Picchiata petrolio, da record 2008 perso 2/3 del valore

Dal record di oltre 147 dollari del luglio 2008 ai meno di 40 di oggi.

 Dal record di oltre 147 dollari del luglio 2008 ai meno di 40 di oggi. Nel mezzo, la crisi economica, le tensioni geopolitiche e, soprattutto, la politica dell'Opec di prezzi bassi per far fuori gli altri paesi produttori, che resta confermata nella decisione di oggi di non mettere mano alle quote. E' la fotografia dell'andamento del prezzo del petrolio, che in poco più di sette anni ha perso due terzi del proprio valore, costringendo i big del settore a ridisegnare le proprie strategie.

Ecco di seguito le principali tappe della discesa negli ultimi sei anni.

- luglio 2008: è il giorno del record. Il greggio Wti tocca i 147,27 dollari sul mercato di New York. A pesare, le tensioni internazionali in Medio Oriente legate al programma nucleare di Teheran e la caduta del dollaro. Anche il Brent vola e arriva a 147,50 dollari.

- settembre 2008: dopo due mesi di discesa costante, il Wti e il Brent si riportano sotto quota 100 dollari. La frenata è probabilmente legata soprattutto a una netta inversione di tendenza degli investitori, che nei mesi precedenti avevano scommesso sulle commodity.

- ottobre 2008: i timori di una recessione globale che possa frenare la domanda spingono le quotazioni al di sotto degli 80 dollari.

- novembre 2008: a distanza di un mese la discesa si fa ancora più profonda e il prezzo crolla sotto i 50 dollari.

- dicembre 2008: i prezzi sono ormai in picchiata e, malgrado il taglio dell'Opec di due giorni prima, crollano sotto i 40 dollari al minimo storico di 32,40. Le giacenze, complice la crisi economica, si fanno sempre più consistenti e le quotazioni ne risentono.

- gennaio 2009: la crisi del gas Russia-Ucraina ridà slancio anche al petrolio, che torna sopra i 50 dollari.

- febbraio 2011: dopo un paio d'anni di oscillazioni intorno ai 60-90 dollari, il Wti torna a quota 100 in scia al caos esploso in Libia.

- giugno 2014: dopo aver oscillato intorno ai 100 dollari per circa tre anni, si spinge ai massimi dell'anno a 107,7 in un mercato che fa i conti con l'offensiva jihaidista in Iraq.

- novembre 2014: l'Arabia Saudita convince l'Opec a non tagliare la produzione per indebolire gli altri Paesi produttori esterni al Cartello (Usa in testa, dove i costi di produzione dello shale oil sono molto più alti di quelli dell'estrazione tradizionale) e comincia la lunga caduta, intervallata da qualche breve periodo di recupero, fino a sotto i 40 dollari di queste settimane

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