fuori, ma "meno veloce di quanto atteso". Non c'è ancora "lo scatto netto, bruciante", dice il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Oltre al quadro macro, il Csc nell'ultimo rapporto sugli scenari economici calcola però anche le cifre "considerevoli" dell'evasione, che sottrae risorse e "blocca lo sviluppo economico e civile" del Paese. L'evasione fiscale e contributiva - è la stima - ammonta a 122,2 miliardi di euro nel 2015, pari al 7,5% del Pil. Una dimensione "assolutamente patologica", la giudica Squinzi: "Da imprenditore, il peggior concorrente che ho è chi non paga le tasse o evita in tutti i modi di farlo", dice parlando in prima persona e sottolineando l'impegno "da sempre" di Confindustria nella lotta all'evasione. Al fisco, sempre secondo le stime di viale dell'Astronomia, vengono quindi sottratti quasi 40 miliardi di Iva, 23,4 miliardi di Irpef, 5,2 miliardi di Ires, 3 miliardi di Irap, 16,3 miliardi di altre imposte indirette e 34,4 miliardi di contributi previdenziali. Contrastare l'evasione ha più di un beneficio: se si dimezzasse e si restituissero ai contribuenti, attraverso l'abbassamento delle aliquote, le risorse recuperate, si avrebbe - calcola il Csc - un 3,1% di maggiore Pil e oltre 335mila occupati aggiuntivi.

Intanto, stima che nel triennio 2015-2017 "saranno creati 650mila posti di lavoro", che portano "a 815mila il totale da quando sono ricominciati ad aumentare" e cioè dal 2014. Un segnale, dunque, positivo nel mercato del lavoro, dove il tasso di disoccupazione pur restando a due cifre viene visto in discesa: il Csc lo indica in calo al 12% nel 2015 (in miglioramento dal 12,2% stimato a settembre), all'11,6% nel 2016 (dall'11,8%) e all'11,1% nel 2017. Era al 6,3% a fine 2007, si ricorda. I disoccupati viaggiano ancora intorno ai tre milioni. Il Centro studi rievoca anche la stagnazione secolare. Rischio che, tornando per un attimo a vestire i panni del professore, richiama il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, confermando che in generale la ripresa "è debole": da accademico "sarei tra quelli che ritengono che l'ipotesi di stagnazione secolare non sia così peregrina. Dobbiamo sostenere gli investimenti e il governo cerca di accelerare quelli pubblici". Questi sono "una strategia importante" per la ripresa, sottolinea, insieme alle riforme strutturali. Oggi il Paese, afferma Squinzi, "continua in una fase di stentata crescita, migliora la percezione e l'ottimismo di consumatori ed imprese, ma lo scatto netto, bruciante, quello che lascia sul posto il passato e la crisi per agganciare una crescita stabile e robusta non c'è ancora". Ed è agli imprenditori che, alla fine, si rivolge direttamente il ministro, rinnovando "l'invito a continuare a dialogare": "Dovete essere più ottimisti ed aggressivi", anche aumentando le dimensioni d'impresa e investendo fuori, non solo dentro.

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